la Cultural Farm nasce a Favara, e de Grolée vi tesse un fil rouge

6 giugno 2012 di: Rosanna Pirajno

Mentre alla rivolta della terra si sommano i terremoti etici di una società che ha perso la bussola, e non bastava la politica a sdegnarti ma ci si mette pure la chiesa e lo sport che infiamma la nazione; mentre quindi tanti eventi negativi sconnettono i pensieri fino a far dubitare della rinascita del paese e più che mai delle coscienze, capita di rivolgersi verso la parte più interna e negletta della Sicilia e di accorgersi che lì si coltivano talenti, di rilevare che la bella “improntitudine” di qualcuno a cui scappano idee da tutti i pori, è riuscito a trasfigurare un posto dimenticato in un luogo seducente e stimolante al punto da renderlo, se non altro per condivisione degli obiettivi, la “seconda attrazione turistico-culturale” della sua Provincia.

Il luogo è il centro storico del paese di Favara, in provincia di Agrigento, e il mentore che ha operato la trasformazione di un reticolo degradato di vicoli e case in un laboratorio pulsante di iniziative di “arte vivente” fra pittura, scultura, architettura, design, videoart, artigianato, orticoltura e buona cucina, è il collezionista Andrea Bartoli che si guadagna da vivere facendo il notaio.

Con un progetto da lui stesso definito “molto ambizioso”, il notaio-impresario da un paio di anni è all’opera per stimolare le energie sopite del piccolo centro di Favara, coagulando intelligenze e talenti di giovani e meno giovani attorno ad una Farm culturale che ribolle di molto effervescenti idee ed iniziative, puntate sulla ri-valutazione di  “arti e mestieri” in chiave moderna e innovativa. Senza finanziamenti e sovvenzioni pubbliche.

Ora non vi dirò del nutrito cartellone in programma per il 30 giugno, mi riservo di darne conto dopo avere assistito alla “festa” dedicata alla cultura e all’arte contemporanea, siciliana e internazionale, che si svolgerà tra i vicoli e i locali recuperati del centro storico di Favara, scaricabile dal sito <farm-culturalpark.com>.

Ora mi piace comunicarvi che l’artista Anne Clémence de Grolée ha inaugurato, e terrà esposta fino alla fine del mese, una sua bella mostra-istallazione che ha intitolata Cortile/Curtigghiu, Voci dai cortili per la città da reinventare proprio in quanto pensata in relazione con le forme del contesto in cui si snoda. C’è infatti un fil rouge che lega oggetti e memorie, che corre tra i cortili per allacciare i vissuti di anziani, che rischiano la dimenticanza, alle nuove identità di un paese che intende rinascere. Ed è proprio una bella opera, tutta l’operazione Farm culturale di Bartoli & C. e l’istallazione de Grolée, di cui conosciamo e apprezziamo la sensibilità e le azzeccatissime intuizioni, ma ve ne darò conto dopo che avrò constatato di persona come si muovono questi giovani talentuosi a Favara, il 30 giugno.

2 commenti su questo articolo:

  1. Marcella Geraci ha detto:

    L’iniziativa è stupenda e segna il riscatto di un luogo che non è considerato esattamente “turistico”.

  2. […] Non ho contatti con il patron dell’operazione, sono una visitatrice come altre che però spende il suo senso critico per farsi un’opinione da condividere su mezzocielo:  http://www.mezzocielo.it/2012/06/la-cultural-farm-nasce-a-favara-e-de-grolee-vi-tesse-un-fil-rouge/ […]

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