se ne è andato il compagno del Che

9 aprile 2011 di: Daria D'Angelo

Il 5 Marzo scorso ero a Cuba, e la notizia della morte di Alberto Granado, scomparso all’età di 88 anni a La Habana, si sparse velocemente fra la gente rammaricata. Il popolo cubano è affascinante per la sua potenzialità emotiva, in occasioni come queste dimostra quanto intatta nel tempo può restare la capacità di fedeltà ai propri sentimenti e alle proprie idee, non dimentica, la gente è ancora “affettivamente” legata alla memoria del “Che”. Ricollegai la figura di Alberto Granado, amico e compagno del guerrigliero Ernesto “Che” Guevara.

Nato a Còrdoba (Argentina) l’8 Agosto del 1922 e stabilitosi a Cuba nel 1961, è stato cremato per sua volontà, le ceneri sparse in Argentina e Venezuela. Amico d’infanzia del Che, è stato il suo accompagnatore nel viaggio intrapreso in motocicletta nel 1952 attraverso il Sud-America. Il viaggio, reso famoso nel 2004 sullo schermo con il film “I diari della motocicletta”, mostra come e quanto fondamentale fu quell’avventura giovanile per il percorso intellettuale e politico che i due protagonisti avrebbero poi intrapreso nella loro vita. Uno degli applausi più lunghi alla proiezione di Cannes, per la bellezza di immagini in cui la gioventù è vista come periodo in cui scoprire valori, scegliere il proprio futuro e decidere di impegnarsi per difendere i propri ideali.

Quella che sarebbe dovuta essere un’avventura giovanile, infatti, si trasformò per i due ragazzi nella presa di coscienza della condizione di indigenza in cui versava gran parte della popolazione, e quel viaggio li cambiò profondamente. Un itinerario che aveva risvegliato in loro quella coscienza politica che avrebbe poi trasformato il Che in uno dei più famosi guerriglieri argentini. Le tappe di quel viaggio permisero ai giovani protagonisti di osservare la miseria e la povertà del popolo latino-americano e, iniziando ad analizzare i nefasti effetti dei sistemi economici vigenti, di scoprire l’esigenza di un mondo più equo.

Dopo quel viaggio Granado andò a lavorare come biochimico in Venezuela e, dopo il trionfo della rivoluzione cubana, il Che lo invitò a Cuba dove decise poi di stabilirsi. Visse all’Avana con sua moglie Delia e i suoi figli, nel 2008 fece l’ultimo suo viaggio in Argentina per partecipare alle celebrazioni dell’80° anniversario della nascita di Che Guevara nella città di Rosario.

Fu anche grande amico della scrittrice Italo-Argentina Ines Cainer che vive a Palermo, con lei condivise la gioia dei successi letterari, e l’impegno politico per le mujeres argentine. Granado, insieme al Che fu il simbolo di un bisogno profondo di fede nei cambiamenti, un ragazzo e un turista tornato uomo, il viaggiatore di un mondo esterno che, interagendo con un mondo interiore puro, trova nell’entusiasmo degli anni giovanili la forza di reagire ad un sistema ingiusto, insieme alla voglia di verità e purezza. Una lezione morale senza moralismi, se non attuale sempre auspicabile in quelle società che fanno dei discorsi e dei moralismi una realtà costruita per confondere e allontanare sempre più il concetto reale di moralità.

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