la rassegna che dà spazio ai danzatori siciliani

14 febbraio 2012 di: Federica Aluzzo

Continua al teatro Dante di Palermo la rassegna di danza contemporanea DANZAUTORE, diretta da Santina Franco, con performance di eccellenza come quella della MMCompany di Michele Merola. Napoletano trasferito da anni a Reggio Emilia, Merola è uno dei tantissimi talenti emigrati dal meridione per realizzarsi altrove. Così come tutti i danzatori con cui lavora: Vincenzo Capezzuto, Enrico Morelli, Paolo Lauri, Lorenza Vicidomini e Giovanni Napoli, palermitano. Appena si è aperto il sipario e ho visto il livello eccellente, ho provato rabbia perché mi sembra ingiusto che il meridione debba rassegnarsi sempre a cedere i propri talenti. Ma, si sa, manca il supporto finanziario necessario per garantire lavoro alle compagnie locali e far circolare coreografi di fama internazionale, con cui i danzatori si possano confrontare e crescere. Dopo questo primo impatto emozionale, la mia attenzione si è spostata sulla composizione della compagnia, formata da 4 uomini ed una sola donna. Gli uomini che danzano sprigionano una grande forza, ben visibile dalle loro fasce muscolari che si contraggono e si allungano, talmente perfette da sembrare scolpite, talmente elastiche da conferire radicamento e leggerezza nello stesso tempo. Assistere ai loro movimenti ben coordinati dà l’impressione che volino all’unisono, come fossero un unico corpo virile e vibrante. L’unica donna presente, a soli 20 anni, spiccava per la sua grazia, femminilità e le grandi doti tecniche.

A poco a poco sono stata trascinata nel flusso dei loro movimenti e avevo la sensazione che quel flusso continuo fosse il frutto di una incontenibile forza creativa… passi che si succedevano senza sosta, in uno stile in cui le basilari linee classiche venivano a tratti distorte, mantenendo rigore, “pulizia” e precisione. Un ordine che è sinonimo di qualità. Anche se, in qualche istante, avrei voluto che a quell’ordine fosse associata una più immediata trasmissione di messaggi, a volte impalpabili, ma sempre presenti. Lo spettacolo di Merola, infatti, “Suite Italiana” è un contenitore di 4 differenti creazioni (una di Morelli) che rappresentano spaccati di vita quotidiana, con differenti sfumature delle emozioni dell’animo umano, con suggestioni del sud, sino ad elevarsi con Storia di un Fiore allo scontro tra precarietà e certezza, tra divinità ed umana debolezza per giungere all’apice finale con “La metà dell’ombra”, in cui emerge il senso di spiritualità insito nell’uomo a prescindere dalla religione di appartenenza. La sacralità emerge attraverso la musica, l’eleganza dei danzatori e i precisi riferimenti coreografici e simbolici delle varie religioni: il Cristo velato, la meditazione buddista e la preghiera induista, andando all’essenza che sta alla base di tutti i credi. La bellezza stessa dei corpi, nel loro continuo controllo in movimento, è lo specchio della bellezza di questa essenza, si chiami Dio, Energia o come si preferisca. Il corpo del resto è solo un involucro, come ha detto lo stesso Merola, dell’anima… il corpo poi si disintegra, ma sin tanto che è vivo, è emozionante assistere attraverso i danzatori, alle sue potenzialità più elevate e percepirlo come puro veicolo dell’interiorità. Un corpo privo di anima sarebbe un corpo vuoto, ed un corpo vuoto è privo di vita. La danza è vita. E la rassegna del Teatro Dante sta dando non solo spazio alla danza, ma soprattutto la speranza ai talentuosi ballerini siciliani, di poter continuare a crescere, esprimersi e lavorare rimanendo nella nostra amata/odiata Sicilia.

(foto di tre danzatrici di Massimo Torcivia, foto in b.n. e due danzatori di Stefano Corrias)

10 commenti su questo articolo:

  1. Fra Grado ha detto:

    Molto bello Fede….Mi piace l’intensità del testo e delle parole…La danza crea in tutti noi sempre forti vibrazioni..

  2. roly ha detto:

    Proprio vero.. il problema della perdita dei talenti che si spostano al Nord o all’estero, ormai in sicilia è un dato di fatto.. purtroppo molti genitori si sono dovuti abituare all’idea di invecchiare lontano dai loro figli.. e purtroppo il fenomeno si verifica in tutti gli ambiti, non solo nella danza. Speriamo che il nuovo sindaco farà qualcosa ci concreto per lo sviluppo della Sicilia e della cultura in Sicilia.

  3. Fabio Giambrone ha detto:

    Ho letto ed ho apprezzato molto.
    Complimenti.
    Fabio Giambrone

  4. Luisella Bono ha detto:

    Federica, quando scrivi fai venire voglia di ballare, ballare, so però che il mondo della danza a Palermo è si abbandonato dall’istituzioni locali ma anche roso da terribili invidie e diviso da piccole beghe, questo non aiuta!

  5. fede aluzzo ha detto:

    Ringrazio il Sentaore Fabio Giambrone per l’apprezzamento, mi lusinga in quanto lo stimo molto per il suo fervido sostegno alla Cultura in Italia. A Luisella rispondo che l’invidia purtroppo caratterizza molti ambiti, non solo la realtà della danza.. è uno dei mali che tenta di ostacolare chi ha veramente voglia di FARE.. ma prima di tutto danneggia chi la prova. In ogni caso è vero che nell’ambito della danza ognuno tende a tirare acqua al proprio mulino con una visione limitata ed egoistica che non facilita lo scambio. Però sono ottimista e penso che qualcosa stia cambiando perchè qualche voce che urla più forte chiedendo collaborazione si comincia a sentire.. Il primo esempio pratico di cambiamento dovrebbe essere quello andare a vedere gli spettacoli della rassegna danzautore creati dai propri colleghi palermitani, supportandoli così con la presenza. Sarebbe opportuno inoltre creare momenti di incontro per discutere insieme di progetti comuni che rilancino la danza in città e oltre…Sono sicura che col dialogo e un obiettivo comune e vantaggioso per tutti, il problema dell’invidia si supererebbe, ma anche del fatto che senza l’aiuto delle istituzioni non si potrebbe realizzare niente di importante.. Quindi faccio un appello al Senatore Giambrone, che ci legge con attenzione, affinchè possa col suo lavoro tenere sempre in alta considerazione il mondo della danza in Italia ed in particolare Sicilia.. riallacciandomi così al suo intervento in parlamento in cui afferma che se si spengono le luci sui palcoscenici si spegne la luce in Italia! Fede

  6. terry ha detto:

    Cara Aluzzo tu sei stata lontana da Palermo per troppo tempo, qua è un vespaio, un’infinita lotta tra gruppi, prima di sperare nelle istituzioni spera in certe sante che stanno in paradiso e cercano di creare l’inferno.

  7. M.C ha detto:

    Vengo con ottimi risultati da una scuola di ballo italiana frequento ora una delle più importanti scuole europee per essere stata scelta dopo un’audizione che avevo fatto per andar via dall’italia e che per fortuna ho vinto, non ero nè delusa ne frustrata, era l’ambiente che non mi piaceva ed infatti ho trovato un’altra aria! Sono all’ultimo anno e non vorrei farmi nemici inutilmente ma voglio confermare: l’ambiente della danza in Italia è impraticabile non solo Palermo!

  8. fede aluzzo ha detto:

    La mia esperienza di quattro anni tra Milano e Bologna, con tappe a Firenze e Roma, mi ha permesso di osservare anche altre realtà e condivido il pensiero di M.C.: il problema dell’ambiente impraticabile nella danza non riguarda solo Palermo, ma tutta Italia.
    Un fattore che “intossica” interiormente chi si avvicina a questo mondo, secondo me, è la modalità d’insegnamento presente soprattutto nelle più grandi Istituzioni, che usano spesso come metodologia l’UMILIAZIONE degli allievi.. L’ho visto con i miei occhi in diverse realtà, e non solo nel mondo della danza. All’estero rimane IL RIGORE, ma i risultati si ottengono con il RISPETTO della persona, che prima di diventare qualcuno si deve confrontare con le vere eccellenze del campo. E se l’esempio parte dai Maestri, non ci possiamo stupire della poca eticità con cui crescono glia allievi, che causa spesso attacchi competitivi molto scorretti.. La cosa assurda è che si è talmente abituati al malcostume nel mondo lavorativo, da accettarlo come normalità.. MA NON E’ LA NORMALITA’!!!
    In secondo luogo, in Italia, c’è il problema della sindrome da BARONE per cui chi fa un passettino in più rispetto agli altri, si erge a IMPERATORE, dimenticando che chi comanda in realtà dovrebbe solo SERVIRE mantenendo UMILTA’ e COLLABORAZIONE..
    Premesso questo continuo a ribadire che, senza l’aiuto delle istituzioni, possiamo stare a parlare di problemi morali, ma non possiamo agire concretamente per operare un cambiamento. Se ci fossero più risorse, non dico che l’animo umano diventerebbe improvvisamente angelico, ma almeno la Danza continuerebbe a sopravvivere facendoci ricordare la bellezza, invece che le oscenità, della vita…

  9. silvia ha detto:

    Brava Federica hai ragione un esempio è nel suo piccolissimo la Celentano di amici che sotto gli occhi sorridenti ( ma che c’è da ridere) della defilippi dice cose agli allievi che non le piacciono davanti a mezza Italia giovane, ma che esempio è ? un vero orrore di didattica che gli allievi , poi adulti, ritorceranno contro i più giovani.

  10. enza ha detto:

    Brava Fede, oltre a farti i complimenti per l’articolo, condivido pienamente il tuo pensiero relativamente al rispetto della persona, innanzitutto, e del baronato…sentirsi umiliare da un maestro quando sei ancora giovane e ti stai formando sia come persona che come professionista ti lascia il segno per sempre, non dimentichi più! Quando si è troppo giovani non si è in grado di capire subito che il tuo maestro ti scaglia addosso le sue frustrazioni e le sue proiezioni, per cui assorbi lo stesso tutte le cose che ti dice danneggiandoti nei pensieri e nel corpo, facendoti sentire sempre inadeguato.
    E poi basta con il passaggio della staffetta da parente a parente, da amico ad amico e così via…se non conosci e non hai le possibilità economiche non sei nessuno, sei uguale ad uno zero, completamente invisibile! C’è gente che si spacca le ossa, meritevole e anche se non è superconosciuto va ugualmente avanti perchè crede in quello che fa senza superbia e senza presunzione, ma con l’umiltà, la volontà, la capacità, la perseveranza e la forza che gli arriva dal suo essere interiormente artista e poi esibizionista….ESSERE artisti, in qualsiasi settore, è un modo di essere, di sentire, di vedere e di fare, fa parte di se stessi, senza per forza farne uno sfogio carnevalesco.
    Infine vorrei dire che l’arte è un bene di tutti aiuta a curare, a guarire e a stare bene in generale, non si deve togliere a nessuno, certo c’è chi è più dotato e chi lo è meno, ma basta essere obiettivi, onesti, giusti e delicati per far capire a chi non è capace che può utilizzare l’arte in altri modi e non per forza per fare il ballerino professionista…anche se ho visto danzare ballerini fisicamente e tecnicamente perfetti che ti lasciano indifferenti e gente meno dotata che ti lascia di stucco per la potenzialità espressiva tre volte più grande!

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