dài, che l’Italia s’è desta!

31 maggio 2011 di: Silvana Fernandez

Ho l’impressione che non siano stati gli italiani a vincere queste elezioni ma sia stato piuttosto lui, il fu amato Berlusconi, a perdere. Sì, cambiare il posto di una parola in una frase può fare la differenza. Abbiamo visto, infatti, gli italiani sopportare troppo, mancare d’intuizioni fino alle estreme conseguenze e inghiottire tante balle che credo che l’artefice della nostra vittoria sia stato proprio lui. Vorrei gridare anch’io “Menomale che Silvio c’è!” perché è lui infondo che si è fatto sconfiggere. Mi viene in mente di abbinare la carriera di Berlusconi alla teoria dell’ottima giallista Patricia Cornwel: «Il serial killer, ad un tratto dopo tanti omicidi, ha un inconscio orrore di sé e ad ogni delitto lascia tracce e indizi sempre più inequivocabili, quasi cercasse, come unica soluzione, il castigo, cioè l’arresto». Finalmente l’arresto all’ascesa berlusconiana c’è stato! Povero premier, in questi anni non ha mai mantenuto gli impegni presi, non solo col popolo, ma perfino con Vespa, ha trasformato gli unici valori degli italiani in quelli della borsa valori, a furia di strizzare l’occhio ai ministri, scelti fra i furbastri, e ammiccare al maschilismo più becero, ha quasi perso l’uso di un occhio e spera solo che Lele Mora gli procuri una igienista oculare; con quella dentale ha avuto una storia sentimentale conclusa con il regalo di una poltrona in Regione, riuscendo così a far pagare a noi ogni centimetro del suo filo interdentale. Eppure malgrado tutto abbiamo sperato e taciuto. Faceva cucù alla Merkel e noi tacevamo, baciava la mano a Gheddafi e tacevamo, come tacevamo quando voleva riformare la costituzione lasciando solo l’articolo primo, quello che dice «l’Italia è una Repubblica», tralasciando democratica e fondata sul lavoro. Repubblica di cui voleva diventare presidente, dato che la Santanchè gli aveva spiegato come fosse difficile fondare un impero.

Sarà per il fatto che non poteva diventare imperatore, sarà che il governo toglieva tempo alla sua vita privata: una vita gestita da tanti fidati amici e amiche, che solo per stringergli la mano o allietarne una notte, erano soliti uscire dalle sue case carichi come re magi. Insomma, il povero Silvio ha cominciato ad avere nostalgia della sua libertà ed a chiedersi cosa mai dovesse fare per essere rimandato dal popolo nelle sue ventidue dimore. Sapeva che la nostra pazienza era infinita e ha avuto l’idea di aumentare al massimo le sue assurdità. Ha cominciato, per esempio, a insultare a destra e manca. Ha insultato Pisapia e De Magistris promuovendoli da comunisti semplici a efferati brigatisti, ha sorriso alle pernacchie sonore di Bossi e si è dispiaciuto che non le sapesse fare anche lui, ha stigmatizzato quegli italiani che non lo votavano come gente assolutamente priva di cervello. Sarà che l’essere considerati decerebrati faceva impressione a tutti, sarà che per di più aveva elaborato una nevrosi ossessiva, no, non quella sessuale che avevamo già metabolizzato, ma una quasi nuova contro i magistrati diventati ai suoi occhi brigate rosse pronte alle azioni più sanguinarie. Tanto da sentirsi in dovere di accusarli, durante il G8, ad Obama, convinto che mandasse sulle procure elicotteri lancia napalm. Insomma sarà che, quando ha definito De Magistris un belloccio attraente per le donne, ma anche un brigatista pericoloso per tutti, abbiamo capito che le sue ossessioni si erano fuse ed erano diventate demenza senile, finalmente noi, con o senza cervello, abbiamo capito che era tempo di andare a votare con l’intento di levarcelo dal circondario. Ci siamo riusciti! Queste elezioni sono un segnale di disfatta ma, come dicevo prima, lui ci ha stretti all’angolo dunque bisogna fare attenzione: il risultato da lui provocato sarà ora da lui contrastato! Non dobbiamo ricadere nella trappola, cerchiamo di essere vigili e orgogliosi, tentiamo di dare un’altra indicazione più forte con i referendum, dobbiamo riprenderci valori e idee. Dobbiamo soprattutto dimostrare che i favori e il denaro non comprano tutto. Il verso dell’inno di Mameli «l’Italia s’è desta» è sicuramente enfatica, ma è proprio quello che dobbiamo fare, restare desti.

Il gatto e la volpe sono beceri personaggi del libro di Pinocchio; questo libro l’abbiamo letto tutti, sappiamo dunque che se seppelliamo un pò di monete non crescerà mai un albero d’oro, anche se ce lo garantisce Bruno Vespa.

11 commenti su questo articolo:

  1. anna ha detto:

    Con la sua solita ironia Silvana Fernandez ci invita a non abbassare la guardia. Cantare vittoria troppo presto potrebbe
    essere deleterio,dobbiamo invece pensare di aver vinto una battaglia ma non la guerra. Andare compatti ai seggi per i referedum darebbe un ulteriore scossone a una vecchia volpe sempre in agguato come il nostro caro premier.

  2. francesca traìna ha detto:

    Sono d’accordo con l’analisi di Silvana. Intanto godiamoci il primo round vinto. Ora diamo un altro segnale forte con i referendum e poi – vigili – fino alle politiche per la debacle. Voglio essere ottimista, Silvana, anche se per mia natura lo sono poco, ma pensare alla sconfitta finale fa bene anche alla salute. Il tuo articolo mi è piaciuto. Maggio è il mese giusto per sognare e innamorarsi anche di una speranza. Proviamoci.

  3. Micol ha detto:

    Come sempre ai tuoi articoli fanno eco le risate, Obama che manda gli elicotteri, il filo interdentale pagato da noi ,,, insomma siamo alle solite battute di grande effetto e di gran sarcasmo ma quello che colgo è una visione di onnipotenza nei confronti del Berlusca, non è così siamo ottimisti, tifiamo per noi.

  4. giusi ha detto:

    Silvana, come sempre hai detto tutto e bene. Per conto mio vorrei ricordarti che non basta l’ironia, arma molto intelligente per persone intelligenti. Qui ci vuole il carro attrezzi o un bel caterpillar che faccia piazza pulita di ogni traccia di berlusconismo e affini. Per ora gustiamoci la vittoria senza pensare che qui a Palermo si sta organizzando una riscossa con una bella alleanza con Lombardo!!.Continuano a non capire che il vento è cambiato e che non sono le alchimie ad entusiasmare il popolo della sinistra e degli indignati. Non ci restaa che sperare che dal cappello della variegata sinistra palermitana ci sia anche per noi un De Magistris o un Pisapia o uno Zedda. E’ consentito sperare?

  5. Paolo. R. ha detto:

    Da un po’ non si sentiva la voce di Silvana che riesce subito a creare un atmosfera di vero divertimento, ha ragione Micol quella del filo interdentale pagato da noi o tornare alle 22 dimore sono battute da ricordare, noto però pessimismo nel dire quando vuole Berlusconi ci riprende, non è così molti avevano gli occhi chiusi, ora non più!

  6. Annarita.g. ha detto:

    sinceramente ho riso di cuore, ma sono del tuo stesso parere è il momento di non demordere: desti,desti, bisogna stare desti.

  7. giovanni.p. ha detto:

    Brava Silvana, leggerti è un piacere ! Brava, riesci con ironia a dare risalto alle situazioni italiane invero deplorevoli
    L’abbinamento poi di “Silvio”, di cui siamo veramente stanchi, e la teoria di Patricia Cromwell calza a pennello

  8. Silvana Fernandez ha detto:

    Grazie a tutti/e sono contenta che tanti punti nascosti dietro una risata sono stati ben percepiti, ha ragione Micol quando dice che io vedo Berlusconi onnipotente, basta leggere l’ottimo articolo di Rosanna per toccare con mano quello che siamo riusciti a sopportare, ora ci chiediamo dove eravamo ma eravamo quì. No cara Giusi non penso che l’ironia basti è solo un mezzo per evidenziare le cose e sono d’accodo ci vorrebbero un caterpillar ! Sono dunque un po’ pessimista per spingere tutti all’attenzione.

  9. Marcella Geraci ha detto:

    Sì, anch’io sono d’accordo con Silvana. Non possiamo ancora dire di essere stati noi a vincere. Berlusconi ha perso, ma la sinistra ha ancora tutto da dimostrare. Speriamo bene.

  10. bruna masi ha detto:

    Sono d’accordo con te Silvana! Rimanere desti è fondamentale…non credo che il nemico sia da sottovalutare…è troppo fuori di testa!

  11. irene ha detto:

    brava miè piaciuto

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