Marta Vincenzi, sindaca di Genova ha fronteggiato con dignità le accuse per la tragica alluvione

6 novembre 2011 di: mezzocielo

Chi l’ha vista in televisione, prima in mezzo agli alluvionati che le urlavano contro, poi domenica 6 novembre, ne “l’Arena” non dimenticherà  facilmente il suo volto pallido e teso, senza trucco, che tratteneva a stento le lacrime. Senza superbia né false giustificazioni, si è consegnata con dolente amarezza alle grida degli abitanti colpiti ed alle accuse violente del conduttore televisivo, che quasi non le ha consentito di parlare. Ma la sindaca , con dolente compostezza, ha ammesso ritardi e sottovalutazioni, e ha tentato (invano?) di portare cifre e documenti, facendo riferimento alle carenze, antiche e recenti,  dell’amministrazione e dello stato.  Sconfitta, distrutta, al limite del crollo …ma non è crollata. Siamo fiere d lei, per l’onestà  la dignità del suo comportamento. Riportiamo alcune  parole scritte in proposito dal (vecchio)  Paolo Villaggio  “Quando accadono cose del genere il carattere italiota chiede un’indagine, invece che provvedere a fare interventi perché il fatto non si ripeta …Qualcuno ha chiesto le dimissioni del sindaco. Che c’entra lei col clima mondiale impazzito, col fatto che quel torrente è stato coperto per 1.500 metri negli anni ’20 e dopo lo straripameno del ’70 nessuno ha allargato il tunnel?” ( “Corriere della Sera”, 6 novembre)

1 commento su questo articolo:

  1. Rosanna Pirajno ha detto:

    stamattina la sindaco Vincenzi è intervenuta in extremis a prima pagina, radio3, per dire che le scuole del quartiere alluvionato dove sono morte le donne e le bambine, che erano di passaggio e non abitanti, sono più sicure delle abitazioni già alluvionate in precedenza e che quindi scolari e studenti non correvano rischi negli edifici scolastici, più solidi e più elevati. La sua valutazione mi ha convinta, non credo proprio abbia voluto giocare con la sicurezza dei cittadini, escludo che abbia agito con leggerezza ma semmai non ha calcolato l’ansia e la diversa percezione del pericolo da parte dei genitori.

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