centocinquanta sfumature di rosa (e un equivoco fatale)

25 agosto 2012 di: Rossella Caleca

Confesso che non ho letto, né leggerò, la trilogia erotica Cinquanta sfumature di Grigio, Cinquanta sfumature di Nero, Cinquanta sfumature di Rosso, di E.L.James, al secolo Erika Leonard. Mi basta sapere che ha venduto decine di milioni di copie in tutto il mondo, e che in Italia il primo volume è stabilmente in cima alla classifica dei libri più venduti. Perché ne parlo, allora, vi chiederete. Ecco, io da giovane ho letto “Histoire d’O.”, rimanendone sconvolta, non per la crudezza del contenuto, ma per l’autenticità che sentivo trasparire da quelle pagine, probabilmente scritte da una donna. Perché il sadomasochismo lì non era solo una pratica di sesso estremo, ma – da parte di lei – un desiderio, un bisogno di sottomissione assoluta, un’accettazione totale dell’umiliazione e della violenza, una perversione dell’anima di cui il corpo era solo uno strumento. Quella lettura fu un lampo su un abisso, su una dimensione oscura che io sentivo specificamente femminile, proprio perché non della ricerca del piacere attraverso il dolore si trattava, ma della ricerca dell’autodistruzione attraverso l’amore per un uomo, o di quello che si crede amore ed è pulsione di morte. Non ho gli strumenti, né questo è il luogo, per approfondire la questione in senso psicologico, o psichiatrico, ma ho il sospetto che le relazioni sadomasochiste “vere”, anche a ruoli invertiti, abbiano a che fare molto più con il potere, e quindi con la morte, che con l’amore, comunque lo si voglia intendere: che siano giochi di potere tendenti all’assoluto, dove il rischio di perdersi totalmente è reale, e quindi, al di là delle valutazioni morali, che siano per pochi.

Il solo fatto che la trilogia in questione, definita dall’autrice ”una storia d’amore”, nata «per far divertire le donne, per farle evadere dalla loro vita quotidiana», abbia incontrato tanto universale successo, fa pensare ad una versione edulcorata, resa romantica, di questo tipo di relazione, inquadrata negli schemi della letteratura di genere sentimentale: ma le cinghiate in salsa rosa possono, temo, far cadere in un equivoco pericoloso: che, in nome dell’amore, la violenza (naturalmente agita da “lui” su di “lei”) possa essere accettata, anzi possa essere un ingrediente interessante di una relazione eroticamente appassionata, a cui aggiunge magari un brivido in più.

Il rischio è che, attraverso una trasgressione “affascinante” e “leggera”, alla portata di tutti, si ritorni, per un’altra strada, a quell’antica concezione di “normalità” della violenza che ha reso e rende così difficile uscirne a tante donne che la subiscono, non certo per scelta.

1 commento su questo articolo:

  1. Paoletta ha detto:

    articolo ottimo, ottima e vera la conclusione, penso che uscita dalla finestra la violenza è sempre pronta ad entrare dalla porta!! Dunque attenti a chi vuole addolcire o rendere dolce ciò che è molto amaro.

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