due librai da non dimenticare, Giordano e Roversi

22 ottobre 2012 di: Daria D’Angelo

Mi riallaccio all’articolo di Silvana Fernandez “Leggete, vi farete un favore”, per rendere omaggio a due importanti “librai” scomparsi da poco: Lorenzo Giordano e Roberto Roversi. Il primo, fondatore della libreria L’Aleph di Palermo, è stato per decenni un imprescindibile punto di riferimento per i lettori palermitani.

Appassionato conoscitore di libri antichi e studioso egli stesso, aveva saputo infondere alla sua libreria un personalissimo carisma, grazie al gusto raffinato, alla sua signorilità calda e accogliente come il grande divano su cui, entrando, si poteva sfogliare qualche libro o ascoltare i suoi racconti. Un santuario, il suo, non una libreria, un luogo in cui la lettura era sacra, le conversazioni mai banali. Si rammaricava, triste da un po’ di tempo perché non entrava più tanta gente -«non si vende più niente», diceva- segni di una crisi incombente. L’altro, Roberto Roversi, era un intellettuale schivo, fu partigiano, scrittore, poeta, uomo di teatro e amante del “libro”. In un’intervista disse «I libri? Non moriranno mai. A me hanno salvato la vita». Il poeta-libraio bolognese fu amico e ospite di una generazione di grandi intellettuali italiani, autore di poemi, di teatro, dei testi di canzoni come “Chiedi chi erano i Beatles”. Aveva ceduto la sua tana nel 2007, la libreria antiquaria “Palmaverde” in via de’ Poeti, centro di una Bologna che pulsava di cultura, privandosi poi anche di gran parte della sua biblioteca personale, donata alla libreria Coop Ambasciatori, che l’ha messa all’asta volume per volume, versando il ricavato ai senzatetto. Visse in un quasi maniacale, ma mai scorbutico, silenzio, nella sua Bologna, e quando sul tavolo ebbe offerte dei più grandi editori, fece quello che nessuno avrebbe fatto: si mise a scrivere su carte da fotocopiare e distribuire a chi gli andava a genio. Anche nella sua più celebre collaborazione con Lucio Dalla, di soldi non ne volle mai sapere. In alcuni album neppure la firma, come in Automobili. Eppure quell’amicizia intrisa di luna e aria, dette vita a quello che sicuramente è stato uno dei periodi più formidabili di quel piccolo genio che fu Lucio: l’album “Anidride solforosa”, sopra tutti, ma anche album minori. Quando Dalla decise di cambiare strada, di andare a rovistare non solo nei sogni, ma anche in quello che lui stesso definiva nazional popolare, Roversi rimase il suo più importante interlocutore e consigliere. «Credo che i libri debbano continuare a girare», disse, «a trovare nuovi destini. Mi sta benissimo che vengano messi in vendita. Se ne devono andare per la loro strada, con un passato e un futuro… come per le persone: ci vuole aria, ci vogliono incontri».

Sono andati via due grandi uomini, due librai d’altri tempi, ci hanno lasciato l’eleganza, la cultura, la poesia, e il fruscio delle loro pagine preziose, fogli di carta da non disperdere: Libri.

3 commenti su questo articolo:

  1. giulia ha detto:

    Un grazie a Daria e a Mezzocielo per aver ricordato due intellettuali che hanno gestito in modo splendido la cultura ed il gusto delle buone letture prescindendo da fede politica e dalle mode del momento

  2. Silvana ha detto:

    grazie Daria erano due persone che meritano il nostro rimpianto, passare davanti alle vetrine di Lorenzo Giordano trovarle sbarrate con tanti libri che sembrano traboccare dai vetri chiusi mi da il senso della fine di un epoca, perchè non vedo attorno nessuno, con la loro pazienza cultura ed ironia, per sostituirli.

  3. alessandro giordano ha detto:

    Grazie sig.ra Daria per il bel ricordo di Lorenzo, mio fratello; solo ora ho avuto la fortuna di leggerlo e di leggerLa.
    Quanto ai “fogli di carta da non disperdere” ho letto che sono stati ben accolti in adeguata sede.
    Felicità
    Alessandro G.

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