Chi ha paura di Steven King?

29 ottobre 2011 di: Beatrice Gozzo

“Opinione errata perché concepita non per conoscenza precisa e diretta del fatto o della persona, ma sulla base di voci e opinioni comuni o superstiziose”.

Così il dizionario definisce la parola “ pregiudizio “.  E così definisco io il sentimento che in molti provano a sentire il nome di quello che è stato definito “ Il maestro del Terrore”, uno tra i più prolifici ed amati scrittori del nostro secolo, Stephen King.

Molte volte quando le persone vedono i suoi romanzi li scartano, etichettandolo come “ Quello che scrive schifezze “, riferendosi probabilmente a possibili scene splatter o alle innumerevoli creature da brivido che il Re ha creato.

Un aneddoto che lo stesso King racconta, e che io trovo semplicemente delizioso, è quello di una vecchietta che, in una drogheria in Florida, gli si avvicinò e disse:

<< Io so chi è lei! Lei è quello scrittore dell’orrore, Stephen King>>.

<< Si >>, risponde lui, << Mi dichiaro colpevole>>.

<< Io non leggo niente di quello che fa lei. Lo rispetto, ma non lo leggo. Perché una volta non fa qualcosa di edificante come Le ali della Libertà?>> .

<< L’ho scritto io>>.

<< No, non è vero>>.

King ricorda divertito l’evento ma è abbastanza significativo che romanzi come Il Miglio Verde e Le Ali della Libertà non si ricolleghino mai al suo genio. In “ Scheletri”, la seconda raccolta di racconti di King, vi sono molte storie che con “L’orrore” e “La paura” hanno davvero poco a che fare. Ci sono avventure che parlano di donne bellissime e coraggiose che trovano vie per universi paralleli, racconti su uomini innamorati di vite che non potrebbero mai avere, ritratti di realtà che conosciamo come la sofferenza e l’insoddisfazione. Parla di scienza, di viaggi nel tempo, e di famiglie.

King sviscera i rapporti sentimentali per quello che sono, difficili, passionali, tristi, deludenti. Parla dell’infanzia problematica, dell’amicizia e della fantasia come pochi scrittori prima. Ed anche quando parla d’orrore e di paura non è mai una “visione gratuita” di sangue. In ogni storia di King, anche la più cruenta, c’è una morale ed un meraviglioso intreccio.

Per concludere citerò le prime parole che l’autore stesso dedica ai lettori di Scheletri: “Ora aggrappati al mio braccio. Tieniti forte. Visiteremo luoghi oscuri, ma io credo di sapere la strada. […] e se dovessi baciarti nel buio, non sarà niente di grave: è solo perché tu sei il mio amore”.

3 commenti su questo articolo:

  1. Lalla Careddu ha detto:

    Grazie. Ma grazie davvero. Ho 53 anni e una libreria fornita, ma TUTTE le volte che qualcuno arriva in casa mia e scopre i libri di Stevie mi guarda con quell’incredulità mista a una punta di disprezzo e una bel po’ di compassione. E’ lo stesso sguardo che si riserva a una signora molto elegante e ben vestita scoperta a taccheggiare al market, per dire.

  2. Elena Ciofalo ha detto:

    Bellissimo l’aneddoto!
    Comunque King è uno degli scrittori più prolifici ed eclettici, tanto più giudicato aprioristicamente quanto più noto e famoso, come spesso accade. Di lui non ho letto molto, ma ho visto tanto. Infatti moltissimi suoi libri si prestano benissimo ad essere trasformati in sceneggiature di film, come quelli che hai già citato ma anche Shining o Misery non deve morire, film molto interessanti che non hanno nulla a che fare con l’horror splatter.

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