la festa del due giugno, che unisce e divide

5 giugno 2012 di: Ninni Toccori

Ero indecisa se scrivere o meno qualcosa sulla questione “festa 2 giugno”, ma siccome ho sentito da varie parti riflessioni più o meno condivisibili, mi sono decisa a farlo. Intanto mi chiedo se è mai possibile che nel paese in cui viviamo, oramai viga la moda di andare sempre contro tutto e contro tutti. Sarà la crisi, che ci fa essere così “isterici”, ma proprio per questo ed in momenti così difficili, un Paese maturo dovrebbe dare il meglio di sé. Sono stata e continuo ad essere d’accordo con il Presidente Napoletano, che si è battuto perché questa festa, proprio in un momento così drammatico, si celebrasse. E’ la festa di tutti noi, la festa che ci unisce, della Nazione, della Repubblica per cui hanno combattuto i nostri padri, (il mio si è fatto ben 6 anni di prigionia in India). Si è pure voluta cavalcare la tragedia del terremoto, per continuare ad operare lo sfascio di tutto. Si è attaccato vergognosamente il Presidente Napoletano, dipingendolo/considerandolo quasi un “bambino viziato e capriccioso“ che voleva la festa a tutti i costi e non sentiva ragioni.

Da quanto ho appreso, considerato che i danni causati dal terremoto ammonteranno a centinaia di milioni di euro, che differenza farebbero 3 miseri (per le cifre in ballo, sia chiaro) milioni per la parata? Con l’accisa sulla benzina di 2 centesimi, ogni giorno si incasserebbero 2.248.768 euro da devolvere ai terremotati, e in nemmeno due giorni sarebbero coperte le spese (risparmiate) della parata. Si parla di nulla, quindi, e poi questi fondi erano già stati stanziati, e non si venga a far confronti con Forlani, che ha annullato tutto quando c’è stato il terremoto in Friuli, avvenuto ben un mese prima del 2 giugno. Sono confronti tendenziosi, che fanno sbandare l’opinione pubblica e in primis le persone emotivamente sensibili a questo tipo di informazione.

Chi scrive su Twitter o su Facebook in base all’estro del momento, o in preda ad istinti di “pancia”, scrive senza ragionare, per sfogarsi e sentirsi “parte attiva” in un campo in cui pescano certi politici, quelli che per risalire la cresta dell’onda e catturare il consenso perduto, cavalcano le meravigliose “perle dello scontento” comunque sia, e le fanno proprie. Per giunta non andando alla celebrazione, per dimostrare il proprio dissenso e il loro essere “à la page”.

1 commento su questo articolo:

  1. ornella papitto ha detto:

    Le parole: festa o ricorrenza? E’ una ricorrenza e quindi non possiamo annullarla a nostro piacimento. Una festa, magari si può annullare. Per questo i fascisti non la possono sopportare e volentieri la toglierebbero dal calendario. Gli è andata, anche questa volta, male. Noi intanto continuiamo ad affermare la necessità della libertà e della democrazia.

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