point de vue: la danza come espressione di una ricerca autentica

7 giugno 2012 di: Federica Aluzzo

Per me uno spettacolo di danza è interessante in due casi: quando, oltre all’armonia del movimento, trasmette un messaggio forte, proponendo uno stile narrativo, o quando, pur essendo astratto, presenta un linguaggio stilistico che denoti una ricerca sulle possibilità di movimento inesplorate del corpo.

In entrambi i casi, la perfomance di danza risulta autentica se alla base sta una ricerca autentica. Lo spettacolo Point de vue, andato in scena per il “progetto Assoli” al Teatro libero di Palermo, contiene in sé sia l’elemento narrativo che la ricerca stilistica e arriva allo spettatore in maniera diretta. La sincerità degli intenti creativi e la consapevolezza delle “onde” create dal corpo risaltano sin dall’inizio osservando l’instancabile danzatrice Silvia Giuffrè, che dopo esperienze presso prestigiose compagnie di Londra e New-York è approdata alla compagnia Omonia di Trapani di Betty Lo Sciuto. Betty, infatti, ha creato un suo metodo per la formazione del danzatore, che nasce proprio dalla ricerca sull’analisi del movimento e sulla trasmissione dello stesso nelle varie parti del corpo che ne vengono attraversate come da un’onda.

Basilare inoltre è la consapevolezza corporea profonda, che nasce solo da uno stato di rilassamento interiore reale; concetto questo tipicamente orientale così come diversi richiami a discipline orientali si trovano nella coreografia e nel simbolismo della prima parte dello spettacolo. Silvia Giuffrè comincia la sua danza, sulle note dell’Adagietto dalla 5° sinfonia di Gustav Mahler, “intrappolata” in un vestito nero caratterizzato da un lungo drappo che diviene a volte un peso, a volte ali per volare o un tappeto su cui riposare, ma più spesso un laccio che trattiene le gambe in un costante anelito alla libertà.

Con il brano Ombra mai fu dal Serse di Haendel, la danzatrice trova il proprio centro, incontra finalmente se stessa e, in quello stato di accettazione, vive e danza la sua nudità, leggera e libera dalla personalità costruita, in contatto con la propria autenticità ed essenza. In Point de Vue forte è la presenza dell’interrogazione sui perché dell’esistenza e sui significati ultimi. Nella seconda parte lo stile risulta meno narrativo e più evocativo. Con la musica di Mein Weg di Arv Part, la danza propone movimenti fluidi che si alternano a simboliche contrazioni del corpo, evocando l’incombere di qualcosa che esiste a prescindere dalla volontà del singolo, con oscillazioni della luce e dei movimenti che richiamano lo scandire del tempo che passa. Infine la danza sulle note dello straordinario Beethoven, come un sogno, si presta alla libera interpretazione dello spettatore: un flusso di emozioni con cui spesso l’uomo si identifica nella vita. Geniale è stata l’uscita di scena in cui il semplice gesto di porre le mani in tasca, voltando le spalle, smorza i toni, la tensione e libera dall’identificazione, dalla serietà con cui tutto quel percorso era stato vissuto. Era solo un sogno, così come un sogno è la nostra vita. Quel che conta è la “semplice” domanda: chi sono io? Sta qui l’autenticità della ricerca e sta in questa ricerca la scoperta della propria autenticità, che ha trovato nella simbiosi tra la coreografa Betty Lo Sciuto e la danzatrice Silvia Giuffrè un esempio di espressione sublime.

(foto di Lorenzo Gatto)

3 commenti su questo articolo:

  1. Mariachiara ha detto:

    Cara Federica studio danza all’estero, perchè non hai studiato danza e non hai intrapreso questa carriera? Riconosco in te la passione, scrivi esprimendo pensieri ed emozioni degli ” addetti ai lavori”. Brava!

  2. Guglielmo ha detto:

    Federica, scrivi lo sai molto bene, ti esprimi con passione come noi ballerini.

  3. fede aluzzo ha detto:

    Grazie carissimi, sono molto lusingata dal fatto che riconoscete in me passione e lo stesso linguaggio dei danzatori. Anche se mi sono laureata in biologia facendo poi un percorso di lavoro in un’azienda farmaceutica, ho sempre studiato danza a Palermo e Milano e, con vari stage a New-York. Ho invitato maestri di danza contemporanea in Italia per workshop e spettacoli con l’obiettivo di diffondere la cultura della Modern Dance. Da due anni organizzo incontri su una nuova forma di danza meditativa da me creata: La Danza del Diamante, su cui ho scritto un omonimo libro che sarà prossimamente edito da Tipheret su tutto il territorio nazionale. Perchè non ho fatto solo questo? ..Spero di fare qualcosa che vada oltre me stessa: danza per me e per tutti coloro che lo sognano! In attesa della proclamazione ufficiale, dico che se realmente diventerò consigliere comunale con IDV mi piacerebbe darmi da fare affinchè la Danza rifiorisca a Palermo. Ma darò come al solito il mio contributo in ogni caso. Grazie sempre per la stima. Buona danza a tutti!

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