immaginare Palermo nel 2050

6 settembre 2011 di: Anna Cottone

Incipit letto in occasione della manifestazione “svicolando”   a chiusura dei laboratori di scrittura dell’Associazione Oblomov, che proponiamo per far sapere a chi si appresta ad amministrare questa città cosa  non vorremmo mai vedere.

La città densa di fumo risuonava, di grida, canti e lamenti. Piccole luci roboanti, quasi fossero lucciole, vagavano lente tra la pioggia planando sui tetti a gradoni dei palazzi.

Rose prese al volo l’aereobus che con voce suadente la invitava a salire. Tra il brulicare di una folla dai volti e dalle lingue più disparate, inforcò gli occhiali collegati con un sottile cavetto di sicurezza ai finestrini e s’immerse nel panorama artificiale che le veniva offerto dalla vecchia società di trasporti urbani Amat. Le immagini che le scorrevano davanti gli occhi erano di quarant’anni prima, risalivano circa al 2010, quando ancora Palermo era una città solare, anche se già mostrava evidenti i segni di una decadenza urbana incipiente.

Rose non poté non notare i cassonetti traboccanti di spazzatura che il video aveva cercato abilmente di glissare. Il cielo azzurro faceva risaltare le facciate dei vecchi palazzi e delle chiese che si riflettevano sulle grandi vetrine dei negozi dove elegantemente veniva offerta una varietà accattivante di merce che ora Rose poteva trovare nei mercati antiquari del baratto, come quello della Vucciria o del Capo.

Guardare quelle immagini la rasserenava e inquietava a un tempo. Ormai quegli anni facevano parte di un passato quasi mitico, di cui alcuni con caparbietà coltivavano la memoria, e a cui anelavano ritornare. Con questo illusorio obiettivo si era formato uno dei tanti segreti comitati di quartiere a cui si era iscritta, e che in rete con messaggi criptati le fornivano le azioni strategiche di “guerrillas urbane” da adottare di volta in volta secondo schemi imprevedibili e disorientanti; azioni pensate più per il gusto di provocare disturbo e mantenere viva una coscienza critica, sociale, politica e ambientale che per una profonda convinzione che fosse realmente possibile cambiare lo stato delle cose.

Rose scese a Piazza Venezia vicino l’antico teatro ormai in rovina che aspettava di essere trasformato in sala giochi. Gli alberi, un tempo rigogliosi, si alzavano ora scheletrici. Da anni sotto cura e osservazione del comitato resistevano a quella distruzione delle specie vegetali che era iniziata molti anni prima, già con il repentino annientamento delle palme ormai sostituite da quelle in plastica organica che illuminavo tutta la notte le strade della città.

(Abitanti di Palermo nel 2050, part. acquerello di A. Cottone)

2 commenti su questo articolo:

  1. silvia ha detto:

    Divertente, amara e purtroppo lungimirante il peggio è alla porta! Ma perchè , come nel racconto,non formiamo comitati di quartiere segreti, che al passaggio del sindaco o sotto le sue finestre ridano,ridano,ridano….

  2. Rosamaria ha detto:

    Nel 2050 ma scherziamo nel 2015!!!!

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