meritato Orso d’Oro ai fratelli Taviani

22 febbraio 2012 di: Giusi Catalfamo

Il regista teatrale Fabio Cavalli ha realizzato all’interno del carcere di Rebibbia, nella sezione Alta Sicurezza, tra e con i detenuti segnati da “fine pena mai”, il Giulio Cesare di Shakespeare. Prendendo spunto da questa opera meritoria, i fratelli Paolo e Vittorio Taviani, grandi veterani del cinema italiano – San Miniato 8/11/1931, Paolo; San Miniato 20/9/1929 Vittorio – hanno diretto una docufiction che segue i laboratori realizzati all’interno del carcere, seguendone le prove fino alla messa in scena finale. Così nasce “Cesare non deve morire” che ha premiato i due illustri cineasti a Berlino, con l’Orso d’Oro per la regia.

Il film documenta le cadenze oscure delle giornate dei reclusi e come, attraverso prove che coinvolgono sempre più nel profondo, siano riusciti a risvegliare un senso di riscatto interiore. Coprodotto dalla Rai, ci auguriamo di vederlo presto se non nella grande distribuzione, almeno in Rai. Il cinema dei Fratelli Taviani si è sempre rivolto ad una riscrittura di documenti storici, sempre intersecati da ricordi personali. Ed è così che sono nati capolavori come “La notte di San Lorenzo”, “San Michele aveva un gallo“, “Un uomo da bruciare”, ispirato quest’ultimo alla figura di Salvatore Carnevale, mentre San Michele aveva un gallo riproduce il conflitto, sempre attuale, tra socialismo utopistico e socialismo scientifico, due modi diversi di intendere la rivoluzione: l’anarchico e il marxista, che si svolge quasi interamente in un carcere di massima sicurezza. E finalmente il cinema italiano si impone e vince in ambito internazionale, era ora!

2 commenti su questo articolo:

  1. luisanna ha detto:

    Premio che ci rimette in giro nella produzione internazionale come la presidenza della giuria a Nanni Moretti del festival di Canness

  2. roberto ha detto:

    Peccato che le cazzocavolate di Sanremo offerte come cose eccezionali hanno relegato in terza o quarta pagina le vere notizie importanti dello spettacolo, il premio alla berlinale era una di queste.

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