il senatore e il processo da rifare

9 maggio 2012 di: Anna Trapani

Dell’Utri, chi era costui? Un qualunque senatore della Repubblica ingiustamente accusato o colui che ha fatto da “trait d’union” tra Berlusconi e la mafia? Leggendo in modo superficiale la sentenza numero 15727 della Cassazione, in ben 146 pagine sembrerebbe che stiamo parlando di un uomo ingiustamente perseguitato soprattutto dai media. Infatti, la Suprema Corte ha annullato la condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa per Marcello Dell’Utri, inviando gli atti alla Corte di Appello di Palermo per un nuovo processo. Ma stiamo attenti a non beatificare troppo presto chi invece ha avuto un ruolo non di comparsa negli affari tra Berlusconi, ancora rampante imprenditore, e la mafia. E’ infatti assodato che il senatore Dell’Utri ha fatto da mediatore tra l’imprenditore e la mafia per assicurarsi la protezione di questa, soprattutto proteggendo la propria famiglia da eventuali rapimenti. Stiamo parlando degli ormai lontani anni settanta. La Cassazione fa riferimento a quanto stabilito dai giudici di Palermo considerando in maniera corretta le diverse dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia, riguardo alla assunzione ad Arcore di Mangano come stalliere. Ciò seguiva i patti stipulati da Berlusconi con i mafiosi, cui versò somme di denaro considerevoli. Non v’è dubbio che avvenne nel 1974 l’incontro, negli uffici milanesi del cavaliere, tra i boss Di Carlo, Teresi e Bontade con la presenza di Dell’Utri. La posizione del futuro presidente del consiglio si pone come vittima pagante, per provare tra lui, Dell’Utri e i capi mafia intrecci più stretti e collaborativi dal 1978, al processo di Palermo bisognerà aspettare altre prove con questo nuovo dibattimento. Sia chiaro, siamo lontani dal dire dunque è innocente, forse è più colpevole di quanto credessimo.

1 commento su questo articolo:

  1. Paolo.R scrive:

    O Anna Trapani parla di un’altro paese o in un’ altro paese vive Piero Grasso che ha dato a Berlusconi una medaglia per aver lottato, forse insieme allo stalliere Mangano, contro la Mafia

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