chi è colpevole del delitto Meredith?

7 ottobre 2011 di: Silvana Fernandez

Amanda, in prima pagina, Amanda al telegiornale, Amanda all’approfondimento serale del tg3, a quello mattutino del tg1, vi risparmio il pomeriggio, dove ogni trasmissione, di fronte al delitto Meredith Kercher, si sfrena. Non parlare di lei dunque mi fa sentire isolata, eppure no, non ne avrei voluto parlare, forse avrei accennato qualcosa su Meredith che, nel suo ruolo di vittima, è stata dimenticata come molte donne che hanno subito violenze anche estreme, come appunto questo efferato omicidio. Meredith è stata sgozzata a Perugia quattro anni fa ma il suo ruolo è subito sembrato secondario dato che dal punto di vista mediatico Amanda Knox appariva la più adatta a conquistare gli schermi e a dividere la gente in colpevolisti e innocentisti. E’ un nuovo gioco sociale che già abbiamo visto per Sarah Scazzi, per il delitto Cogne e altri ancora e che ha conquistato molti.

In questo gioco a volte si arriva all’assoluzione ma mai a una verità che convinca tutti, così che la domanda innocente o colpevole può continuare a serpeggiare, può essere ripescata nei salotti, negli uffici, nei bar e restare per anni argomento di conversazione. Le signore bene dai loro tavoli di burraco ricorderanno sempre gli occhi di cerbiatta di Amanda, chi è solito parlare di politica potrà indire un secondario referendum sull’opportunità o no della frase di Alfano: «Se non ci sono i colpevoli, i colpevoli sono i giudici». Chi ha una visione internazionale e si vanta di andar spesso negli Usa, dirà come i tabloid americani ci hanno disprezzato e calunniato per aver tenuto in carcere due ragazzi belli e biondi, senza considerare che loro hanno la pena di morte e l’hanno fatta subire a giovani e meno giovani senza nessun pentimento anche quando poi si è scoperto il vero colpevole. Fra poco nessuno ricorderà più Raffaele Sollecito che, con la difesa stringata ma puntuale di Giulia Bongiorno, è stato trascinato con Amanda all’assoluzione.

Nessuno parlerà più di Rudy Guede colpevole in concorso di omicidio senza sapere, adesso, con chi fosse in questo concorso, e di Meredith che rimane? Il suo viso sorridente che ci è stato proposto in una sola foto, quasi a simboleggiare il punto fermo messo dalla morte, l’inutilità di spendere altro tempo per lei che non potrà mai più fare nulla, mentre Amanda, prima colpevole e ora innocente, poche ore dopo il delitto, comprava mutandine sex con un sorriso lieve appena accennato all’angolo della bocca davanti alla sua prima telecamera, quella del negozio d’intimo. Lo stesso sorriso che aveva quando, nessuno ci ha spiegato perché, accusava Lumumba, lo stesso che aveva forse quando, giorni prima dell’assoluzione, nella chiesa del carcere suonava la chitarra, lo stesso con cui riempirà ancora i giornali, scriverà un libro, forse farà l’attrice, farà guadagnare tanti soldi ai fotografi ed ai produttori.

6 commenti su questo articolo:

  1. vivi ha detto:

    Brava silvana, ottimo!!

  2. Daniela ha detto:

    Si, l’articolo centra una cosa importante, per gli italiani l’omicidio, anche il più efferato, è diventato un gioco sociale…meglio se non si trova mai il colpevole meglio se non si è certi sull’innocenza, così il gioco può continuare.

  3. Rita Annaloro ha detto:

    Questi casi appassionanti mirano anche a orientare le nostre aspettative, e in questo
    caso penso la morale sia:
    Fino a che c’è fica c’è speranza.

  4. Daria ha detto:

    Un bellissimo articolo, Silvana.
    Hai evidenziato in maniera impeccabile tutti gli aspettti inaccettabili di un processo giustamente definito “amandocentrico”, senza trascurare la “cattiva figura” della giustizia italiana negli USA.

  5. rossella caleca ha detto:

    Silvana, questo articolo mi è piaciuto moltissimo, in particolare l’ asciutta amarezza con cui esprimi la desolazione(tua e di molti) di fronte alla realtà di una giustizia soffocata dai giochi mediatici.

  6. Micol ha detto:

    Leggo ora il tuo articolo, ottimo di una lucidità impressionante, già Amanda ha firmato un contratto per scrivere -4 anni nelle prigioni italiane- ed a noi che rimane un cadavere massacrato di una studentessa staniera a cui non abbiamo saputo dare giustizia.

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