noi no, Tremonti noi non lo amiamo

22 luglio 2011 di: Fortunata Pace

Che vuol dire “anche”? Se è plurale di anca e si riferisce ai fianchi torniti di Sofia Loren o di Simona Ventura, anche è bello per l’immaginario maschile e per l’emulazione femminile! Ma se è una locuzione grammaticale per dire pure, persino, financo alludendo ad una ricca e privilegiata classe sociale cui la finanziaria di Tremonti fa un breve solletico, anche è proprio brutto, discriminante e spocchioso.

Chi, esperto o profano, legge la finanziaria approvata con il laccio al collo della condizione economica del paese – finanziaria che ha imposto già i ticket a chi comunque ha bisogno di medicine, che blocca qualsiasi piccolo aumento ad esigue buste-paga, che colpisce i piccoli risparmiatori, che morde stipendi da risicato fine mese, che non prevede investimenti, che mette in crisi i piccoli imprenditori, che non ha alle spalle un serio sistema di perequazioni sociali e di tagli legittimi ai grandi patrimoni accumulati su intoccabili privilegi di casta (e non solo casta politica) non può che inorridire! Grandi evasori, grandi stipendi o prebende che si assommano, incarichi a chi sta sempre in sella per lavori che non vengono svolti, tutto come prima e peggio. Ma il ministro Tremonti con la sua aria perbene di primo della classe, con vocetta suadente dice “anche”. Per intendere che anche i ricchi piangono, o magari versano forse una breve lacrimuccia!

Ma, si consoli il ministro, non ci faranno caso vista l’entità del loro patrimonio. E lui può continuare la sua persecuzione verso stipendi e pensioni modeste, o aggredire redditi stabili e consolidati senza guardare avanti. Gli sprechi vistosi della politica nazionale e di quella di molte regioni (Sicilia compresa, che piange miseria e paga a peso d’oro i consulenti per le rane!) rimarranno tali e quali. Lacrime e sangue per chi non ha, una questua leggera a chi ha tutto e continua ad averlo sino che il Titanic non va giù. Trascinando chiunque, e questo Tremonti lo teme. Anche la prima classe ne avrebbe a soffrire. E intanto l’Italia degli scandali, dei suicidi e di chi ha costruito imperi che possono finire in un lampo, lascia increduli e storditi. L’Italia degli onorevoli o dei ministri da salvare o meno da processi e galere, altrettanto. E anche dei personaggi come Milanese. Ma perché tuttavia se si parla di Tremonti, da Bossi a Bersani, da Casini a Di Pietro, da Vendola al nostro attentissimo presidente della Repubblica, tutti dicono «I love you»? Che si sappia: noi, no davvero.

2 commenti su questo articolo:

  1. laura ha detto:

    Articolo ottimo, divertente ma che fa riflettere e pensare perchè sopportare tanto, perchè non scendere in piazza? forse per il caldo che uccide, tanto vale morire di caldo piuttosto che di mala politica

  2. silvia ha detto:

    noi non amiamo Tremonti, non amiamo Brunetta, diffidiamo di Alfano, forse Tremonti è l’unico che non cammina con un codazzo di servi e serva che si mantiene dignitoso… avevamo pensato ma gli ultimi scandali?

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