sìnite pàrvulos ad me venire, tradotto da don Seppia

21 maggio 2011 di: Anna Trapani

Li voleva giovanissimi e con problemi familiari, in condizioni di disagio. Così “ordinava” al supermercato dell’orrore i bambini di cui abusare don Riccardo Seppia, parroco di Sestri Ponente. Dalle intercettazioni telefoniche risulta che a sedici anni li definiva già troppo grandi perché a lui piacevano di dieci anni o poco più. Il parroco d’accordo con un ex seminarista e altri due delinquenti, ordinava cocaina per sé e anche per i piccoli cui dava anche un “regalino” di cinquanta euro. Pare che tale bell’esempio di uomo di Dio salutasse abitualmente con una frase sconcertante: «Satana sia con te» e abbia sulla schiena tatuato un simbolo satanico. Ora detenuto nel carcere di Genova teme, anche se in isolamento, per la propria incolumità e verrà trasferito. Si sa che i carcerati, seguendo un loro codice di onore, non sono teneri con chi abusa dei bambini.

Ma sorge spontaneo domandarsi se proprio nulla era mai trapelato dalle pareti della canonica, poiché questo anomalo prete era stato visto ballare di notte nelle discoteche dei dintorni. Alcune madri, da quando è diventato parroco Don Seppia, hanno portato i loro figli in altre chiese per il catechismo. Nessuna voce era arrivata in arcivescovado? Ora il cardinale Bagnasco arcivescovo di Genova, nonché presidente della Cei, piange commosso davanti a quanto accaduto. «Un fatto che sfigura la bellezza dell’anima, scandalizza le anime, ferisce il volto della Chiesa», queste le sue parole con le quali non si può che essere d’accordo però la Chiesa deve mettere delle regole precise per prevenire e combattere questi abusi. Sembrerebbe che proprio in concomitanza di questi ultimi fatti, papa Benedetto XVI abbia deciso di pianificare una vera e propria lotta agli abusi sessuali, dando finalmente ai vescovi l’obbligo di collaborare con i giudici. Sorge ancora un problema, perché nella circolare si evidenzia che i rapporti con le autorità civili variano da Stato a Stato. In Italia, ad esempio, la legge non prescrive al vescovo di denunciare il prete macchiatosi di un delitto così atroce.

3 commenti su questo articolo:

  1. giorgio ha detto:

    la chiesa e il clero si vergognino del male che fanno che è superiore al “bene” che credono di fare! la chiesa dovrebbe chiudere per FALLIMENTO come fanno le aziende, e licenziare il personale. ciao

  2. giusi ha detto:

    Troppo facile parlare di queste orribili realtà,sicuri di avere…la nostra brava audience con tanti pronti a condannare con i loro “vergogna”forse per giustificare… le loro pecche che,…al confronto….,sbiadiscono,pur sapendo che nessuno di noi potrebbe forse scagliare…..la prima pietra…..E’ giusto che le mele marce siano INDIVIDUATE,DENUNCIATE e PERSEGUITE LEGALMENTE in modo da evitare che continuino a PERPETUARE LE LORO ORRIBILI MALEFATTE. Esse purtroppo non sono solo tra i sacerdoti…….ADDIRITTURA le troviamo spesso IN AMBITO FAMILIARE ….DOVE CREANO DANNI ANCORA PIU’ DEVASTANTI!!!!!!! mentre tanti sacerdoti ancora oggi subiscono il martirio…Notizie di questo genere,riportate per soddisfare le nostre curiosità morbose, ci inducono A FARE DI TUTTA L’ERBA UN FASCIO e,cosa più grave,a sollevare le nostre coscienze……LEGITTIMANDO LE NOSTRE COLPE che,confrontate con TALI NEFANDEZZE,….ci portano ad un’ AUTOASSOLUZIONE!!!!!!!!!!!!

  3. Enza ha detto:

    certo che sei un po’ esagerata giusi con tutti questi puntini di sospensione e con queste lettere maiuscole che sembrano voler intimorire i lettori. stai più calmina dai, in fondo padre seppia ne ha combinate di porcate!

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