Un’iniziativa umanitaria per Asia Bibi

20 aprile 2011 di: Elena Ciofalo

Nel giugno 2009 in Pakistan, una donna lavoratrice in un campo agricolo portò dell’acqua alle sue compagne, che la rifiutarono perché contaminata da mani cristiane. Nacque una discussione in cui le donne musulmane sostenevano la necessità che lei si convertisse all’Islam, mentre la donna ribadiva la sua fede cristiana affermando “Gesù Cristo è morto per noi, cosa ha fatto il vostro Maometto?”. L’imam locale denunciò la donna per blasfemia e la polizia la rinchiuse in carcere; nel novembre 2010 arrivò una prima condanna di morte secondo una legge del 1986 che ha generato centinaia di condanne e circa quaranta uccisioni extragiudiziali, avvenute in carcere prima delle sentenze. Questa è la storia di Asia Bibi, donna cristiana, condannata solo perché appartenente ad una religione minoritaria: i cristiani sono 2,8 milioni su 171 milioni di abitanti in prevalenza musulmani. Fuori dalle mura della cella dove è imprigionata, si sono consumate delle vite nel tentativo di liberare la donna: il governatore del Punjab, Salman Taseer, è stato assassinato il 4 gennaio del 2011 da una delle sue guardie del corpo, che invece di proteggerlo l’ha ucciso perché turbato dall’atteggiamento liberale verso le religioni non islamiche. Due mesi dopo anche il ministro per le minoranze del governo di Asif Ali Zardari, Shahbaz Bhatti, è morto in un omicidio rivendicato dal gruppo “Tehrik-i-Taliban” della regione del Punjab.

Oggi, in occasione del mercoledì della Settimana santa, la Masihi Foundation, associazione pakistana in difesa dei diritti umani che si occupa dell’assistenza legale ed economica di Asia Bibi e della sua famiglia, lancia le celebrazioni della giornata di “amore per Asia Bibi” rivolta a tutte le nazioni, per non dimenticare le sorti della donna. Il caso di Asia Bibi è seguito in Italia dall’Agenzia cattolica Fides (www.fides.org) e da Asianews (www.asianews.it), per aderire alla petizione in favore della liberazione di Asia Bibi e per la modifica della legge sulla blasfemia basta inviare un’adesione a salviamoasiabibi@asianews.it oppure publicmail@president.gov.pk.

2 commenti su questo articolo:

  1. simona mafai ha detto:

    Dovunque ci voltiamo ci sono violenze e dolore. Dovremmo avere mille braccia per dare solidarietà morale ed aiuto concreto a tutte e a tutti. Nessuna ideologia, nessuna religione ha il monopolio dell’amore, della pietà, del rispetto per ogni essere umano. E tuttavia, poiché siamo alle soglie della Pasqua, io – non credente – ripeto il messaggio: Pace in terra agli uomini (e alle donne!) di buona volontà.

  2. silvana fernandez ha detto:

    brava Elena sei sempre inserita nei tempi e nelle circostanze, i tempi sono i tuoi e puoi avere la speranza che donne come te li cambino.

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