non aprire quella Porta a Porta, no

5 dicembre 2011 di: Silvana Fernandez

L’uscita di Berlusconi dal governo lungamente da noi agognata è avvenuta all’improvviso, perché la speranza del cavaliere nell’entrare in politica era di tutelare gli affari propri e appena questa speranza, insieme al crollo delle borse, è naufragata senza porsi il problema di cosa fare per noi italiani, per cui in verità non aveva mai fatto nulla, ha preferito fare un passo indietro verso le sue venti case. Pensando dunque di aver toccato il fondo della politica, ritenevo che non avrei avuto più bisogno di mandare una delle mie, sempre inevase, missive ai componenti del nuovo governo e soprattutto a lei, presidente Monti dai bianchi capelli e il sorriso soave. Quale ironia potevo fare su un uomo pari suo che non ostentava, non inneggiava, non aveva processi in corso, neanche una multa per divieto di sosta, e per di più invece di raccontare barzellette oscene diceva solo motti di spirito un po’ anglosassoni.

E invece eccomi qua, tastiera sotto le dita a battere: Gentile presidente… Già una certa perplessità l’avevo avuta alla sua prima uscita pubblica. No, in verità più che un’uscita era stata un’entrata, entrata in chiesa per la messa domenicale con al fianco la moglie, con un cappotto rosso che si discostava da ogni idea di beghinismo e faceva presagire una fede di colorati orizzonti. Certo noi laici avremmo preferito qualcos’altro, ma fa parte della democrazia avere ognuno il proprio credo e il suo cammino verso le navate non ci aveva poi impressionato più di tanto, mentre il cammino che pare voglia fare martedì, lungo i corridoi degli studi televisivi, di “Porta a Porta”, ci ha lasciato di stucco così come ci lasciò, anni fa, la firma di Berlusconi messa proprio in quegli studi su un contratto con noi stipulato a nostra insaputa. A fare da notaio c’era Bruno Vespa, un giornalista noto per la sua gentilezza con i potenti, e la rudezza con gli sconfitti. Quella sera tutti noi capimmo che si era alzato il sipario su un teatrino ignobile. Che era stata tutta una recita se ne ebbe la conferma dal fatto che niente di quel contrato fu mai mantenuto, e che il milione di posti di lavoro promessi si erano tramutati in un milione di licenziamenti. Da quel momento in poi Vespa, invece di sentirsi in imbarazzo, s’invaghì, come Berlusconi, di se stesso e, senza discernimento, fece costruire il plastico delle case di vari delitti, accolse sulle sue poltroncine probabili assassini, escort, trans, affari di famiglia come la divisione fra Silvio e Veronica e la lite della Mussolini con la Bellillo che, davanti a milioni d’italiani, insultandosi i nonni, si pigliarono a calci.

Ci furono pure occasioni liete e Vespa ballò con Milly Carlucci tango e lambada e, dimenticavo, ci fu anche quel momento mistico in cui ci fecero sentire la registrazione della voce di Berlusconi che tentava di svegliare un giovane dal coma, mentre Crepet pareva che pregasse. Sinceramente Professore Monti, non vada a quella trasmissione! Lei non ha attenuanti, i consiglieri di Berlusconi erano la Santanchè, Bondi o La Russa, a lei, invece, non mancano intellettuali che, oltre al Bilionnaire, conoscono anche il mondo. E’ strano che non le abbiano detto che uno dei motivi per cui gli italiani l’hanno bene accolta, è perché la credono diverso da un passato che disprezzano. Per parlare con loro era dunque da evitare un simile salotto televisivo, che il passato lo racchiude tutto. A Porta a Porta non solo sono andati belli, buoni, brutti e cattivi, non solo era solito cantarci Berlusconi con Apicella, ma è anche un luogo dove per lenta osmosi abbiamo assimilato il concetto che i pubblico non è di nessuno, ma il privato è di tutti.

Concetto che vorremmo cambiare definitivamente.

(la vignetta, che fa ridere e piangere, è di Vauro)

5 commenti su questo articolo:

  1. Rosamaria ha detto:

    Tu, sei riuscita a metterci sempre ironia e distacco io sono incazzata nera, la rappresentazione del regime era porta a porta e lui ci va- devo dare ragione a Bossi che ha preso la frase del Gattopardo tutto cambia per restare uguale, cara Fernandez non bisogna più ironizzare e sorvolare ma scendere nelle piazze…che schifo.

  2. Iole ha detto:

    Hai espresso con questo puntuale articolo anche il mio pensiero e forse di tante altre. Sono stata colpita anch’io per le cose che tu stessa scrivi; già non mi era piaciuta l’uscita o l’entrata in chiesa con moglie al fianco. Mostrare “regolarità” e “normalità” è stato il suo principale pensiero. Allineato e coperto…. ma ….porta a porta è uno scivolone assurdo e imperdonabile. Non parlaimo poi della gaffe fatta in Europa quando disse : “Noi andremo fino in fondo”… chissà perché ha riso e ha precisato subito: “volevo dire fino in fondo ..in senso positivo…”….quale altro poteva essere il senso prof. Monti? o anche lei ha qualche problema con i doppi sensi di berluschiana memoria!

  3. anna ha detto:

    Come sempre articolo brillantemente incisivo. Ma un punto mi lascia perplessa: se va a messa, che male fa? (abbigliamento della moglie a parte).

  4. silvana fernandez ha detto:

    grazie sempre dell’attenzione, no Rosamaria il distacco e l’ironia dato che io non voglio scendere in piazza è una maniera di individuare passo per passo le cose che non ci piacciono, c’è il voto poi in democrazia per fare scegliere la strada giusta, almeno lo spero! rassicuro Anna che non volevo dire che andare in chiesa sia un fatto negativo, ammiro chi ha fede e l’esercita, ma incontrare per la prima volta i giornalisti e la gente della strada dopo gli scandali berlusconiani all’entrata della messa con moglie accanto mi è sembrato, come dice Iole, voler dimostrare di essere allineato e coperto, mentre andare a porta a porta… una gaffe terribile, infatti tutti i giornali che fino ad ora avevano taciuto non gli anno protetto il fianco

  5. Paolo.R ha detto:

    Anche il nuovo governo fa affiorare l’umor di Silvana, possiamo stare tranquilli!

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