ne parlano tutti, ma il libro non c’è

23 giugno 2011 di: Daria D’Angelo

Uno scrittore esordiente, Manuele Madalon, appare sul programma online del Salone del Libro di Torino, sul cartaceo non c’è, ma puntuale, lunedì 16 alle 13,00 si materializza. Una locandina con il titolo del libro: L’implosione. Opera prima di grande successo, come testimonia la critica e i giudizi specifici di scrittori e personaggi come Sgarbi, Dandini, Faletti, Moccia, Mazzantini, Lucia Annunziata, Guzzanti, Fassino. Tutti sembrano avere risposto all’invio del suo libro, definito un fenomeno editoriale. L’autore attende nervoso che arrivi l’altro relatore, lo scrittore più affermato Andrea Bajani; munito di telecamera avvicina diversi personaggi ospiti del Salone chiedendo loro un’opinione. Raccoglie le dichiarazioni di Sgarbi: «Misterioso e sottile», di Lucia Annunziata: «Ti ho confuso moltissimo con Culicchia, su Torino». A Faletti è piaciuto un po’ «tutto l’insieme». Fassino e Coppola apprezzano, qualcuno si lancia addirittura in considerazioni critiche riguardanti l’ambientazione, la tecnica, il peculiare ed evidente carattere di opera prima. Il fatto diventa un video clamoroso che circola su Youtube perché, “semplicemente”, il libro non esiste e Madalon è in realtà Gabriele Madala, giornalista e studente del Master in giornalismo dell’università di Torino, che ha prestato il volto a un progetto degli studenti di Ingegneria del Cinema, del Politecnico.

Il caso “implode”, le deduzioni vengono sintetizzate; l’implosione, reale e interiore, ora è chiaro, appartiene al deterioramento a cui stiamo assistendo nella società: fingere di sapere e non avere la curiosità di conoscere realmente (alias di crescere), protagonismo a tutti i costi anche se di una realtà fantasma. Insomma, per dirla con Bajani: «In Italia nessuno ha voglia di imparare, però se ti chiedono qualcosa tu devi sempre far finta di saperlo». La “madalonizzazione”, è quel fenomeno per cui basta dire «come tutti sanno», durante un incontro pubblico, per avere una selva di facce annuenti che non hanno la minima idea di cosa sappiano tutti – ma la confusa sensazione che se lo sanno tutti, dovrebbero saperlo anche loro. Un esperimento riuscito. Per conoscere qualcosa che non esiste, nell’era della comunicazione, è sufficiente parlarne. Resta la speranza: sul blog qualcuno, con molta modestia, ha commentato: «Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce» … Io cerco sempre di seguire il consiglio, a quanto pare il resto dell’Italia se ne fotte.

3 commenti su questo articolo:

  1. lucilla ha detto:

    Trovo l’articolo esilarante come i commenti dell’autrice, siamo una società fatta di nulla o una società venuta su dal nulla?

  2. Marcella Geraci ha detto:

    Anch’io sono d’accordo con te. Questo è il paese in cui a nessuno importa di sapere, ma quando qualcuno ti chiede qualcosa, devi sempre fare finta di saperla.

  3. silvana Fernandez ha detto:

    Non è solo ottimo l’articolo ma è anche il simbolo di un’Italia in cui bisogna dimostrare di sapere, di fare, di agire, privando le parole del loro significato per darne un’altro un altro apparire! Si’ apparire colti, informati ma di che non si sa!!!

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