ritorna maggio, si accende la speranza

28 maggio 2011 di: Francesca Traìna

Ben venga maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera, il nuovo amore getti via l’antico nell’ombra della sera….

Così cantava Guccini ne “La canzone dei dodici mesi” in una lontana stagione di speranze – chissà quante volte tradite. Era il 1972. Le giovani generazioni coltivavano pensieri e canzoni con gli occhi puntati in alto, verso le vaghe stelle dell’Orsa. Troppi anni ci separano da quel tempo in cui desiderammo costruire la storia, scriverne le pagine giorno dopo giorno. Tutto ora sembra affievolito da un’apparente acquiescenza che non lascia spazio nemmeno ai sogni. Costruire una nuova realtà e con essa una nuova storia è un desiderio, una speranza che va nel vento in cerca di concretezze, idee, pensieri, pratiche del nuovo cui si aspira. Quando accadrà? Nella società visibilmente dinamica, tutto si consuma con la velocità del crollo. Ci si guarda intorno in questa città avviluppata in spirali involute, immobili, stagnanti. Il tempo trascorre lasciando cicatrici aperte alle intemperie.

Viene in mente un verso di Vittorio Sereni: «i minimi atti, i poveri / strumenti umani avvinti alla catena / della necessità, la lenza / buttata a vuoto nei secoli…»

Parole gravi che potrebbero condurci ad una riflessione profonda sul presente ed in particolare su questa città il cui degrado avrà pure un nome ed un cognome, o più nomi e cognomi. Siamo alla vigilia di ballottaggi il cui esito ha un’importanza rilevante per la politica del nostro paese. C’è uno strano fermento, misto a volgarità, insulti, offese; parole vuote di senso politico ma piene di livore e minacce verso gli antagonisti. Si ricorre ai cantanti per unire le piazze. D’Alessio cantanapoli; Vecchioni cantamilano. Ma qualcosa sembra muoversi nella direzione sperata malgrado le canzoni di mandolino, amore e “madunina”.

Ancora Sereni ci soccorre: «non lunga tra due golfi di clamore / va, tutta case, la via; / ma l’apre d’un tratto uno squarcio / ove irrompono sparuti / monelli e forse il sole a primavera. / Ma i volti non so più dire»

Quei volti dovrebbero sorridere a primavera perché il verde si rinnova e «le piante turbate inteneriscono». Bisogna decidere le sorti di una comunità, di un paese sbandato. Capire e dire chi ha sbagliato le scelte nei precedenti anni e chi si trova ancora oggi nei posti di governo e non meritava di starci. Le responsabilità vengono da lontano, ma il fondo si è toccato in questi ultimi anni e non sarà per conseguenza di una legge di fisica che rivedremo il cielo, ma perché saremo noi ancora una volta a scegliere e a decidere. La riflessione cade come una fantasia notturna. Che maggio porti nuove fioriture anche se, come scrive Sereni, «i volti non so più dire»

6 commenti su questo articolo:

  1. Fiammetta ha detto:

    La speranza non muore, si riaccende sempre, questo articolo la rinnova e ci da emozioni con leggerezza. anche se la situazione politica è pesantissima come dici… speriamo che maggio porti buone nuove….ciao

  2. Lucio ha detto:

    Aspettiamo lunedì per mettere le rose nel vaso e tutti i fiori di maggio. speriamo che questo articolo porti fortuna, mi è piaciuto-perchè è vero che “i volti” della politica dovrebbero finalmente cambiare per fare posto a gente onesta.

  3. Adele ha detto:

    La poesia c’è sempre, bello quello che hai scritto, mi riporta indietro di molto tempo quando cantavamo la canzone di guccini e guardavamo in alto sperando nel futuro. Oggi sono cambiate tante cose e la fiducia in un mondo diverso va venendo meno…auguriamoci che cambi se non per noi che siamo state più fortunate e abbiamo superato gli anta, almeno per i ragazzi che hanno davanti solo incertezza e precarietà.

  4. simona mafai ha detto:

    Sì, c’é per noi – italiane e italiani onesti – una grande speranza in queste ore. Forse un grande cambiamento, e necessità di grande intelligenza e responsabilità per coloro che questo cambiamento hanno auspicato e favorito. Quanto alle delusioni e ai pessimismi – i sentimenti cambiano se abbiamo la forza di ampliare l’orizzonte cui guardare. Nel 1972 (anno cui si riferisce la bella canzone di Guccini citata) in Argentina imperversavano i militari e gli oppositori venivano buttati dagli aerei …Oggi tutto il Sud America percorre (con ovvie contraddizioni) una strada di rinascita; la Cina non conta più i morti per fame; il Nord Africa sembra vivere – per ricorrere alle splendide citazioni di Francesca Traina – “uno squarcio /ove irrompono sparuti monelli / e forse il sole a primavera”. il 2011 ha più luce del 1972….Un abbraccio a tutte e a tutti coloro che sanno resistere e sperare.

  5. Vincenzo ha detto:

    Le parole di Sereni e di Francesca Traina scuotono la sensibilità e l’intelligenza di tanti che non possono non condividere l’analisi per la nostra città e per il nostro paese.
    Maggio è arrivato, qualcosa si muove, ma ha bisogno di sostegno, come un profumo lontano ha bisogno di essere seguito e raggiunto. Popoli vicini a noi, lontani nel nostro disinteresse ci insegnano che l’uomo è artefice del proprio destino: è nesessaria una nuova chiamata al bello e al vero che squarcino l’orrore generato per prassi e mentalità da una non-politica di bruti e lestofanti da cui tutti dovrebbero dissociarsi. I ragazzi hanno bisogno di tutti noi per credere in maniera non-indignada al proprio futuro e realtà che mostri stanno cannibalizzando.
    Pensatoi e cultural salotti dovrebbero tornare a filtrare idee e persone, ritornare a scegliere almeno tra civili e barbari, lasciando i colori al popolo. Anime, menti e cuori di questa città, dove siete ?

  6. Lucio ha detto:

    Evviva, avevo sperato che il tuo articolo portasse fortuna. gli italiani non sono stupidi né bamboccioni, e io che volevo trasferire la mia residenza a napoli o a milano per aggiungere il mio voto…è cambiato il vento finalmente…siamo alla svolta, mettiamo i fiori nel vaso. Ciao francesca, alla prossima.

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