la carica di brancaccio, romagnolo, settecannoli, sperone

21 gennaio 2013 di: Rosanna Pirajno

Ho assistito ad un piccolo prodigio che diventerà una cosa grande, me la sento. Al teatro-cinema Dante sabato sera hanno proiettato un film fatto da un gruppo di giovani e giovanissimi, tra professionisti (il regista e altre figure indispensabili alla realizzazione di un film, con il comune denominatore di appartenere all’ultima generazione di “operatori del cinema”), e dilettanti che hanno lavorato davanti e dietro la macchina da presa, dopo aver avuto l’idea della storia che è diventata sceneggiatura. La particolarità è che i ragazzi e le ragazze, quelli dietro la macchina da presa e quelli che hanno recitato con disinvoltura da attori provati, tutti/e spiritosi ironici autoironici spigliati, con le ciccie e i ciuffi come li portano i coetanei del “centro”, sono giovani della zona di Brancaccio che hanno realizzato d’un tratto, dopo aver ascoltato il racconto della “felice” fanciullezza del barbiere trascorsa nel quartiere dal litorale balneabile, con una bella spiaggia e gli stabilimenti che si chiamavano Bagni Italia e Lido Petrucci, che loro la costa non l’avevano mai vista, non la conoscevano neppure, pur essendo a pochi metri dal loro mondo. E quando vanno alla scoperta dei luoghi dei ricordi dell’amico, trovano quello che ahimé noi conosciamo bene: un fantasma di spiaggia – “La spiaggia fantasma” si intitola difatti il film – ricoperta a tappeto dei rifiuti più incredibili, dalle carcasse di automobili e di elettrodomestici alle carcasse animali, dagli sfabbricidi alla plastica al vetro alla ceramica dei cessi ai copertoni ai televisori … una discarica a cielo aperto che li lascia di stucco. Ma chi ffa, babbiamu, accussì s’aridduciu stu puostu ri mari? E nnenti amu a fari ppi pulizziarlu? Si indignano, i ragazzi, si ribellano, si ripromettono di fare qualcosa per rimediare, si riuniscono fanno progetti proposte discorsi programmi stime, ridendo anche dei loro impossibili sogni che, appunto, restano tali di fronte alla mole di lavoro che occorrerebbe per riportare la situazione, non com’era che sarebbe impossibile, ma soltanto decente.

“La spiaggia fantasma” ha dietro una bella storia, la locandina recita di «un ordinario progetto sociale che educhi alla legalità diviene inaspettatamente il pretesto per realizzare un film scritto interpretato girato e realizzato da ragazzi e ragazze dei quartieri di Brancaccio – Sperone – Settecannoli – Romagnolo, con la regia di Emilio Orofino e la direzione artistica di Anikò Gàl», è difatti la realizzazione di un progetto nato due anni fa e completato poche settimana prima della sua presentazione ufficiale, avvenuta in una sala stracolma e alla fine in gran festa per la riuscita di un film dai molti meriti, un piccolo gioiello che vincerà premi, ci puoi scommettere. Perché è un incontro di “passioni” tra ragazzi che trovano ascolto nelle pubbliche istituzioni: la Regione nella persona dell’assessore a Famiglia, Politiche sociali e Lavoro, Ester Bonafede, il Comune tra presidenti di commissione (Nadia Spallitta, che si è spesa molto) e consiglieri di buona volontà (troppi, per fortuna, per nominarli), che appoggiano il progetto elaborato dai giovani della associazione Agorà e di gruppi artistici indipendenti, i quali chiamano il giovane regista Orofino che chiama l’artista Gàl che insieme chiamano altri a collaborare per la musica i costumi la produzione eccetera, che chiamano i ragazzi e le ragazze a distribuirsi nei ruoli, che chiamano la città a guardarli come sono e cosa vogliono. Senza piagnistei e senza supponenze, sfottendo e sorridendo, scherzando e incazzandosi i giovani pretendono, con un piccolo film in cui perfino i titoli di coda sono notevoli, attenzione e dignità di cittadini. Staremo a vedere, se tra le priorità della politica troverà posto il risanamento della costa su cui, già da tempo, insistono “anime belle” (Matilde Incorpora ha realizzato un dolente, bellissimo video, Pezzino Rao guida gruppi di associazioni che si battono contro il porto e a favore del risanamento, Eliodoro Catalano da anni monitora l’inquinamento del mare divenuto color del fango, altri si battono per il recupero dell’anfiteatro finito e mai inaugurato, ecc….) oppure si lascerà che questi giovani scelgano altre strade per far valere i loro diritti. Vogliamo aver fiducia che il piccolo film toccherà pure corde di politici, oltre che di cineasti.

2 commenti su questo articolo:

  1. Adele ha detto:

    e’ un piacere leggere gli articoli di rosanna, questo si aggiunge a quello sulla chiusura di storia patria che mi è piaciuto molto. Anche se commento raramente apprezzo molto il contenuto dei tuoi articoli e il taglio da seria e anche ironica giornalista. complimenti

  2. nadia spallitta ha detto:

    Bellissimo articolo, Rosanna, che coglie e descrive , con la sensibilità che caratterizza sempre i tuoi scritti, il significato più vero e più profondo di questa straordinaria serata

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