continua il feeling teatrale tra Roma e Palermo

7 maggio 2012 di: Clara Margani

Palermo ancora in scena a Roma al Piccolo Teatro Eliseo nell’ambito della Rassegna Roma Città Teatro, che ha come sottotitolo: L’arte dell’attore e del racconto. Il protagonista di questa nuova testimonianza della vitalità della cultura teatrale palermitana in trasferta è Davide Enia, che potrebbe essere definito un ‘autattore’ in quanto nella doppia veste di autore e di attore ha presentato una lettura drammatizzata di brani tratti dal suo primo romanzo “Così in terra”, uno dei sei vincitori del Premo Selezione Bancarella 2012 e tra i diciotto candidati al premio Strega 2012. Si tratta di un’opera che narra cinquant’anni di vita in Sicilia, dal ’42 al ’92, attraverso tre generazioni di una famiglia di pugili che vive in una Palermo “sporca, violenta e luminosa”: il nonno Rosario, lo zio Umbertino, il padre detto il Paladino e Davidù. Con il suo romanzo sotto il braccio, Enia entra in scena con una noncuranza quasi infantile e davanti al leggìo su cui ha appoggiato il testo si raddrizza il ciuffo verticale che gli permette di aumentare di qualche centimetro l’altezza del suo corpo minuto. Poi, con un preludio di nenia accompagnata da qualche passo di danza e dalla chitarra di Giulio Barocchieri, inizia a trasformarsi nei numerosi personaggi della storia che ha scelto di narrarci. Entra ed esce dalle situazioni, ne tiene in piedi due simili ma lontane nel tempo, recita da adulto e da bambino, da coraggioso e da vigliacco, da crudele e da innamorato, da irriverente e da ossequioso, ricreando contemporaneamente sfondi visivi e sonori di una città che sembra rimanere sempre uguale a se stessa col passare del tempo. La boxe come metafora della vita, i pugni dati e restituiti ma anche le carezze fatte e ricevute, perché «è a terra che si cade, è da terra che ci si rialza ed è su questa terra che combattiamo», parola di Davide Enia.

1 commento su questo articolo:

  1. Rita Annaloro ha detto:

    Sembra interessante, grazie della segnalazione, anche perchè ultimamente inglesi e americani hanno ripreso ampiamente la metafora della boxe per portare in scena drammi quotidiani. Almeno in questo siamo “a la page..!”

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