i testamenti traditi

20 luglio 2011 di: Rossella Caleca

Cari ragazzi, voi sapete già come la penso. Ve lo ripeto, rendendolo noto anche ad altri, per lo sgomento e il disgusto che provo alla notizia dell’approvazione della legge sul biotestamento – che, così, testamento non è, anzi è il contrario. Infatti, è stato deliberato e “blindato” l’annullamento di ogni possibilità di esprimere una libera scelta sui trattamenti sanitari che si vogliono rifiutare, se non si può più comunicare la propria volontà; si possono solo indicare le terapie che si desiderano ricevere, e in ogni caso la dichiarazione non è vincolante: sarà il medico a decidere. Tutto ciò somiglia a una farsa, tanto più ignobile in quanto riguarda robetta da ridere come la vita, la morte e la libertà degli esseri umani. E’ poi disgustoso scaricare sui medici responsabilità, decisioni che competono solo alla persona che soffre: qualsiasi medico onesto sa che la morte cerebrale (che oggi si può accertare) è la fine dell’esistenza terrena di un individuo, che non ha senso tenere artificialmente in vita un cadavere a cuore battente se non per il tempo necessario a donare i suoi organi, se possibile: ma non potrà (palesemente) agire contro questa legge, o sarà incriminato. Tutto questo, ovviamente, in nome di Dio: ma Dio, cari ragazzi, non c’entra in questa storia; c’entra molto, invece, la sete di potere e la presunzione di sostituirsi a Lui mantenendo in vita grazie alla scienza il corpo di una persona che non c’è più. Oltre, naturalmente, alla volontà di dare un’altra picconata a quella laicità dello Stato che in altri tempi credevamo imprescindibile.

E allora, un giorno, forse, toccherà a voi figli: quando la mia persona non avrà più consistenza fisica, quando me ne sarò andata lasciando dietro di me nient’altro che un greve ammasso di organi e tessuti in disfacimento, toccherà a voi staccare la spina: ma attenzione, non voglio che abbiate dei guai a causa mia; non fate come Beppino Englaro, tanto non vi capirebbero, come non hanno capito lui e il suo amore immenso. Portatemi piuttosto all’estero; del resto, c’è già tanta gente che ci va per quella riproduzione assistita da noi così astutamente limitata con quel capolavoro che è la legge 40: dopo il turismo riproduttivo avremo il turismo mortuario (o, più elegantemente, tanatologico). A confermare che nel nostro Paese non si può più né nascere liberamente né liberamente morire: e figuriamoci vivere.

5 commenti su questo articolo:

  1. rosi ha detto:

    commovente, otiimo

  2. Daria ha detto:

    Accanimento terapeutico, scienza, leggi, divieti di nascere liberamente e liberamente morire …una trappola che chiamano civiltà ma che non conosce più il rispetto, delle idee e della libertà.
    Hai ragione, Rossella, a testa alta vivere o morire … liberi di decidere, e di farlo nel nostro paese.

  3. ornella papitto ha detto:

    Rossella, è l’annullamento delle libertà dell’individuo, della possibilità di scegliere se andare in paradiso o all’inferno, in una situazione in cui tutta la società è centrata sull’individualismo. Individualismo sì, individuo no. Che ne pensa la santa Chiesa?

  4. Paolo. R. ha detto:

    Gentile Rossella è una lettera toccante che mi scusi il ripetere tocca tutti, grazie.

  5. Rosa Maria ha detto:

    Carissima Rossella, hai proprio ragione è scandaloso che nell’Italia laica e libera in cui tanti abbiamo creduto si possa giungere all’approvazione di una legge sul biotestamento che legge non è, che tutto fa tranne che permettere all’individuo di dare disposizioni sul suo futuro. E’ l’ennesima farsa “gattopardiana” di cambiare tutto, affinché tutto rimanga com’è. Da medico quale sono non posso che condividere le tue perplessità sullo scaricare su una categoria professionale una responsabilità che compete solo all’individuo, e comunque anche volendo assumersi la responsabilità di decidere non potremmo mai (palesemente come ben sottolinei nel tuo articolo). Ma permettimi di riflettere su come tutta questa farsa abbia molto a che fare con il tentativo di addormentare le coscienze, con la perdita del rispetto della persona umana. Perché, diciamolo apertamente, il giorno in cui si realizza la morte cerebrale, dell’individuo, della persona che siamo stati non rimane più nulla. Sarebbe allora molto più dignitoso lasciare che ognuno di noi possa scegliere cosa fare di “quel che resta”, liberamente.

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