Senza nessuna musica: Danser sa vie – Dance your life

7 aprile 2012 di: Laura Giambruno

La mia arte è precisamente uno sforzo per esprimere in gesti e movimenti la verità del mio essere.  […] Fin in dall’inizio non ho fatto altro che ballare la mia vita. (Isadora Duncan)

Isadora Duncan, ballerina statunitense dell’inizio del ventesimo secolo, è stata una delle pioniere della danza moderna. È stata una delle prima ad “appendere al chiodo” le scarpette classiche e il tutù per cercare piuttosto di esprimere liberamente quello che sentiva, che fossero emozioni dettate dalle musiche di compositori classici come Chopin, o che fosse la ricerca del proprio essere nella plasticità dell’arte greca.

All’inizio del novecento lei assieme ad altri artisti rivoluzionari, come Loie Fuller, teatrante e ballerina statunitense anche di burlesque, e Vaslav Nijinski,ballerino e coreografo ucraino hanno stravolto gli schemi imposti dal balletto classico vedendo la danza come qualcosa a metà tra un’esplosione potente di vita e la ricerca di un’armonia naturale.

Comincia con questa citazione di Isadora Duncan la mostra temporanea “Danser sa vie” al Centro Pompidou di Parigi. Si entra e accanto alle sue parole ci si ritrova con un ballerino che improvvisa un risveglio dietro al gran dipinto La Danse de Paris di Matisse. Si continua con opere di vario genere come video, quadri, installazioni tutte accomunate da questo desiderio liberatorio di esprimersi.

Queste storie, o almeno l’inizio delle storie di ballerini e artisti fuori dagli schemi che manifestano questo desiderio di esprimersi attraverso e per la danza fino ad arrivare quasi a vivere attraverso di lei, hanno una grande poesia. Le loro frasi appena accennate sono come la punta tesa di un ballerino in un fotogramma millesimale dietro cui si cela l’oceano emotivo di una tale danza.

E poi, andando a prendere un po’ di sole nel terrazzo del Centro Pompidou con una mela in una mano e accanto a gente di tutte le nazionalità, ho notato una ragazza giovane in jeans, maglietta e scarpe da tennis che, accanto alla sua amica distesa per terra, improvvisava danzando e si muoveva liberamente e armoniosamente nel terrazzo senza nessuna musica, come d’altronde, in tutte le performance danzanti della mostra.

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