lo sguardo lungo di Martin Scorsese

22 marzo 2012 di: Giusi Catalfamo

Se il pluripremiato The Artist è certamente un film incantevole e delizioso, Hugo Cabret avrebbe meritato l’Oscar come miglior film, se non altro per dare atto a Martin Scorsese del suo grande amore per il cinema che rinasce, che resta immortale, che deve essere salvato. E’ lo sguardo da bambino del regista che mi ha affascinato, è la magia che lo pervade. Il film è la storia di Hugo Cabret, un bambino che, rimasto orfano, per evitare l’orfanotrofio vive dentro la stazione di Paris-Montparnasse, aggiustando orologi. Hugo è molto sveglio, la sua straordinaria abilità verso tutto ciò che è meccanico, è una vera arte ereditata dal padre che, morto in un incendio, gli lascia un piccolo robot, rubato a un museo, abbandonato da chissà chi. L’incontro tra Hugo e il grande mago Meliès è determinante, come l’amicizia con la piccola Isabelle, sua compagna d’avventura. Ma chi è questo mago burbero che tanto lo affascina? George Meliès, nella realtà, è stato un grande regista, un illusionista, inventore dei primi effetti speciali. Ma poi finì in bancarotta, e molte delle sue opere andarono perdute. Sarà salvato da una donna, Jeanne d’Alcy, un’attrice protagonista di molti suoi film, Jeanne ha ereditato un chiosco di dolci e giocattoli alla stazione di Paris- Montparnasse, i due si sposano e vivono, vendendo giocattoli, ed è qui che lo incontra Hugo Cabret.

Ma è il robot, la chiave del film, perché è il trait d’union tra Hugo e suo padre. Difatti, per quanto provi a farlo funzionare, resta solo un oggetto meccanico, senza anima, nonostante i messaggi in codice che continua a mandargli. Ci vuole una chiave particolare, a forma di cuore, per aprire la sua anima. E alla fine, attraversando mille pericoli, Hugo riesce a trovare la chiave giusta che lo metterà in contatto col padre. Nella realtà, George Meliès, dopo nove anni vissuti nell’oblio, chiuso nel suo rancore, è stato rintracciato da un giornalista del Cine-Journal, e, grazie a lui, è riuscito a salvare i suoi primi film, tra cui il famoso Le voyage dans la lune del 1902.

Ed è proprio la magia del cinema, che racconta Scorsese. Resta indelebile l’immagine della luna con un occhio accecato da un missile, immagine che abbiamo sicuramente visto in varie rassegne, più volte evocata. Ed è la magia, la protagonista incontrastata di questo film, è magia il ragazzo che vive dentro un orologio, è magia l’incontro col Mago Meliès, è magia la stazione di Paris-Montparnasse, è magia l’amicizia con Isabelle, è magia ritrovare le immagini di un lontano passato, ed è magia l’uso del 3D, proprio per rappresentare lo stupore dei nostri antenati davanti ai treni che bucano lo schermo, ed è magia lo sguardo incantato del piccolo Asa Butterfield, già protagonista de Il bambino col pigiama a righe. Questo film nasce da un romanzo, La straordinaria avventura di Hugo Cabret, un picture book, scritto da Brian Selznick, che ha voluto raccontare la vita del grande Mago e illusionista Georges Meliès, pioniere del cinema, geniale e visionario, affidando a Martin Scorsese, la direzione di un film fantastico e bizzarro, ma soprattutto magico. L’avevo già detto?

4 commenti su questo articolo:

  1. Micol ha detto:

    Brava Giusi, diamo a Cesare quel che è di Cesare, the artist è divertente elegante ma non lascia niente mentre Scorsese mi da sempre la sensazione di un grande,

  2. Paolo.R ha detto:

    La Catalfamo rompe un silenzio stampa assurdo perchè the arthist sarà da oscar per la sua semplice gradevolezza che spesso ha contradistinto gli oscar ma Hugo Cabret meritava Cannes e Berlino, un grande e semplice Scorsese forse per pochi, dato che ai botteghini non si è fatto faville, ma veramente bello.

  3. Fiammetta ha detto:

    Anche io sono rimasta sorpresa del grande successo di The Atrts non perchè non meritasse applausi ma mi sembra esagerato il numero di Oscar, la verità è che abbiamo bisogno di leggerezza, ai valori forti non crediamo più e Hugo Cabret ci obbliga a pensare.

  4. Elena Ciofalo ha detto:

    Come sempre aspettavo una tua recensione su questo film, su cui sto a dire il vero ancora riflettendo. Purtroppo l’ho visto facendo un errore, e cioè carica di aspettative (in molti me ne avevano parlato benissimo).
    Notevole, senza dubbio, ma questa struttura temporale piena di flashback di più personaggi e più momenti è un po’ disorientante.
    Ultima “chicca”: una mia cara amica – che l’ha adorato – mi ha fatto anche notare l’importanza del fumo che pervade gli ambienti, il fumo che è metafora della magia del cinema a cui Scorsese ha tributato un bel film.

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