il Nobel a Tranströmer, cultpoet

2 novembre 2011 di: Francesca Traìna

L’annuncio del premio Nobel per la poesia attribuito al poeta svedese Tomas Tranströmer ha stupito non poco. Molti nomi ruotavano intorno al premio più ambito del mondo ma, forse inaspettatamente, la Svezia, quest’anno, ha voluto lasciare in casa il prestigioso riconoscimento così destando un certo stupore in gran parte della critica e degli “addetti ai lavori”.

Tanti si sono chiesti: ma chi è? Cosa ha scritto? Ha scritto moltissimo Tranströmer. Le sue liriche sono tradotte in ben 46 lingue. In America, in Polonia e in molti altri paesi è considerato un vero e proprio cultpoet. Le maggiori università, statunitensi sopratutto, leggono e studiano i testi del poeta svedese consapevoli di quanto sia facile oggi propagandare e vendere tecnologia e scienze matematiche e di quanto sia difficile e improbabile, invece, indagare la poesia e considerarla transito obbligato per l’approdo ad una formazione completa.

Il poeta, amico della metafora e della musica, pianista egli stesso, si affida alla lezione di Verlaine: la musique avant tout chose e conferisce ai suoi versi quelle forme e tecniche musicali di cui è profondo conoscitore. Simbolista sensibile all’estetica baudelairiana, al surrealismo che attinge direttamente al sogno, immaginifico e visionario, realista e a parer mio romantico, affonda le radici nella poesia classica della quale ama particolarmente Orazio. Un grande poeta può dissolvere metaforicamente i confini e i limiti spazio/tempo e i confini poesia/prosa, Tranströmer è maestro dissolutore ineffabile di ogni vincolo; afferma e conferma l’autonomia della poesia, del poeta e la necessità della libertà per essere.

Era mio desiderio tratteggiare, solo per cenni, la poesia e il poeta vincitore del Nobel, aderendo alla scelta redazionale di non recensire libri sul sito, ma provo ad accendere una piccola fiamma da cui i bagliori, anche i più fugaci, possono essere colti mentre sostiamo in attesa del mondo.

Passa, sono sepolti…-

Una nuvola scivola sul disco del sole-.

La fame è un alto edificio-

che si sposta di notte-

nella camera si apre l’oscura-

tromba dell’ascensore verso le viscere-

Fiori nel fossato. Fanfara e silenzio.-

Passa, sono sepolti…-

Le posate d’argento sopravvivono in grandi frotte-

a grandi profondità dove l’Atlantico è nero.

6 commenti su questo articolo:

  1. Fabio ha detto:

    Hai ricordato un poeta poco conosciuto da noi, avendo ricevuto il premio nobel ci sarà maggiore interesse su di lui. Bellissima la poesia che hai scelto per ricordare, proprio oggi, coloro che se ne sono andati. ciao francesca

  2. pina ha detto:

    un’occasione questo tuo stimolo per conoscere un poeta che anche io, lo dico senza problemi, non conoscevo e non ho mai letto.

  3. Fiammetta ha detto:

    Credo che la svezia abbia fatto una scelta di parte… Transtromer è un ottimo poeta ma il nobel viene scelto dall’accademia svedese… La poesia che hai riportato è commovente e rende merito a chi l’ha scritta anche se resto col dubbio che gli svedesi siano stati generosi con il loro conterraneo.

  4. paolo.R ha detto:

    Sono dello stesso pensiero di Fiammetta comunque resta un grande poeta ho letto qualcosa su una rivista ed ora questa poesia scelta dalla Traina quasi mi commuove.

  5. Francisco ha detto:

    Me ayudaste a conocer a un poeta que con palabras simples hace entender a propios y extraños la belleza de sus pensamientos y sentimientos

  6. francesca traìna ha detto:

    Grazie Francisco, è vero che con “palabras simples” il poeta svedese esprime la bellezza dei suoi sentimenti per raggiungere gli altri e tu che hai una grande sensibilità riesci a cogliere l’essenza delle cose anche se in una lingua a te quasi sconosciuta. Non sai quanto sia bello per me scoprire che dalla lontana Buenos Aires mi arrivino segni di te.

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