nel mare ci sono i coccodrilli

14 agosto 2012 di: Clara Margani

Attenzione! Nel mare ci sono i coccodrilli. Ci avverte di questo pericolo anomalo Paolo Briguglia con la sua faccia bambina da adulto pensoso e fragile, portando in tournée lo spettacolo omonimo talvolta come reading talvolta come vera e propria rappresentazione. Briguglia aveva letto il libro di Fabio Geda, che narra la storia dell’avventuroso viaggio durato quasi 10 anni di Enaiatollah Akbari, un bambino afghano di etnia hazara in fuga dal suo paese. Per evitare che diventi lo schiavo di un creditore del padre, la madre lo accompagna in Pakistan e poi lo lascia solo ad affrontare un viaggio attraverso l’Iran, la Turchia e la Grecia, fino ad arrivare in Italia, a Torino, dove oggi Enaiatollah vive con una famiglia affidataria, lavora come mediatore e studia; qui ha conosciuto Fabio Geda con il quale ha ricostruito la storia della sua incredibile vicenda. Dopo la lettura del testo, Briguglia ne ha realizzato un audiolibro e, rendendosi conto di quanto potesse essere bello poterlo trasformare in uno spettacolo teatrale, ha chiesto la collaborazione del regista Edoardo Natoli.

Il viaggio dello spettacolo è cominciato nel 2010 a Teatro Nuovo Montevergini di Palermo, toccando numerose piazze italiane, non ultima nel luglio del 2012 quella di Campo de’ Fiori a Roma all’interno dell’iniziativa “Summer Tales. La nuova città multiculturale: scrittori, artisti, musicisti nelle strade di Roma”. La messa in scena è essenziale a partire dalla scenografia di Alessandra Traina, che utilizza oggetti poveri ed evocativi. Eccellenti risultano i giochi di luci e le musiche eseguite dal vivo; sul palcoscenico c’è anche Roberto Salemi, interprete di alcune delle figure che Enaiatollah incontra lungo il cammino. Ma soprattutto e sopra tutti c’è Paolo Briguglia, che sa dosare con toccante umanità la tragedia e la comicità delle varie situazioni e offre il suo corpo e la sua voce alla dolorosa trasformazione del protagonista da bambino ad adulto. Ci cattura, ci fa emozionare, ci fa riflettere e alla fine, forse non ancora uscito dal personaggio, ci ringrazia con gli occhi umidi e un sorriso timido e incredulo.

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