attualità della Sonata a Kreutzer

21 novembre 2012 di: Stefania Di Filippo

In un’epoca di così tanti conflitti, che si riversano pure nella diversità degli stili letterari, prendere in mano un libro di Tolstoj e riscoprire stili e valori desueti può essere un’avventura letteraria singolare, può essere un viaggio e un confronto di epoche diverse o una scoperta che la letteratura è un unico, lungo cammino e un fondo di eguaglianza. «Provate a domandare a un’esperta civetta, intenzionata a conquistare qualcuno, se preferisca rischiare di essere accusata, in presenza di quello che vuole sedurre, di falsità, crudeltà o anche dissolutezza, o di mostrarsi in un brutto abito mal cucito: tutte preferiranno la prima evenienza. Sanno bene che tutti noi mentiamo parlando degli elevati sentimenti, che tutti gli uomini hanno solo bisogno del corpo, e perciò perdoneranno ogni schifezza, ma non un abito malfatto, inadeguato e di cattivo gusto». Ecco una delle riflessioni sull’amore e sul rapporto tra uomini e donne, che possiamo trovare in “La Sonata a Kreutzer” di Lev Tolstoj, romanzo del 1891 che gira attorno alla storia di uno sconosciuto deluso dall’amore, che ne ha ormai una visione cinica e disincantata, che confida le sue paure e la sua storia al passeggero di un treno; dopo aver assistito ad una discussione sui sentimenti, in particolare sull’amore, tra un anziano bigotto, con idee poco liberali ed una signora, al contrario, con idee alquanto libertine. Lo sconosciuto comincia a raccontare la sua storia, la sua relazione con la moglie, i suoi sbagli, la sua gelosia, come ha visto il mondo attorno a sé quando un sentimento così illogico com’è quello di credere di possedere qualcun altro, prende il sopravvento dentro di noi lasciandoci senza possibilità di scelta. Chiunque legga questo libro potrà identificarsi in una o nell’altra concezione, potrà far parte della schiera di coloro i quali credono che, anche dopo essere stati feriti e distrutti, alla fine si può ancora amare qualcuno senza pensare che sia una condizione dei rapporti umani, quella di logorare entrambe le parti coinvolte, o può far parte della schiera di coloro i quali credono che l’autore abbia ragione; forse, poiché in questo libro si parla di sentimenti umani, e di rapporti interpersonali, ogni lettore, se mai dovesse leggere più di una volta questo romanzo, potrà più di una volta cambiare idea, ma credo che una costante rimarrà invariata: chiunque sentirà come se fosse propria l’angoscia del vedere o sospettare che qualcuno stia per, o voglia portarti via, la persona che senti tua.

2 commenti su questo articolo:

  1. alma ha detto:

    Mi auguro che questa Di Filippo sia giovane perchè è dai giovani che la rivisitazione di un classico assurge a nuovo valore, ma anche se fosse più anziana grazie di avere ricordato uno dei miei libri preferiti,

  2. Stefania Di Filippo ha detto:

    Gentilissima Signora,
    Grazie per il suo commento, ho solo vent’anni e tante cose ancora da imparare e il suo “E’ dai giovani che la rivisitazione di un classico assurge a nuovo valore” è una grande fonte di gioia per me, comunque è anche uno dei miei libri preferiti, da quando me lo regalarono per i miei diciotto anni.

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