giustizia, il valore della parola

12 ottobre 2011 di: Daria D’Angelo

Il 3 febbrario 1998 un aereo militare statunitense del Corpo dei Marines, decollato dalla base aerea di Aviano per un volo di addestramento, tranciava le funi della funivia del Cermis, in Val di Fiemme. La cabina, al cui interno si trovavano venti persone, precipitò da un’altezza di circa 80 metri schiantandosi al suolo dopo un volo di 7 secondi. Il velivolo, danneggiato all’ala e alla coda, fu comunque in grado di far ritorno alla base. La causa dell’incidente è stata un errore dell’equipaggio. Il presidente degli Stati Uniti, Bill Clinton, si scusò e promise alle famiglie delle vittime risarcimenti in denaro. In Italia ci furono manifestazioni antiamericane, con lo slogan «NATO per uccidere». I responsabili furono assolti. La morte di Nicola Calipari, il 4 marzo 2005 a Baghdad. Secondo il rapporto, tra i militari americani in servizio lungo la strada dell’aeroporto di Baghdad, la sera dell’uccisione di Nicola Calipari c’erano anche due agenti del Dipartimento di polizia di New York. La commissione militare americana incaricata di indagare sull’uccisione di Nicola Calipari, ha stabilito che i soldati che hanno ucciso il funzionario del Sismi, e ferito la giornalista Giuliana Sgrena, sono da considerare «non colpevoli» per quanto accaduto, perché «seguirono alla lettera le consegne». L’Italia non ha accettato queste conclusioni. La Casa Bianca non ha commentato l’accaduto.

Lunedi 3 ottobre 2011, un tribunale italiano ha sentenziato che non ci sono prove che sia stata Amanda Knox ad uccidere Meredith Kercher, e l’ha mandata libera in America. «Gli Stati Uniti hanno apprezzato l’attenta considerazione della vicenda nell’ambito del sistema giudiziario italiano», ha detto poco dopo la lettura della sentenza di assoluzione di Amanda Knox la portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Victoria Nuland. Già in America una corrente mediatica esasperatamente innocentista, esultava. Resterà il ricordo dei suoi sguardi ricercati dai fotografi mentre sembrava subire una realtà che invece dominava, e forse dimenticheremo il volto di Meredith, pure molto giovane e bella.

Questi e altri fatti di cronaca riflettono un percorso ancora poco chiaro nel quale, con buona probabilità, più che all’accertamento della verità, si bada soprattutto a non compromettere particolari rapporti diplomatici e “funzionali” collegamenti militari. Intanto, resta il fatto che decine di famiglie, alle quali si è ora aggiunta quella della povera Meredith, hanno atteso per anni che si accertassero le responsabilità e si punissero i colpevoli, e resta il fatto che l’assoluzione di Amanda è una ennesima “pagina oscura”. Amanda Knox potrebbe anche essere innocente, è vero, ma è vero anche che, tra segreti, interessi e occultamenti, dovremmo capire prima di tutto che valore ha, veramente, la parola giustizia.

1 commento su questo articolo:

  1. Rosamaria ha detto:

    mi fa piacere che qualcuno ricordi tutto questo, mi fa sempre piacere quando la sabbia che mettono sopra ogni malefatta per ragion di stato il vento delle parole la porta via, non possiamo gioire perchè Amanda è fuori se non sappiamo chi doveva essere al posto suo.

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