un urlo da tutto il mondo, in difesa delle donne violentate

31 dicembre 2012 di: Simona Mafai

Il fatto politico più importante del mondo avvenuto a dicembre, non è certo il Premio per la pace consegnato all’Unione Europea, e nemmeno il più significativo riconoscimento dello stato palestinese con l’assegnazione di un seggio all’Onu, né le vicende dell’Egitto e perfino della Siria in lotta (ambigua) per i loro nuovi status costituzionali…Il fatto politico più importante nel mondo in questa fine d’anno, sono state le immense, commoventi e incredibili manifestazioni in India contro gli stupri sulle donne. Decine di migliaia di donne assieme ad altrettanti uomini, giovani e studenti senza distinzione, hanno urlato nelle piazze, nelle strade, davanti al Parlamento, sotto le case dei ministri – per giorni e giorni di seguito – chiedendo la punizione dei responsabili dell’ultimo stupro (compiuto su un autobus a Nuova Delhi, e costato lo strazio e poi la vita di una ragazza di 23 anni!), misure efficaci e continuative di vigilanza sul territorio, e forse anche altre richieste che non conosciamo. Il Partito del Congresso, partito maggioritario del paese, ha sospeso tutte le manifestazioni pubbliche programmate, e Sonia Gandhi – presidente di quel partito, con una faccia pallida e tragica apparsa su tutte le televisioni del mondo, ha dichiarato che obbiettivo principale del suo governo sarà d’ora in poi “dare sicurezza alle donne e alle bambine indiane”. Prima dei problemi economici, prima dei rapporti tra le diverse regioni e stati, prima anche dell’azione per il superamento delle caste.

Si è sollevata un’ondata mai vista di dolore ed indignazione, che esige la protezione delle bambine e delle donne. Che, attraverso una immensa e inedita mobilitazione popolare, questo lo gridi l’India, il più grande paese democratico del mondo, è un fatto straordinario – che, io credo, sarà ricordato nei secoli e sarà anche di insegnamento a tutti.

(Noi, in Italia, abbiamo avuto il manifesto del parroco ligure, di cui, veramente, non mette conto parlare ancora).

6 commenti su questo articolo:

  1. Paolo.R.Russo ha detto:

    E’ come una guerra fra popoli popolo maschile popolo femminile per la presa del potere, ma mi dispiace dirlo quello femminile è inerme e privo di difesa il maschile è colmo di aggressività e di stupidità, forza donne!

  2. Piera ha detto:

    Facciamo da Milano dove vivo a Palermo una catena di solidarietà, urliamo un forza, infondiamo coraggio a queste donne indiane che cominciano a ribellarsi, ricordiamo sopratutto che le prime torturatrici della donna indiana furono le stesse donne cioè le suocere che era d’uso facessero delle mogli dei figli le loro schiave!

  3. Mimma ha detto:

    per favore non cominciamo a fuorviare, stiamo parlando di violenza maschile sulle donne. Focalizziamo l’attenzione sul problema maschile e infondiamo coraggio alle donne indiane per ribellarsi e fare la rivoluzione non certo per resistere e sopportare in silenzio il sacrificio dei loro corpi. Anche noi italiane dobbiamo muoverci; l’indicibile e vergognosa operazione di don piero che non è VITTIMA ma CARNEFICE, ha dato conto della misoginia e della violenza dei rappresentanti della chiesa che è per definizione misogina e ha sempre identificato la donna col diavolo! hanno cominciato con eva e a seguire…..
    Simona ha scritto un articolo dove ha posto l’accento sulle violenze e sugli stupri e l’ha scritto bene. Cerchiamo di cogliere quanto ha scritto senza dimenticare che anche da noi c’è un problema enorme e fino ad ieri hanno ammazzato una donna ed è sempre il compagno o il marito a farlo

  4. ornella papitto ha detto:

    Grazie Simona per il tuo articolo.
    La violenza bestiale di un gruppo di bestie/uomini su una giovane donna indifesa che proviene da una nazione che da dato i natali al grande Ghandi, il padre della non violenza, mi colpisce doppiamente al cuore. Quegli uomini disposti ad azioni tanto selvagge sono ancora nella fase animalesca: non c’è stata ancora un’evoluzione nella loro specie.
    Mi sento impotente ed arrabbiata.
    Paolo, non c’entra niente la guerra e neanche il desiderio di occupare potere, ma solo la nostra richiesta di rispetto e lì le donne sono costrette a vivere in condizioni subumane e se ne devono assumere anche la responsabilità!!!
    Faccio una proposta folle, come le so fare io: perché non chiediamo alle giovani indiane, ormai palermitane, di tradurre il nostro sito, per arrivare alle nostre sorelle indiane? E’ importante sapere cosa pensano e come vivono la loro condizione e direttamente da loro stesse. Uno scambio utile a tutte noi e un arricchimento e una solidarietà che solo noi donne sappiamo sviluppare.

  5. silvia ha detto:

    Apprezzo l’ultima proposta di Ornella. Riflettevo sulla solitudine di vita ed esclusione sociale di molte donne magrebine, pakistane, indiane e cinesi, presenze spesso senza volto nè nome nei tanti Paesi di immigrazione dell’ Europa. Tanto lontane dalle loro origini quanto estranee nel Paese in cui vivono, il loro uomo spesso unico punto di riferimento e per questo a lui ancora più assoggettate. Riporto ora poche parole che conservai, dopo averle lette, sullo stupro: “L’uomo conserva in sè una aggressività innata, profonda e irragionevole che lo porta a possedere con violenza la preda sessuale. Lo stupro ha poco a che vedere con l’amore e persino col sesso: nasce dalla volontà di umiliare, mortificare il corpo. il diritto di stupro in guerra era la sanzione di una supremazia conquistata col sangue che andava sigillata con l’umiliazione del nemico.” Una catena veramente troppo lunga di sangue e di vittime dalla più lontana antichità ad oggi che non risparmia nè donne nè bambine per continuare ad assistere passivamente. E per favore, che non vengano più chiamati…balordi (come sento nei telegiornali)! Mi sembra implicita già un’attenuante nei confronti degli stupratori.

  6. rossella caleca ha detto:

    Mi auguro che siano numerose le donne immigrate che seguono questo sito, e che qualcuna accolga la proposta di Ornella. Per motivi di lavoro ho incontrato molte nordafricane, tamil, bengalesi, mauriziane abitanti a Palermo e ho spesso trovato in loro coraggio, determinazione e disponibilità al cambiamento in misura tale da costituire un esempio per noi. Mi hanno insegnato molto. Sono in genere molto più indipendenti dai loro uomini, e capaci di lottare per i loro diritti, di quanto solitamente si crede. Penso che insieme a loro potremmo/dovremmo trovare forme di azione, di sostegno, di partecipazione alla lotta delle donne che, non meno determinate al cambiamento, vivono in Paesi in cui il rispetto formale dei diritti, sancito ormai per legge, coesiste con modelli di comportamento ancora radicati improntati alla svalutazione, alla subalternità sociale, spesso allo spietato sfruttamento delle donne, legati alla resistenza della cultura patriarcale ed al terrore degli uomini di perdere il loro millenario potere.

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