Cronache di una palermitana a Torino

23 ottobre 2011 di: Elena Ciofalo

Una delle cose più belle, quando ci si trova in città nuove, è percepire come queste sono capaci di dialogare con te individuo esattamente come fossero altri individui dotati di una propria personalità, con tutte le simpatie e antipatie che questo dialogo può fare emergere.

A Torino, come in tutte le grandi città, c’è una metropolitana. Una metro nata tardivamente perché era ritenuto inconcepibile che nella città dell’automobile si viaggiasse sotto la strada, snobbando il campo privilegiato dei simboli decennali della città.

La metro di Torino, nata nel 2006, è la prima in Italia a funzionare senza conducente. I sedili frontali dei vagoni sono riservati infatti ai piccoli, che in tutta sicurezza possono provare il brivido di essere sulle montagne russe.

Nella metro di Torino la voce rassicurante, quella che indica ai passeggeri ogni fermata, è di una donna. La voce perentoria che invece alla fine della corsa fa seguito all’indicazione dell’annuncio femminile comunicando: “Termine corsa del treno: tutti i passeggeri devono scendere dal treno” è di un uomo.

Nella metro senza autista di Torino è condensata tutta la personalità di questa elegantissima città.

Torino, con dolcezza e sicurezza tipicamente femminili, indica a tutti le direzioni da prendere e ciò che li attende. Ma non manca mai di ricordare a tutti i propri doveri, senza temere di usare toni risoluti e severi. Con sensualità si offre ai propri cittadini, ma con severità ricorda le regole da rispettare.

La personalità di Torino potrebbe pertanto sembrare sgradevole per gli amanti della bella Palermo, caotica e sregolata in un mix di arte e abbandono.

Sono due città antitetiche, ma è facile innamorarsi di entrambe.

1 commento su questo articolo:

  1. silvana ha detto:

    Brava, hai saputo descrivere l’elegante Torino anche dalla metropolitana, del resto Torino è una città che in ogni piazza, in ogni strada,in ogni caffè, nelle sue librerie è sempre lei, riconoscibile ed un po’ unica.

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