Palermo centro: tra la rievocazione storica per i turisti e maltrattamento sugli animali

21 settembre 2011 di: Luthien Cangemi

Non è la prima volta quest’anno che nei social network o sui giornali trovo la foto di un cavallo ferito. Non vengono abbattuti sui campi di battaglia, né corrono liberamente su le “cime tempestose”. No!  Quante volte sarà capitato ai palermitani di camminare per i quartieri del centro storico e scorgere un musetto, spesso color ebano, che si affaccia da una finestrella scavata malamente sulla pietra o il tufo. Ti fissa con sguardo semiassente e di rimprovero. A quel punto, chi di noi non si è chiesto: cosa ci fa un cavallo in una stalla abusiva in un palazzo fatiscente del XVIII secolo?

Ci fa quel che molti universitari hanno visto il giorno dopo una corsa clandestina, parte del marciapiede di Via Ernesto Basile sporca di sangue, qualche traccia poco visibile dall’autovettura che qualcuno si è dimenticato di ripulire.

Ci fa quel che tutti i giorni vediamo a Piazza Verdi: cavalli legati con le briglie alle carrozze, con paraocchi, lavorano sotto la pioggia o il sole torrido, non hanno importanza le condizioni climatiche. Alcuni di loro, in estate,  hanno la “fortuna” di avere un cappellino in paglia posto dal padrone sulla <<capa>> per evitare l’insolazione.  Per il turista benpensante è una rievocazione storica, per il padrone circa 200 euro a giro (rigorosamente senza rilascio di fattura, ma per il cavallo è sempre lavoro.

I giovani di LIDA e OIPA hanno manifestato sabato pomeriggio contro lo sfruttamento e il maltrattamento dei cavalli; si sono riuniti a Piazza Politeama e da lì è partito il corteo che si concluderà alla Cattedrale di Palermo, luogo simbolo perché fisicamente vicina a molte stalle abusive della città.

Ieri, ad invocare involontariamente l’aiuto dei ragazzi, c’era un cavallo. Uno dei tanti cavalli di Piazza Verdi che, esaltato dall’impazienza o da un flash di troppo si è impennato e riuscendo a liberarsi dalle briglie è scappato; ma Via Maqueda non è adeguata per far spiccare il volo della libertà. Il Cavallo si confonde e sbanda sulla sinistra, finendo sulla vetrina di una profumeria del centro. Ferito dalle zampe e al petto, viene trascinato a forza dai “padroni”; ma a questi, mentre cercano riparo dalla vergogna, qualcuno osa chiedere riguardo la salute del cavallo, <<niente, niente, tutto a posto>> rispondono i “padroni” con molta calma. Perché a Palermo, in Sicilia, la cosa che ci viene meglio è dire <<tutto a posto>>.

3 commenti su questo articolo:

  1. simona mafai ha detto:

    Interessante articolo. Un altro aspetto della nostra difficile città da considerare. A Palermo non è “tutto a posto”. Anzi: quasi “nulla è a posto”. Per gli animali …e per donne, uomini, bambini.

    • Luthien Cangemi ha detto:

      bisogna riconsiderare Palermo sotto un altro aspetto. E’ inutile che scendiamo in piazza a manifestare una, due o tre volte… rimane la manifestazione ma il vento non fischia più. C’è dell’altro da cambiare…

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