Adotta una parola

15 novembre 2011 di: Stefania Savoia

Ho letto qualche tempo fa di una lodevole iniziativa della Società Dante Alighieri dal titolo “Adotta una parola”. Si tratta di una campagna volta a sensibilizzare all’uso più consapevole e corretto della nostra lingua che è un bene prezioso che sta scomparendo a causa della semplificazione di molti mezzi di comunicazione e dalla scarsa importanza che per, quasi, tutti il parlar bene riveste.

Come studiosa di lingue straniere ho sempre apprezzato le iniziative della Real Academia de la lengua española che da decenni lotta contro l’impoverimento linguistico e promuove iniziative a tutto campo e che con la sua fondazione “ProRae”, appoggiata dallo stesso Re Juan Carlos,  ha come obiettivo “essere a servizio della lingua spagnola in un mondo dominato dalle nuove tecnologie e dall’immediatezza della comunicazione”. Sappiamo anche di campagne promosse dall’Oxford English Dictionary che hanno lo stesso scopo.

La società Dante Alighieri propone l’adozione di un lemma del dizionario italiano del quale si sarà custodi e se ne vigilerà del corretto utilizzo.

Per ulteriori informazioni potete visitare la pagina http://adottaunaparola.ladante.it e adottare un lemma a vostro piacimento. La parola che ho scelto io? “Quarantotto” più che un numero, un’espressione foriera di cambiamento che ci riporta alle rivoluzioni che hanno cambiato il nostro paese, rendendolo unito non solo geograficamente ma anche linguisticamente. Un’espressione che usavano i miei nonni e forse anche i loro genitori e che credo sia necessario trasmettere ai nostri figli.

2 commenti su questo articolo:

  1. Veronica Schillaci ha detto:

    Io ho adottato sincrasi, ottimo vocabolo.

  2. Cettina Accardi ha detto:

    Per i motivi che indicavi nella premessa del tuo articolo, mai come ora urge tornare al vero significato delle parole, inteso come esperienza cognitiva personale e collettiva oltre che di comunicazione verbale. Alcune parole hanno perso il loro significato originario altamente democratico e partecipativo assumendone uno totalmetne opposto e oltretutto negativo.
    La parola che adotto è una di questa e la inserisco in una citazione di Gesualdo Bufalino:

    “Ci sono due cose che per farle bene esigono buona salute: “l’amore e la rivoluzione”.

    Naturalmente è Rivoluzione. Formatosi dall’accusativo latino revolutionem (per me poi ha un suono musicale), ha due significati prevalenti, uno fisico e l’altro politico.
    In fisica, il termine indica il movimento circolare di un corpo intorno a un altro corpo, mentre nel linguaggio storico-politico si riferisce al mutamento profondo e rapido di una situazione politica, sociale, economica, culturale.

    Un abbraccio
    Cettina Accardi

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