e poi che andate a fare?

3 novembre 2012 di: Caterina Pellegrino

Miei cari ragazzi. Cominciamo pure con il dire che poco importa cosa vogliate fare nella vita. Se riuscite a compiere un percorso di studi che vi porti a fare ciò che veramente sognate, siete dei privilegiati, delle eccezioni. La norma, di solito, è la seguente: si arriva all’esame di maturità confusi sul proprio futuro. C’è chi è un po’ artista, chi ama la pittura, i classici, la musica. Avete sempre sognato una facoltà di tipo umanistico? Beh, non provate neanche a parlare con un “adulto” che vi guidi in qualche modo, perché distruggerà brutalmente il vostro sogno con certe discussioni su denaro, praticità, mancanza di lavoro. Sarete costretti, cari miei, a fare una scelta: fare quello che vi piace (e beccarvi occhiate stralunate e tanti “te l’avevo detto” quando finirete nel dolce limbo del precariato), oppure scendere a compromessi (che brutta locuzione). E così fate.

Se invece siete degli scienziati, dei cultori dell’empirismo, che non vi venga in mente di fare scienze pure (Matematica, Fisica, Geologia – volete per caso finire a fare i ricercatori a vita?). Al massimo, optate per Ingegneria. Ma no, non va neanche bene quello: “c’è poco lavoro anche in quel settore, finisce che vai ad insegnare” (come se “insegnare” fosse degradante e di poca importanza). Insomma, il vero boom sono le facoltà che vi avviino ad una professione lucrosa, diciamocelo pure chiaro. Bisogna produrre, bisogna guadagnare. A questo punto iscriviamoci a Medicina. Prodigio: diecimila persone che si iscrivono ad un test d’ammissione. Certo, la situazione appare piuttosto problematica: come faccio a battere tutta questa concorrenza? Ricorriamo, dunque, ad una qualche struttura che possa preparare (in modo lecito o illecito, tutto è relativo a Palermo, no?) il ragazzo a superare il test. Cesmo, Vaccaro? Dai duemila agli ottomila euro. Più sganci, più sei sicuro. Se sei povero, comincia pure a mettere i soldi da parte.

Il rischio di non entrare è elevato; dunque bisogna necessariamente iscriversi a qualche altra facoltà. Farmacia è la più gettonata (‘nca certo, sai quanto guadagna un farmacista?), segue Scienze Biologiche (meno seguita), Biotecnologie (la cui maggior parte delle matricole – chiedete pure – è lì iscritta perché non è entrata a Medicina e non ha idea di cosa faccia il biotecnologo). Se siete così sfigati da non entrare da nessuna parte, c’è sempre Agraria (vi convalidano a Medicina mezza chimica, meglio che niente no?). Inutile sottolineare che ci sia una tassa per ogni test d’ammissione, che ogni persona ne prova più di uno, e che il costo medio della tassa è sui quarantacinque euro. Certo, Medicina è sei anni, più la specializzazione: c’è parecchio da studiare. A questo punto qualcuno vi consiglierà Professioni Sanitarie. Tre anni e sei laureato e abilitato, con posto assicurato. Puoi chiedere di meglio?

Ma se tutta questa trafila vi appare così stancante e dura da sopportare (troppe domande a risposta multipla), potete sempre iscrivervi a Giurisprudenza (a Palermo duemila e più iscritti).“Tanto con quella laurea posso provare un sacco di concorsi”. Come fosse un jolly. Conviene. Se poi volete essere più mirati, magari fate Economia. Inutile parlare di Psicologia (vi diranno che ci sono troppi psicologi) o di Scienze della Comunicazione (non ti porta da nessuna parte). Se poi volete essere ancora più arditi e vi iscrivete all’Accademia della Belle Arti o al Conservatorio, il “e poi che vai a fare” diventerà il vostro mantra quotidiano, una vera e propria persecuzione. Insomma, non ha importanza cosa volete fare, chi volete essere: non importa a nessuno. Voi provate tanti test (possibilmente di facoltà degne e che vi permettano di sistemarvi) e sperate di entrare da qualche parte. L’importante è che vi iscriviate all’università, anche se non vi piace studiare (potete sempre non fare nulla e rimanere iscritti a tempo indeterminato, no?). Lavorare, in fondo, stanca.

1 commento su questo articolo:

  1. Rosanna ha detto:

    Concordo pienamente con l’articolo della signora Pellegrino ma vorrei solo fare una precisazione .Sono una farmacista, cara signora,e mi creda non se ne può più di sentire che i farmacisti guadagnano tanto. Il mio è un lavoro a tempo indeterminato nel senso che lavoro tantissimo ( stasera sono qui a fare il mio turno ) , Ho ereditato una farmacia da mia zia appartengo,quindi, alla cosiddetta casta dei privilegiati ma accanto ai molti privilegi ( non sono ipocrita) ci sono anche tante responsabilità e poco tempo da dedicare ad altro essendo tante le ore di lavoro. Non mi lamento , lavorare non mi stanca ma finiamola con i soliti luoghi comuni : il farmacista , il medico sono lavori che se svolti con dedizione ed impegno possono essere molto utili alla comunità . Tutto dipende dal singolo individuo, non parliamo più di categorie ma di persone poi potrà dirmi che i “coscienziosi” sono una esigua minoranza e questo è un altro problema .

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