la scomparsa prematura di Pietro Ferrero, industriale riservato

26 aprile 2011 di: Anna Trapani

Tra industriali che minacciano di spostare in America la produzione, altri che truffano i piccoli risparmiatori e poi nascondono nelle loro ville tesori d’arte da fare invidia ai grandi musei, altri ancora che ignorano le misure di sicurezza a vantaggio della sola produzione, i Ferrero, quelli della Nutella ma non solo, sono una piacevole anomalia. E prima della Pasqua è morto uno dei due fratelli che reggevano l’azienda come amministratori delegati, Pietro. Lui e il fratello Giovanni, infatti, avevano preso il posto del vecchio padre dividendosi i compiti: al primo la responsabilità industriale, al secondo il marketing. Proprio per valutare l’apertura di un nuovo stabilimento in Sud Africa, Pietro Ferrero si trovava là e mentre si allenava in bicicletta, sua grande passione, ha avuto un malore che non gli ha lasciato scampo. Un impero italiano nel mondo con 21.700 dipendenti divisi in 38 società e 18 stabilimenti, costruito con sobrietà, senza ostentazione e voglia di apparire. Tutt’altro. La riservatezza è un loro punto fermo. Anche quando fanno beneficenza non la ostentano, così come non ostentano la loro ricchezza mantenendo sempre un forte legame con Alba, la loro città da cui la fortuna finanziaria ha preso il volo.

Tutti in città ne apprezzano il comportamento perché vicini alla gente, sia personalmente che con iniziative favorevoli ai lavoratori ma non solo. Come nel caso dell’apertura dell’asilo per i dipendenti dello stabilimento, ma anche per i bambini segnalati per situazioni di bisogno. I Ferrero, capaci di trasformare una pasticceria in una multinazionale, sono stati lontani dal gossip, dalle telecamere invadenti delle tv, dalla voglia di apparire a tutti in costi.

Ora, dopo la morte di Pietro a soli 48 anni, con 3 figli piccoli da crescere, si sente già qualche voce allarmata per il futuro. Sarà il fratello Giovanni capace di portare avanti tutto il peso dell’azienda da solo?

4 commenti su questo articolo:

  1. silvia ha detto:

    Ottima idea di parlare di un vero imprenditore, perchè, destra o sinistra permettendo, l’imprenditore era spesso utile alla classe operaia, tanto quanto l’operaio a lui, vi ricordate di Adriano Olivetti? con questo barzellettiere che cerca di comandarci abbiamo perso il senso della realtà! Io penso che i nuovi imprenditori sono solo affaristi e speculatori. Ben venga dunque questo ricordo di Ferrero

    • Rosanna Pirajno ha detto:

      abbiamo appunto ritenuto giusto, oltre che umanamente partecipe, ricordare la perdita di un giovane industriale meritevole di stima, grazie per il commento che ci sostiene nelle scelte.

  2. francesca ha detto:

    Anche io penso che pubbblicare questo articolo sia stato importante perché molta parte dell’imprenditoria specula sui lavoratori (parmalat docet) e come ben scrive Anna Trapani tanti imprenditori cercano di spostare fuori Italia la produzione con perdita del lavoro per gli italiani. Ricordare Ferrero è ricordare che esiste la serietà e l’onestà. Grazie ad Anna perché senza il suo articolo sarebbe passata solo la banale comunicazione della morte e nient’altro.

  3. Micol ha detto:

    Vivo a Roma ma la mia famiglia vive proprio ad Alba dove sono nata, i Ferrero sono imprenditori seri rispettati da tutti ma con i pregi ed i difetti della classe imprenditoriale, ma dico pregi e questi ci sono sempre stati, nè Pietro nè Giovanni Ferrero avrebbero mai dato ad una ragazza procace milioni di euro per comprare udite: un depilatore per crearle un’ avvenire. I Ferrero non hanno lesinato borse di studio ai figli dei dipendenti e varie altre cose che si sapevano solo per caso perchè non erano esibizionisti, ecco perchè i loro difetti venivano cancellati! Ricordarli in questo momento è una cosa giusta.

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