pronto pronto, qui Palermo due

14 giugno 2011 di: Marina Turco

Domenica scorsa di ritorno dal mare dopo una giornata al batticuore per la fretta di votare, dopo aver convinto qualche riluttante consanguineo, cancellato lo spamming simpaticamente insistente di Riccardo Senza Bavaglio che ha invaso Facebook e fatto breccia anche nell’email personale, trovo pace al mio desk di giornalista che lavora nei festivi. Ricevo una telefonata. «Ma sai che trovo la fila per rientrare a Palermo? – mi dice la voce familiare – è il primo pomeriggio mi sembra strano, vuoi vedere che tornano prima per votare?». «Ma dai – rispondo – sarebbe splendido, dai un’occhiata ad una scuola, guarda un po’ se c’è gente in fila». Non passano 15 minuti che ricevo un’altra chiamata. «Il mistero è chiarito – dice la voce all’altro capo del telefono – c’è traffico perché sono tutti in coda per entrare da Leroy Merlin, quello del fai da te. In periferia seggi vuoti!».

Fortuna che l’indomani alle 15 e 10 minuti il Tg 3 primo fra tutti, dà il risultato delle prime 9 sezioni, con la percentuale dei voti già al 57% e vittoria schiacciante dei sì. Passano poche ore e mi chiama un amico-collega già pronto ad offrirmi una cena perché avevo scommesso che il quorum sarebbe stato raggiunto in barba ai pronostici. Lo sentivo e soprattutto lo leggevo sui social network che sono ormai le piazze del dialogo della gente comune. Gente che galoppa verso livelli di informazione inediti nel nostro paese, guidato da brontosauri della comunicazione.

L’Italia c’è. C’è un nuovo potenziale e vergine ceto politico, giovane, un po’ più informato, in credito di spazi e attenzioni, arrabbiato perché ovunque ai margini. Tranne che sui blog, sui siti, su Facebook, su Twitter, su Youtube, sulle newsletter, sui siti dei grandi giornali, sui siti di qualche (davvero qualche) lungimirante aspirante leader, sulle pagine web delle associazioni. La rete è diventata il laboratorio della crescita e del riscatto di chi è escluso dal ciclo produttivo delle idee. E’ la nuova casa della mancata classe dirigente dell’Italia in mano a pochi.

E insomma ho anche vinto una cena. Ma non la gusterò come avrei voluto. Il 48,51% dei voti palermitani mi genera amarezza e scorno. Siamo sempre lì, a un passo dalla vittoria. Se Palermo fosse stata l’Italia, il referendum non sarebbe passato. E’ andata anche peggio a Catania (erano tutti in fila da Ikea?). La Sicilia salva la faccia un po’ grazie all’effetto traino dei ballottaggi e un po’ per le solite sinistrorse Ragusa, Enna e toh! anche Agrigento (gente politica gli agrigentini), così così Caltanissetta e Siracusa. Per il resto tonfo a Trapani e Messina e nella Palermo numero uno. La Palermo che proprio non riesce ad avere la spinta per rialzarsi, che regala una figuraccia al patto dei referendari che francamente dovrebbero festeggiare meno degli altri in Italia perché, diamine, non riescono ad arrivare dove dovrebbero, ad intercettare i “si” degli arrabbiati all’ombra del Monte Pellegrino. Pessima figura! La Palermo numero due resta minoritaria, grande ma minoritaria. Le due città non si parlano. Non ci sono mediatori. Non c’è la politica. La Palermo numero uno che presidia pretenziosa, minacciosa e male abituata, piazza Pretoria, invoca ancora il dominus incartapecorito, sostenuta dal popolo-borghese in giacca e cravatta che la domenica va in barca e non vota perché è una perdita di tempo. E’ coriacea e detta le condizioni la Palermo numero uno. La Palermo numero due, si affanna, corre, viaggia sulle onde elettromagnetiche, si sintonizza con il mondo esterno ma fatica, non ha la maggioranza e rischia ancora una volta di restare in periferia.

(1947, seggio di elezioni amministrative)

3 commenti su questo articolo:

  1. Daniela ha detto:

    e basta con questa storia della sicilia, non enfatizziamola, è possibile che anche la gioia debba essere sempre offuscata dai pessimismi? è vero quello che dici, ma credo che pensare che i siciliani hanno votato SI per il 48,51 sia già un successo rispetto al recente passato. Godiamoci questa vittoria che gradino dopo gradino, anche con il contributo dei siciliani, arriverà al traguardo. registriamo che anche in questa contraddittoria isola il vento è in parte cambiato invece di mettere sempre in luce le parti buie anche quando ci sarebbe da sottolineare, ogni tanto, che una scossetta c’è stata anche da noi.

  2. Marina ha detto:

    D’accordo Daniela, non è giusto guastarsi la festa. Sono contenta anche io. Ma bisogna pur ragionare sui risultati, o no? Dobbiamo sempre aspettare che qualcuno altrove faccia la storia al nostro posto? E’ vero la percentuale è alta, l’ho scritto. E’ una quasi grande metà, quella che ha votato. Quasi metà. Non siamo sull’onda di una Paese in risveglio. E’ innegabile. Le provocazioni e le analisi, Daniela, dovrebbero servire anche a questo. A costruire. Ciao.

  3. Massimiliano ha detto:

    Aspetta sempre che un altro faccia il paladino per i nostri diritti, intendere risolvere i propri problemi parlandone al bar dove diventa sindacalista, politico magistrato e … allenatore di calcio: chi è … soluzione IL SICILIANO!!!!

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