la fresca armonia del labirinto, al S. Giacomo di Roma

27 agosto 2012 di: Clara Margani

Pomeriggio arroventato d’estate a Roma. E’ abitudine ricercare riparo e frescura nelle numerosissime chiese, che talvolta inaspettatamente offrono concerti. Stavolta il concerto si svolge nella Basilica di San Giacomo in Augusta che possiede un organo secentesco e un’acustica eccezionale. La chiesa situata nei pressi della porta nord di Roma su via del Corso è legata al simbolo del pellegrinaggio, dell’accoglienza e della cura dei viandanti e dei pellegrini nel contesto degli antichi hospitali. L’Ospedale di San Giacomo detto “degli incurabili”, a cui la chiesa è annessa, attualmente chiuso, è fra i più antichi al mondo.

I cinque cantori della Cappella di San Giacomo più il loro maestro di cappella, un organista e una voce femminile recitante eseguono una messa di Palestrina: Missa Petra Sancta, pubblicata postuma nel 1600 e finora pressoché sconosciuta. Le parole del testo della messa su un celebre madrigale a cinque voci dello stesso Palestrina, “Io, son ferito”, sono stravolte dalle acrobazie delle voci che hanno affascinanti nomi latini: cantus, altus, quintus, tenor, bassus, diventano puri suoni al di là del significato.

I marmi utilizzati per il pavimento formano un labirinto a forma di ellissi e riprendono la forma dello splendido soffitto. I cantori fanno il percorso del labirinto, formano un cerchio intorno agli ascoltatori poi sono gli ascoltatori a circondare i cantori, che si sono spostati al centro, perché la disposizione quasi circolare dei banchi lo permette. Le voci ora arrivano da una cappella laterale, dove troneggia una statua imponente di San Giacomo più atleta che viandante. Dall’altra parte della chiesa c’è un’altra statua di San Giacomo di tutt’altro tipo, senza piedistallo, a livello del pavimento, alla nostra altezza, dolorante per la fatica del cammino, le membra piegate e piagate, i piedi grandi e ossuti.

La voce femminile recitante ci parla della vita umana come un labirinto alla ricerca dell’essenziale perché la ricerca del superfluo ci può perdere, portandoci in vicoli ciechi da cui non riusciamo ad uscire. La musica e le parole ci sollecitano ad impegnarci in questo viaggio alla ricerca dell’uscita dal labirinto. Si sta bene freschi nella chiesa, ci si può lasciare andare alla musica ed essere perfino d’accordo con il messaggio del testo recitato.

Alla fine del concerto, uscendo su via del Corso, tempio del superfluo più sfrenato, incrociamo una simpatica e poco mistica “pellegrina” con una maglietta bianca. A caratteri neri sulla maglietta c’è scritto: «Sono tutta casa e chiesa. E’ il tragitto che mi frega».

5 commenti su questo articolo:

  1. simona ha detto:

    Chiara hai un modo elegante e fresco di porgere le cose a questa frescura che dai … un bravo!

  2. Marina ha detto:

    Grazie Clara-Arianna, per il filo che indica la strada di uscita dal labirinto….

  3. carla ha detto:

    un grazie a clara per l’atmosfera che riesce a creare attorno a noi.

  4. gemma ha detto:

    non ho mai visitato la chiesa descritta da Clara,ma, attraverso il racconto fatto con dovizia di particolari è come se ci fossi stata….che sensazione di freschezza, di armonia, di vitalità…grazie per questo invito ad apprezzare tutto ciò che di bello e di buono il tempo ci ha lasciato: arte, musica, fede

  5. Lucia ha detto:

    Articolo molto interessante ma la ciliegina sulla torta è…….veramente eccezionale

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