l’appellativo giusto per lei, presidente, non lo trovo

5 ottobre 2011 di: Silvana Fernandez

Presidente Berlusconi le ho scritto varie volte senza mai avere risposta. Me ne sono fatta una ragione pensando che se avessi avuto diciotto anni, le garantisco che a quell’età non essendo niente male avrei avuto da lei non solo una risposta, ma anche qualche proposta. Comunque il tempo della giovinezza è passato sia per me, che me ne sono accorta, sia per lei, nonostante la sua distrazione davanti alla parola vecchiaia, e sono qui di fronte al computer a cercare il modo come cominciare la missiva. Caro, gentile, stimato. spettabile… cerco di trovare per lei, primo ministro, tanti appellativi ma, fra quelli più usati, è difficilissimo azzeccare quello giusto. Caro potrebbe andar bene, se lo usassi per dire quanto lei stia costando all’Italia! Gentile, ma la gentilezza è una dote istintiva e lei istintivamente è arrogante. Potrei dire stimato, ma da chi?

Lentamente, tranne la Santanchè e qualche finta bionda, un velo di distacco si nota perfino negli occhi sbarrati della Carfagna cui lei ha aperto sì una carriera nelle pari opportunità, ma le ha bloccato poi qualunque altra opportunità, poiché la gentile signora voleva assicurarsi lunga fama nel progettare leggi per punire penalmente quelli che Ghedini ha definito «utilizzatori finali», di cui lei ormai, presidente, è diventato il simbolo. Anche la Gelmini si è sentita tradita, perché presidente lei non le ha mai chiarito che oltre ad essere il ministro della scuola lo è anche della ricerca scientifica, cosa quest’ultima che alla Mariastella ministeriale sembra bagaglio eccessivo, dato che ancora non sa cosa sono i neutrini e neanche i neutroni. Perfino Nunzia Di Girolamo, l’ottimista del Pdl che ogni sera siede in un salotto televisivo diverso per spiegare che quello che un uomo fa in casa propria non deve interessare nessuno, ha perso il sorriso. Devono averle spiegato che avrebbe avuto ragione se si fosse trattato del farmacista della zona, ma non di un capo di stato.

Vorrei cominciare la lettera allora ripiegando su “spettabile capo del governo”, ma non vorrei per assonanza richiamare l’aggettivo “rispettabile” e sembrare ironicamente maligna, e non voglio esserlo. Per farle piacere, anzi, voglio dire che dissento da quelli dell’opposizione che l’accusano di non aver mantenuto le promesse fatte e di aver portato il paese non solo alla rovina, ma perfino a subire lo sberleffo degli altri paesi per la sua incontinenza, non urinaria come potrebbe far pensare la sua età, ma sessuale. No, non è per queste cose, di cui lei passa la vita a discolparsi dichiarandosi senza colpe, che deve andare via dal governo, ma per una sua particolarità: l’ingenuità che a Maria Goretti aggiudicò la santità ma che nel suo caso fa solo pensare a un’assurdità.

E’ assurdo credere che lei sia stato così ingenuo da aver scambiato Ruby per un’orfana bisognosa d’aiuto, che lo zio Mubarak non sapeva proteggere mentre lei, invece, per salvarla dai suoi problemi di vita era pronto ad aprirle un centro estetico regalandole, come anticipo, una macchina per depilare e finanziando cospicuamente anche l’improvvisato fidanzato. Ma quale forma di ingenuo candore le ha fatto scegliere Lele Mora ed Emilio Fede come migliori amici? Forse l’ha ingannato il fatto che uno era un’ex parrucchiere e lei sui suoi capelli non rifiuta consigli, e l’altro un giocatore incallito che si diceva redento? Come mai può definire i Tarantini «una famigliola con figli a carico in ristrettezze economiche», senza neanche voler sapere dove sono finite le cose che sfoggiavano, la barca e le cene con piatti d’oro e d’argento, e soprattutto da dove fosse loro pervenuto tutto questo? Lei dice che fa tutto ciò perché è generoso, Machiavelli fu il primo ad annullare ogni nesso tra etica e politica, scrivendo: «Il Principe deve cercare di sembrare magnanimo, religioso, onesto ed etico. Ma in realtà, i doveri di un principe non gli permettono di possedere alcuna di queste virtù».

Senza volerla influenzare io le dico che è su queste frasi che lei deve fare una scelta ed uscire allo scoperto, così da potersi districare fra le parole follia, ingenuità, permissivismo, ed anche perversione.

6 commenti su questo articolo:

  1. Paolo.R ha detto:

    La vena giusta per parlare di B è questa un umorismo che spinge non più al sorriso ma alla risata adatta ad un pagliaccio del circo. Ottima la citazione del principe sebbene il principe di Macchiavelli con tutto il suo cinismo, aveva almeno davanti a tutto la sua ragion di stato.

  2. margherita. c. ha detto:

    Queste lettere prima mi facevano sorridere ora è diventata più violenta la satira e mi fanno ridere, ridere, perchè ha ragione Paolo davanti ai pagliacci l’unica cosa giusta è la risata!

  3. Micol ha detto:

    Bene invece di dire agli italiani non resta che piangere, diremo non resta che ridere! L’articolo dice come sempre con ironia tante cose, ma per me che sono in un momento di depressione andrebbe bene anche il silenzio

  4. Marcella Geraci ha detto:

    E come definire gli italiani e le italiane (la maggioranza) che lo hanno votato?

  5. Maria Stella ha detto:

    In queste lettere non vi è solo il ritmo della satira ma anche il ritmo degli ultimi balletti del cavaliere! Sono fiduciosa Marcella saranno gli ultimi!

  6. antonio ha detto:

    la battuta fra spettabile e rispettabile è una vera figata.

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