ci mancherà, il piccolo grande uomo

4 marzo 2012 di: Daria D’Angelo

«Una famiglia vera e propria non ce l’ho e la mia casa è Piazza Grande, a chi mi crede prendo amore e amore do, quanto ne ho».

Oggi domenica 4 Marzo Lucio Dalla avrebbe compiuto 69 anni, lo ricordano tutti perché la sua data di nascita è anche il titolo di una delle sue più celebri canzoni, e la “sua” Piazza Grande dovrà ricordarlo da sola adesso. La scomparsa del piccolo grande uomo della musica italiana è un vero lutto per la cultura che perde un’intelligenza fuori dagli schemi, oltre che uno dei più grandi artisti degli ultimi decenni. Cinquant’anni di musica, canzoni e intuizioni geniali, una carriera incominciata a Bologna come “enfant prodige” del clarinetto, un talento che l’Italia scoprì nel 1971, grazie a “4/3/1943”, un brano che ha avuto un’importanza fondamentale per cambiare la storia della canzone italiana. Imprevedibile, dotato di un senso dell’umorismo surreale e di un particolarissimo gusto per la provocazione, è stato autore di super hit come “Attenti al lupo” e di super classici come “Caruso”, di capolavori poco compresi come “Henna”, ma anche regista di opere liriche, autore e protagonista di spettacoli televisivi, una sorta di nume tutelare della scena musicale bolognese, uno scopritore di talenti, un uomo animato dalla curiosità e dal gusto per le scoperte. Pronto a improvvisare e sperimentare, a cambiar pelle, da semplice a sofisticato, a divertire e sorprendere, è davvero difficile accettare che non ci sia più. Assume una valenza particolarmente simbolica il suo recentissimo passaggio al Festival di Sanremo, appare come il suo inconsapevole saluto. Questo mese di marzo, da oggi, ricorderà non solo la sua nascita ma anche la sua morte.

«A modo mio, avrei bisogno di carezze anch’io»

Ad ognuno di noi lascerà una canzone, una frase, e il ricordo delle sue note intrise dell’acqua di quel profondo mare tanto amato. Forse aveva ragione: «andare lontano non è proprio uguale a morire». Però, vorremmo sapere «adesso dov’è il tuo cuore?». Perché a tutti noi mancherai e: «ci sembrerà di vederti ogni volta che, guardando in alto, la luna assomiglierà ad una palla ed il cielo ad un biliardo… che dolore abbiamo provato, che dolore immenso».

(foto scattate da Rosanna Pirajno durante il Festival jazz di Castelbuono, a metà agosto 2011, durante il concerto di Enrico Rava: Lucio Dalla, che amava e frequentava la Sicilia, si trovava a Castelbuono quella sera e salì sul palco per regalarci un emozionante duetto con il suo clarinetto e la tromba di Rava)

3 commenti su questo articolo:

  1. roberto ha detto:

    l’ultima cosa ottima che ha immortalato lo spirito di Dalla è l’immagine piangente del suo compagno durante il funerale davanti alle facce senza espressione di decine di uomini del clero di Bologna

  2. giorgio ha detto:

    Le rivolte degli omosessuali, l’impegno civile? No, la naturalezza è l’arma vincente: circondato da preti Marco Alemanno ha dichiarato con il suo pianto e le sue parole la diversità sua, di Lucio di tanti altri che in quella chiesa per la prima volta appariva normale!

  3. Erminia ha detto:

    le lacrime del compagno di lucio dalla hanno parlato al mondo con il coraggio di chi sa amare e sa essere se stesso, fiero dei propri sentimenti, fiero di dirlo anche nei luoghi dove amare una persona del propio sesso è sinonimo di “scandalo” oltre che essere “peccato”. Grazie lucio e marco per questo amore coraggioso che avete vissuto senza problemi né paure e ipocrisie.

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