lo zen e l’arte della manutenzione del territorio

26 ottobre 2011 di: Rosanna Pirajno

Altra alluvione, altri disastri ambientali, altri morti e dispersi, altra richiesta danni per “calamità naturale”, altre immagini drammatiche, altri danni incalcolabili, altre perdite, altra disperazione, altre recriminazioni. Questa volta è toccato a Liguria e Toscana con strascico di discussioni, ennesime ed inevitabili, sul dissesto del territorio e sui “disastri annunciati”, sull’abbandono dell’agricoltura e sui rischi della impermeabilizzazione dei suoli, sull’eccesso di peso antropico e sull’abusivismo, sui repentini cambiamenti climatici, sulla ricerca di consenso elettorale a spese di salvaguardia idrogeologica e regole nell’uso dei suoli, sulla manutenzione che nessuno cura, sulla prevenzione che non si fa, sulla emergenza ambientale che da un pezzo è diventata norma, sulla politica che non indirizza al progresso collettivo ma specula sulle pulsioni egoistiche dell’elettorato, sulle grandi opere devastanti a scapito delle piccole opere diffuse nei territori, sulla incuria dei sistemi idraulici e, ancora e sempre, sulla scomparsa della voce “manutenzione” dalle agende politiche di ogni colore.

Mentre passano sugli schermi fiumi di fango e macerie, altri muri a opus incertum crollano a Pompei, sito archeologico patrimonio dell’umanità lasciato senza cura, senza assistenza, senza manutenzione, senza soldi, senza orgoglio. Niente paura, per compensare le deficienze campane a Selinunte si progetta di rimettere in piedi il tempio di Zeus, stroncato da un sisma prima di nascere ma cosa importa ai dotti proponenti.

Mentre i politici chiedono aiuto, la Regione Lazio rigetta il blocco ministeriale – oddio, la ministra dell’Ambiente ha alzato la voce – alle deroghe archeologiche e paesaggistiche contenute nell’attesissimo – dagli elettori della neo presidente – Piano casa che “come da copione liberalizza la costruzione, altrimenti perdo l’elezione” n’est ce pas?

Mentre il governo nazionale si puntella coi soliti condoni, la Regione Sicilia insiste a voler innalzare il suo Centro direzionale sull’ultimo lembo di campagna produttiva nella Conca d’oro, dal sottosuolo acquitrinoso quindi inedificabile per vincolo idrogeologico, con la trovata geniale di dichiarare “ecosostenibile” la colata di cemento e asfalto che divorerà un vero ecosistema agricolo. Ma il potere è il potere, e “di altro non vuol sapere”.

Mentre tutto questo avviene, ci sono pure “cittadini coscienziosi” di mestiere architetti o ambientalisti, urbanisti o amministratori, artisti o programmatori, artigiani o agricoltori, botanici o ingegneri, che si danno da fare per sperimentare città in cui vigano le parole d’ordine «sostenibile, intelligente, inclusiva», per edificare esempi virtuosi di abitazioni capaci fra l’altro di «costituire un microclima, produrre umidità e ossigeno, assorbire anidride carbonica e polveri sottili, mitigare l’inquinamento acustico» e abbattere perfino lo squallore edilizio e la pochezza urbanistica. Gente che tuttavia resta ai margini dei grandi affari speculativi, lasciati a fare bella mostra di sé insieme alle minoranze che si battono per un sostanziale cambio di registro nelle politiche del territorio. Con la speranza, finora delusa, che la sinistra capisca che “manutenzione” vale e produce più di “costruzione”.

(visitare a Padova: “Superurbano. Rigenerazione urbana sostenibile” mostra di esempi, anche diversi tra loro, «che si caratterizzano per essere costruzioni aperte e condivise, intrinsecamente connesse al paesaggio e al territorio circostante», dal 27 ottobre al 13.2.2012)

1 commento su questo articolo:

  1. antonio P. ha detto:

    Già ad un altro suo articolo avevo risposto di sensibilizzare l’ambiente e continuo a dirlo perchè molta gente non comprende neanche la parola ambiente, non comprende quanto può influire sule nostre vite!

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