agricoltura e architettura, beni preziosi in via di estinzione

20 dicembre 2011 di: Rosanna Pirajno

Il mondo è diventato troppo complicato, ai cittadini è diventato difficile capire come funzionano certe dinamiche, quelle che mantengono in vita e pure acuiscono tali e tante disparità sociali. Però, vedendo le inchieste documentatissime di Report di Milena Gabanelli su Rai3, si capisce che a controllare, gestire, pilotare l’esistenza dei molti che subiscono sono i pochi che comandano, ricchissimi e potenti, proprio quell’un per cento di detentori di holding, banche, industrie, multinazionali, potere politico ed economico, contro cui si è sollevato il popolo di Occupy Wall Street a NY, nel paese che fino a poco tempo fa era il più potente del mondo e ora ha dovuto cedere lo scettro. E’ così che va il mondo, a quanto pare, con questo unopercento che se lo divora pezzo a pezzo e il restante 99 che patisce, conflitti fame e soprattutto ingiustizie e guai per chi si oppone e protesta.

Eppure quelli che dicono no, capostipiti i 12 professori universitari che rifiutarono la tessera fascista patendo la proscrizione, ci sono, esistono e si ribellano e, come sta succedendo nella piazza più insaguinata del mondo che si trova per ora in Egitto, crepano pure per invocare libertà e giustizia. Si ribellano i contadini del mondo a cui le multinazionali sottraggono le terre per farne altro, strade ipermercati capannoni biomasse dighe insomma progresso. Ma poi, consumata tutta la terra coltivabile, che si mangerà? Perché ci costringono ad abbandonare aziende produttive, si chiedono i coltivatori, per lasciare posto a strade o stazioni di servizio o ipercentri commerciali o altro, senza che nessuno si preoccupi di compensare la sottrazione di cibo e l’aumento di inquinamento?

Perché nessun governo, mi chiedo io, in questo Paese stretto tra monti e mari, abusivismo e speculazione, velleitarismo e affarismo, frane e terremoti, dissesti e inquinamenti irreversibili, mafie e ignoranza, negli ultimi tempi si è mai occupato seriamente di Agricoltura, come se fosse materia secondaria e ininfluente per assetto del territorio, economia ed ecologia, lavoro e futuro? Perché la Regione Sicilia consegna ai media la pubblicità del Mito, che mostra una terra ricchissima di testimonianze di Natura e Cultura che la fanno bellissima e appetibile per tutti i turisti e viaggiatori del mondo, e non muove un dito affinché queste Bellezze – a cominciare proprio da Agricoltura e Architettura – non vengano quotidianamente aggredite svilite abbrutite cancellate annichilite e via martirizzando? E anzi ci mette del suo, con leggine ad usum Sicilia delenda est? Che resterà da mostrare, senza l’ausilio di photoshop a cancellare gli “elementi di disturbo” nel paesaggio disastrato da villettopoli e capannopoli, continuando con questo “progresso” senza “sviluppo”? Ma quelli che legiferano, quando viaggiano per coste e interni siciliani, da quale paesaggio si sentono attratti, fra quelli delle foto che ho volutamente mescolato?

3 commenti su questo articolo:

  1. gatto selvaggio ha detto:

    Preferisco l’anonimato assoluto perchè sono proprio come un gatto inselvatichito! Cara Rosanna ancora il tempo di interessarsi di ambiente, agricoltura, paesaggistica non è arrivato , si disserta magari se a Torino una ragazzina bugiarda è vittima o carnefice, ci si scaglia contro due singhiozzi della Fornero e poi l’ambiente la nostra terra, non ce ne interessiamo neanche un po’ aspettiamo un altro disastro ambientale per mandare €2 via telefonino, o finalmente ci svegliamo, se la nostra terra è in pericolo lo siamo pure noi.

    • Rosanna Pirajno ha detto:

      quando capiremo perché abbiamo lasciato massacrare la terra, senza gridare aiuto anzi contenti che anche noi si potesse partecipare al banchetto, sarà troppo tardi. Ma tanto noi non ci saremo più, pensa ciascuno, e quindi finché i disastri toccheranno gli altri risparmiando il nostro bozzolo, saremo tutti ancora fiduciosi nelle capacità rigeneratrici della natura.
      Amen, gentile gatto selvaggio che però sarebbe meglio lasciassi l’anonimato, per unirti a questa lotta di pochi. saluti.

  2. gatto selvaggio ha detto:

    Nella città in cui vivo non uso l’anonimato e lotto a viso scoperto ed aperto, sul web questo nome spiega bene la mia rabbia.
    Forza ambientalisti di Palermo!

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