ripensare l’immigrazione, a puntate

25 maggio 2011 di: Marcella Geraci

Di questi tempi, sono le rivolte scoppiate nel Maghreb e la guerra di Libia a far navigare, su carrette scassate ma piene di speranza, migliaia di uomini, donne e bambini verso le sponde siciliane. I flussi migratori attraversano però il nostro paese da almeno vent’anni, da quando l’Italia ha ridimensionato il suo ruolo di esportatrice di forza lavoro. E’allora che ha inizio l’accoglienza di persone provenienti da paesi dell’Europa, dell’Africa e dell’Asia.

Tra la fine degli Ottanta e l’inizio dei Novanta, ad alimentare l’emigrazione europea nel nostro paese è il crollo dei regimi comunisti, con la successiva guerra in Jugoslavia. Uno degli episodi destinati a rimanere nella memoria è il tragitto della Vlora, la carretta del mare che, tra l’8 e il 15 agosto 1991, conduce a Bari migliaia di albanesi. Arrivati in Puglia dal paese di Enver Hoxha, uomini, donne e bambini vengono trasferiti in un vecchio stadio, rifocillati alla meno peggio e rimpatriati dopo qualche giorno.

Quest’episodio è anche l’ennesima occasione per dimostrare la grande lucidità di Enzo Biagi nel definire la sconfitta del nostro paese davanti ad una massa di persone desiderose di rifarsi una nuova vita. In un articolo, apparso il 12 agosto 1991 sul Corriere della Sera e intitolato Niente spaghetti, il giornalista scrive: «è svanito il sogno degli albanesi, ma anche quello degli italiani. La quinta potenza industriale del mondo non è in grado, in tre giorni, di distribuire diecimila tazze di caffelatte (…)».

Da allora le fisionomie delle migrazioni verso l’Italia e l’Europa sono molto cambiate, così come la situazione politica, economica e sociale dei paesi di destinazione ed accoglienza. I media continuano però a raccontare l’immigrazione attraverso refrain sotto alcuni aspetti simili e alimentando, non poche volte, stereotipi e pregiudizi.

Nessuna testata, tanto meno un quotidiano on line, consente di affrontare, tutto d’un fiato e insieme, i temi legati alle migrazioni. Parlarne un po’ per volta può invece essere utile a ripensare le ragioni e le conseguenze di un fenomeno che, proprio per il suo carattere epocale, non può sempre essere trattato come un’emergenza. Parlarne è quello che mi propongo di fare, sperando di interessarvi e di arricchire il mio punto di vista con le vostre osservazioni.

5 commenti su questo articolo:

  1. laura ha detto:

    Complimenti all’autrice di questo articolo e di questo appuntamento che, spero, diventi fisso. Ci voleva un modo di affrontare il fenomeno migratorio che fosse quanto più ampio possibile, e che fornisse più punti di vista, sulla questione, possibili. Peraltro, il riferimento all’articolo del compianto Enzo Biagi mi pare più che mai attuale. e puntuale.
    Grazie alla rivista che ci sorprende sempre, e positivamente. e grazie ovviamente all’autrice.
    un abbraccio. Continuate così.

  2. Pierluigi ha detto:

    Marcella è giornalista e studiosa di grande qualità.E lo dimostra anche in questo articolo.

  3. Marcella Geraci ha detto:

    Vi ringrazio molto e mi scuso se ho potuto scrivere solo oggi. Sperò però che ci siano domande alle quali rispondere, che è poi la grande opportunità di ogni dibattito vero.

  4. Paolo. R. ha detto:

    Che il problema emigrazione è più complesso di quello che viene presentato a noi come un invasione barbarica si è da tempo capito, sono contento che si analizzi con occhio distaccato, siete un gruppo di donne sorprendenti, brave!

  5. Marcella Geraci ha detto:

    Grazie di nuovo. Il problema dell’ “invasione barbarica” resta complesso perchè i mass media formano una buona parte del nostro senso comune e del modo con cui pensiamo le cose.
    Credo però che il nostro non sia un occhio distaccato (è difficile distaccarsi dalle questioni epocali che fanno parte della vita quotidiana). Scrivendo gli articoli cerchiamo di leggere queste tematiche con occhio informato e attento. Riuscire a coinvolgere le lettrici ed i lettori è una grande sfida ed una soddisfazione non da poco.

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