chi paga e chi no per il dissesto statale

8 novembre 2011 di: Rita Annaloro

E’ incredibile quali esiti siano stati raggiunti dalla cultura individualista in auge da venti anni: il disinteresse verso il bene comune e la sfiducia nella classe politica portano molti cittadini a rifiutare la manovra economica varata dal Governo, in nome di una coscienza civica pulita. «Io ho sempre pagato le tasse, ho vissuto da formica accumulando risparmi legittimi, non sono in alcun modo responsabile di sperperi e dissesti e non intendo pagare per i debiti degli altri». Pazienza se a dire così sono i lettori di Repubblica o impiegati statali da tempo tartassati, ma che siano Bossi e i suoi a dire che il nord non deve pagare dà proprio fastidio.

Infatti, chi ha pagato le multe europee per il superamento delle quote latte? Lo stato Italiano. E chi ha fornito i soldi per le migliaia di operai di fabbriche del nord, da 2 anni in cassa integrazione? Il fondo previdenza dello Stato Italiano. E gli aiuti percepiti per decenni dalla Fiat di Agnelli, chi li ha erogati? Gli stessi enti inutili che da anni pagano consulenze miliardarie ad equivoci uomini d’affari, chiamati a risanare i conti dello Stato in materia di Sanità, Ferrovie, Alitalia e altro. E quante “pensioni d’oro” continua a elargire lo Stato Italiano a chi come Irene Pivetti da anni si astiene dalla frenetica attività governativa? E’ vero che qualsiasi massaia da nord a sud pianificherebbe meglio il proprio bilancio, ma che si può fare se la maggioranza degli Italiani ha votato questo governo in cui Bossi & Co. hanno preso decisioni economicamente forsennate? Democraticamente inchinarsi.

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