la forza della fiducia

5 novembre 2012 di: Rossella Caleca

Ho appena finito di leggere un affascinante saggio di Michela Marzano, Avere fiducia. Perché è necessario credere negli altri. L’autrice riflette sul senso e sul valore dell’affidarsi in una società basata piuttosto sulla sfiducia, sulla contrattualizzazione di ogni rapporto secondo il modello economico creditore-debitore, sulla ricerca di garanzie per esorcizzare qualsiasi possibilità di perdita. La fiducia nell’altro ci obbliga invece a un salto nell’ignoto: ma si distingue dalla credulità per la consapevolezza, e accettazione, del rischio di essere delusi. E’una scommessa, un dono senza garanzia di reciprocità: ma il dono crea, rifonda o riproduce relazioni. «Non aspettarsi un ritorno determinato non significa non aspettarsi nulla, o agire senza motivazione». Si apre la possibilità di una relazione, in cui non si può sapere in anticipo cosa accadrà: e proprio per questo autentica. In ambito sociale e politico, molti autori hanno individuato il fondamento della società civile sul rapporto di fiducia reciproca tra autorità politica e cittadini, tra rappresentanti e rappresentati. Altri hanno sottolineato il “diritto alla sfiducia” dei cittadini nei confronti dei governanti. Ma si tratta sempre di attese d’ordine generale, di un rapporto collettivo.

E qui sorgono alcune riflessioni sulle vicende politiche ed elettorali di ieri e di oggi in Sicilia. Molti siciliani (e non solo) hanno agito in passato, nei confronti dei candidati (e i candidati nei confronti degli elettori), secondo una logica strettamente contrattualistica: il voto è contropartita di un vantaggio materiale promesso e atteso, andando, fuori o dentro la legalità, dal voto di scambio alle aspettative di stabilizzazione per categorie di lavoratori precari, ma consistendo sempre in un vantaggio “particulare”: per me, per alcuni, non per tutti. Oggi, in quello che è apparso, alla luce dell’astensionismo senza precedenti, un risultato elettorale determinato dalla più vasta sfiducia nei politici e nella politica, mi sembra di intravedere invece la nascita di un’autentica, nuova relazione tra elettori e candidati, che travalica ogni appartenenza: molti, delusi per le promesse non mantenute, hanno voltato le spalle al sistema contrattuale del “do ut des” e ai candidati che lo rappresentavano; altri, in quello che è stato visto solo come un voto di protesta, hanno scoperto, affidandosi senza garanzia di reciprocità, non solo un “contro” ma anche un “per” autenticamente collettivo: qualcosa che, dalle nostre parti, è appartenuto sinora a pochi.

Non sappiamo dove ci porterà, ma per la Sicilia è già, culturalmente, un cambiamento.

1 commento su questo articolo:

  1. simona mafai ha detto:

    Le tue osservazioni sono interessanti e originali.
    I risultati delle elezioni stimolano considerazioni spregiudicate, come le tue. Ed anche qualcun’altra.
    Mi ci provo. Se, come si è detto per mezzo secolo, il voto siciliano è stato in gran parte clientelare e controllato dalla mafia, non potremmo fare le seguenti ipotesi: 1) Non essendoci più soldi in giro né posti di lavoro da promettere, le clientele hanno raccolto poco; 2) la mafia, colpita nei suoi vertici, ed abbastanza incalzata dall’opinione pubblica, dalla magistratura, dalla polizia – ha preferito per questa volta “astenersi”, anche perché non sicura dei personaggi cui avrebbe dovuto far capo.
    Ciò non toglie (le cifre assolute parlano chiaro) che centinaia di migliaia di elettori di sinistra e democratici non ci hanno votato. Io penso che una buona parte di loro abbiano finito col votare – per dispetto e disperazione – per Grillo. Leggendo le minibiografie dei deputati/e del M5S entrati/e all’ARS si vede che gran parte di loro sono stati attivisti dei movimenti di sx e democratici: per l’acqua pubblica, per l’ambiente, per la difesa dei magistrati antimafia…La sinistra radicale ed il centrosinistra democratico dividendosi e gettandosi addosso accuse e sospetti hanno favorito questa dispersione. Non ci resta che sperare in un’attività efficace, giusta e ad ampio raggio del futuro Governo regionale (comunque diretto da un uomo democratico e di sinistra); il che potrà (potrebbe) far nascere una autentica maggioranza democratica e di sinistra in Sicilia.

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