come si ingegna la Grecia in crisi

21 agosto 2012 di: Rita Annaloro

Mare e sole: queste sono le principali risorse economiche delle isole del Mediterraneo. E, naturalmente, in regime di libero mercato, ognuna è in competizione con le altre per conquistare i favori del pubblico: c’è chi punta sui giovani come Ibiza, Mikonos o Vulcano e quindi dà spazio a locali e discoteche, e c’è chi cerca di potenziare le strutture portuali per attrarre un sempre maggior numero di natanti di ogni stazza; in un periodo di crisi comunque molti albergatori offrono pacchetti “all inclusive” per riempire le loro stanze, tranne i siciliani.

Poco importa se le difficoltà di trasporto sono aumentate, a causa della balorda gestione regionale delle infrastrutture e sei su dieci italiani non possono permettersi di andare in vacanza, i prezzi alle Egadi o alle Eolie non scendono. La benzina costa di più, si lamentano i sindaci, e gli approvvigionamenti di acqua, luce e prodotti alimentari pesano sempre di più sui bilanci degli isolani, che però trascurano i vantaggi economici che potrebbero trarre dall’installazione di impianti fotovoltaici.

Nelle piccole isole del Dodecanneso, ad esempio, fanno bella mostra sui tetti le lastre scure di pannelli collegati ad un cilindro di metallo che riscalda l’acqua tutto l’anno, e anche alcuni lampioni stradali si autoalimentano con energia solare. Si industriano, i Greci, bisogna riconoscerlo, piantano tamerici in calette battute dal sole e dal vento, costruiscono strade su impervi sentieri montuosi lavorando anche di domenica, inventano servizi di taxi-boat per raggiungere spiagge inaccessibili a piedi, dove però qualcuno ha avuto il coraggio di aprire un bar o una taverna, cercano di far fruttare anche le pietre.

E i turisti che disertano le numerose boutique dei porticcioli sono ben lieti di pagare 2,50 euro per star sdraiati qualche ora sotto un ombrellone di fronte al mare. Nessuno impone loro l’acquisto di cibo o bevande, ma prima o poi cederanno alla fame e alla sete e saranno accolti con un sorriso comprensivo da chi gli venderà una bevanda fredda. A cena il ristoratore forse offrirà pezzetti di anguria o di dolci fatti in casa per concludere il pasto, e in ogni “taverna” troneggiano ventilatori attaccati alle travi per dare al cliente l’illusione di un refolo.

I gatti scheletrici che passeggiano tra i tavoli ci ricordano la crisi, che forse ha fatto ridurre il consumo di sigarette, ma che bello passeggiare per stradine e spiagge senza vedere tracce di spazzatura. Saggiamente, i comuni vigilano sullo smaltimento rifiuti, ma chi temporaneamente si trova in un posto pulito, esita a buttare a mare anche un torsolo di frutta. E se ancora una volta imparassimo dai Greci?

1 commento su questo articolo:

  1. ornella papitto ha detto:

    Si parla, a volte, a dismisura di Pryde, di orgoglio. Ma dove si è cacciato quello greco? Sono i nostri “padri” culturali! Per noi italiani il problema è esattamente il contrario: non ne abbiamo abbastanza e siamo in deficit anche in dignità.

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