una linea di bus tutta per noi

10 aprile 2011 di: Marcella Geraci

Correva l’anno 1955 quando, in uno degli autobus che percorrevano l’Alabama, la giovane donna di colore Rosa Parks rifiutava di cedere il sedile ad un uomo bianco. Quell’episodio era destinato a rimanere nella storia come l’inizio della lotta alla segregazione razziale in America.

Nel 1990, molto tardi rispetto ai passi avanti compiuti nel resto del mondo, anche il Sudafrica sancisce la fine dell’apartheid, la politica di segregazione razziale istituita dal governo coloniale. Sembra una parentesi storica opportuna ad introdurre la grottesca proposta che il sindaco di Caltanissetta, Michele Campisi, ha formulato per accogliere le istanze di protesta di un gruppo di cittadini. Davanti ad episodi di disordine all’interno dell’autobus che fa la spola tra il Centro di accoglienza immigrati di Pian del Lago e Piazza Roma, un gruppo di cittadini ha presentato 280 firme alla Prefettura, al Comune e alla Questura per chiedere la soppressione della tratta (linea 3 della Scat) ed istituire un bus riservato agli stranieri.

Michele Campisi si è detto pronto a chiedere al prefetto e al questore «un bus-navetta che faccia la spola tra il Centro di accoglienza e piazza Roma e viceversa, in modo che gli extracomunitari evitino di utilizzare i mezzi solitamente utilizzati dai residenti nella zona sud della nostra città». Questo è quanto c’era scritto, il 2 aprile 2011, nella prima pagina di un quotidiano cittadino. Forse la vera emergenza non riguarda i migranti.

6 commenti su questo articolo:

  1. vera ha detto:

    magari tutti i torti il sindaco di caltanissetta non ce li ha. io vivo a caltanissetta, ed effettivamente a volte ci si sente minacciati quando si sale sull’autobus urbano e, a fronte di un paio di italiani, ci sono decine di africani. alle volte addirittura ubriachi.

  2. silvia ha detto:

    Ma è pazzesco Vera la soluzione non può essere la segregazione… hai sentito mai parlare di Nelson Mandela?

  3. Marcella Geraci ha detto:

    Sono d’accordo con Silvia. Le responsabilità dei disordini sono individuali e non possono essere attribuite indistintamente ad una nazionalità o ad un gruppo di persone.
    Il diritto internazionale non ammette pregiudizi e discriminazioni quando si affronta il tema dei flussi migratori e più in genere dei diritti umani.

  4. luisina cascio ha detto:

    E’ facile parlare in termini colti ed eleganti, diritto internazionale etc, etc, poi siamo noi poveri cristi a subire l’invadenza dei così detti emigranti, alcuni sono a Caltanissetta da anni ed anni, ben venga una linea speciale!!

  5. Cinzia ha detto:

    Dato che Vera abita a Caltanissetta, vorrei dirle che il suo commento denota un certo “razzismo” e che ero convinta che i leghisti fossero solo in padania. Evidentemente mi sbagliavo. Ma lo sa Vera quanti ragazzi nostri siciliani /italiani il sabato sera sono ubriachi di birra e altro? Non è un’identità africana quella di essere ubriachi!

  6. Marcella Geraci ha detto:

    Anch’io vivo a Caltanissetta ed ho il negozio nella zona della stazione, frequetnata da molti immigrati. A me fastidio non ne hanno mai dato. I termini che si usano, “diritto internazionale” e “diritti umani”, sono fondamentali a regolare i conflitti in età contemporanea e non servono ad alimentare salotti inutili.
    Ci si dovrebbe invece interrogare sull’utilità di certa stampa che grida all’invasione e alimenta timori di ogni specie.

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