la cieca violenza che non uccide il corpo

9 dicembre 2012 di: Silvana Fernandez

A fine novembre, vi è un giorno dedicato al ricordo di tutte le violenze subite dalle donne. In verità, ormai ogni giorno è buono per ricordare, dato che l‘aggressività e la brutalità perpetrata nei confronti delle donne, sono continue. La violenza è, ammettiamolo, per ora ovunque, nella striscia di Gaza, in Siria in Egitto e così via, e vittima designata è il mondo intero. Certo quello che ci colpisce di più, è quando al centro della deflagrazione vi sono tanti bambini e sempre nel mirino le donne. Stranamente, su tanti orrori e abitudini a delinquere contro il genere femminile, divenuti quasi usuali, un fatto che da un occhio superficiale può essere sottovalutato, mi ha, in questi giorni, colpito più degli altri. E’ stato un episodio accaduto a una mia amica, che pur non avendo un finale di morte ha, secondo me, potenza e orrore simile a una tragedia.

La mia amica tornava da un concerto, aveva posteggiato davanti casa e, sebbene la musica l’avesse rilassata e coinvolta, era vigile e all’erta come qualunque donna, ormai la sera, quando percorre da sola un tratto di strada solitario. Forse era perfino preparata all’agguato, certo è che quando si sono parati davanti a lei tre ragazzi con il cappuccio della felpa sugli occhi e le hanno chiesto “i piccioli” è stata pronta a consegnare decisa la borsa. Fin qua si potrebbe dire “come da copione”, sembrava infatti uno dei tanti furti ormai giustificati dalla miseria che imperversa ovunque. Fino a pochi anni fa il ladro non era un violento, il furto non aveva niente a che fare con la brutalità. Poi rapine a mano armate, colpi in villa con scie di sangue, ci hanno aperto gli occhi sull’aggressività con cui può essere compiuto anche il furto e con quanta facilità può scoppiare la furia! Nel caso della mia amica, la borsa era stata subito consegnata, non c’era stato da parte della vittima neanche un sussurro di protesta e i ladri sembravano proprio aver finito il tutto senza danno maggiore. Aveva cominciato a piovere, i ragazzi hanno calzato meglio i loro cappucci e si sono allontanati. Poi improvvisamente, all’unisono, si sono voltati, hanno ripercorso quel pezzo di strada diretti di nuovo verso la donna e là, sotto la pioggia che scrosciava a dirotto, hanno sistematicamente cominciato a prenderla a calci a pugni, perfino a colpi d’improvvisati bastoni di legno. Lei che non aveva mai fatto resistenza, solo ora nel vano tentativo di proteggersi si era coperta con le mani la testa. Più colpivano, più si faceva strada nella sua mente la certezza che il furto fosse solo una scusa e che, invece, i tre erano là per ucciderla. A un tratto, all’improvviso, senza che niente fosse cambiato, senza che si fosse sentito né una voce, né un richiamo ma solo il battere della pioggia, i ragazzi, come telecomandati da lontano, hanno lasciato la preda ed hanno iniziato a correre verso il fondo della strada ancora deserta. La pioggia batteva sulla donna, lavava il sangue dal suo viso, lavava le tracce di quella che alla stessa vittima poteva apparire, a quel punto, una violenza immaginata di un incubo senza risveglio. Poi, finalmente qualcuno è arrivato in soccorso.

In ospedale hanno riscontrato lesioni interne gravi e la rottura di un braccio. Sì, nel panorama dei delitti contro le donne possiamo fare una scelta per stabilire quale sia stato il più efferato, e avremmo una rosa ampia nella quale scegliere quello che ci ha colpito di più. Possiamo ricordare che ci siamo commosse per la giovane Scazzi, per il delitto Meredith, per Yara, così come abbiamo pianto per Chiara Poggi, per Chiara Marino vittima delle “Bestie di Satana”, abbiamo pianto per i loro sorrisi ormai fermi in foto che fra poco saranno vecchie, eppure a me questa violenza fine a se stessa su una donna, quasi fosse una cosa strettamente privata, questa violenza che non voleva essere dimostrativa per nessuno, né avere alcun fine specifico, a me è sembrata terribile. Forse perché diventa più tragico quello che non ha scusante, né motivazione almeno approssimativamente valida che tolga ai gesti la sensazione astratta della cattiveria più fredda. Il racconto di quelle botte senza motivo, quei calci nel silenzio più assoluto, unica colonna sonora la pioggia, mi appaiono il simbolo preciso di una violenza contro una inerme. Come per gli altri delitti, mi sono salite le lacrime agli occhi ma mi è rimasto dentro qualcosa di amaro in più.

3 commenti su questo articolo:

  1. elvi ha detto:

    E’ raccontato come una storia ma io conosco chi l’ha subita ed è proprio così, agghiacciante ma vero

  2. Nunzia ha detto:

    Potrebbe sembrare un racconto, ma vari racconti che si fanno in città credo sia orribilmente vero.

  3. Paolo.R ha detto:

    Penso che questa storia sia vera, ma appaia incredibile per la mancanza di motivazioni. Nessun delitto contro le donne ha veramente un motivo perchè lo scegliere un altro partner o il volersi dividere sono motivi per formare una nuova coppia per affrontare un divorzio ma non certo per essere uccise, dunque non c’è mai una motivazione!!!!

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