consenso e approvazione, una domanda

6 aprile 2011 di: Ornella Papitto

Non ci può essere l’approvazione senza il consenso. Ci può essere il consenso senza l’approvazione. Come accade abitualmente in politica. Diamo il nostro consenso, ma spesso ci ritroviamo a disapprovare le azioni e le decisioni dei nostri eletti. Ma torno nel micro-sistema, torno alla quotidianità: ieri mattina, mio figlio sedicenne, mi ha detto che non poteva andare a scuola perché aveva il secondo compito di chimica, ritenuto da lui molto difficile, perché la professoressa avrebbe inserito domande insidiose, per farli cadere. Si riferiva al fatto che, qualche tempo fa, gli dissi di mettermi al corrente qualora non avesse voluto entrare a scuola. Avrei preferito saperlo da lui e non dai suoi professori.

Ma questa volta non era una semplice scelta legata a un malessere passeggero oppure a una pianificazione del suo tempo di studio, ieri mattina c’era il secondo compito di chimica del secondo quadrimestre. All’apparenza la sua richiesta non faceva una piega. Però mi sono sentita intrappolata come un topo, pronta per essere ingoiata dalla logica ferrea di mio figlio. Mi chiedeva il consenso di non andare a scuola. Mio figlio applicava, involontariamente, il principio di mio padre: «fai le cose sempre con il consenso della vittima». Ho sempre contestato il principio di mio padre e ora, dopo trent’anni, mi ritrovavo a fare i conti con mio figlio. La vittima ero io.

Furibonda, ho tuonato così: «non posso darti il consenso di non andare a scuola, tuttalpiù posso darti il consenso di rimanere a casa, ma non hai comunque la mia approvazione». Speravo di essere uscita dal paradosso, senza troppe ferite. Inutile dire che non intendevo imporgli di andare a scuola. Non è realistico imporre l’ingresso a scuola. Ho lasciato a lui la scelta. Non è andato a scuola. Avrebbe dovuto dirlo a suo padre. Avrebbe dovuto assumersi la responsabilità delle sue azioni. Sicuramente non potrà dire che sia rimasto a casa ottenendo la mia approvazione.

ps.: mio figlio non ha avuto il coraggio di dirlo a suo padre. La cosa mi ha molto infastidita. Come logica conseguenza gli ho fatto saltare l’uscita del sabato sera. Vi siete mai trovate infilate in un paradosso, con le vostre stesse mani? E se è accaduto, come ne siete uscite?

9 commenti su questo articolo:

  1. Francy ha detto:

    Credo che consenso e approvazione siano in generale la stessa cosa. Non ci può essere l’una se non ci fosse l’altra. Votiamo un politico e quindi diamo il nostro consenso perchè approviamo ciò che dice o pensa o sostiene quel politico altrimenti non lo voterei, non darei il mio consenso, non darei la mia approvazione. Purtroppo non ci rendiamo conto che ciò che accade nel generale come ad esempio in politica è qualcosa di più accentuato di ciò che accade nella nostra quotidianità, nelle nostre famiglie, Penso che oggi i ragazzi siano troppo codardi per affrontare la vita e i primi segni vengono mostrati proprio da queste piccole cose come un compito di chimica. Credo che un brutto voto non abbia fatto mai male a nessuno e sono certa che se il ragazzo avesse studiato non avrebbe avuto alcun timore ad affrontare il compito. Ma oggi spesso troviamo ragazzi che hanno la presunzione di non voler far nulla, di voler ottenere le cose senza il minimo impegno, il minimo sforzo, mancando di rispetto a chi invece si prende le sue responsabilità e mette tutto il suo impegno per riuscire. E così nascono le raccomandazioni, nasce la nostra società corrotta, nascono professionisti ignoranti, malasanità e tutti altri mali che colpiscono la nostra società! Ma la cosa peggiore è che spesso questi ragazzi sono appoggiati o meglio giustificati dalle proprie famiglie, dai propri genitori. Credo che tu dandogli il consenso di rimanere a casa hai dato indirettamente la tua approvazione e lui ovviamente se n’è approfittato. Non voglio criticare la tua risposta o il tuo ruolo ma se fossi stata in te l’avrei assolutamente obbligato ad andare a fare quel compito anzi l’avrei obbligato il pomeriggio prima a stare sulla sedia a studiare! Non è assecondado che aiutiamo i ragazzi, i figli a crescere, ma educandoli nel bene e nel male, perchè se i primi genitori gli danno certe risposte, poi non possono pretendere nulla dai loro figli!!! Credo che la punizione sia arrivata un pò troppo tardi! non è certo l’uscita mancata del sabato sera che fa riflettere i ragazzi sui loro errori… serve ben altro! Questo è solo un mio pensiero, del tutto opinabile! un bacio Francesca.

  2. raffaella ha detto:

    Cara Papitto, ma perché non ti chiedi perché tuo padre ti ha “insegnato”: “fai le cose sempre con il consenso della vittima”. Che insegnamento è questo? sei forse un carnefice? o tuo padre ha diviso l’umanità in vittime e carnefici? Se parti da questo secondo me hai sbagliato tutto! ciao

  3. giuliana ha detto:

    Mi sembra irrilevante questo problema rivolto ad un’ interrogazione scolastica, noi genitori non dobbiamo solo consentire o vietare, possiamo anche consigliare ed in ogni caso mai considerarsi vittime o carnefici… insomma è un’interrogazione di chimica!!! Non usiamo o sprechiamo concetti o parole importanti.

  4. Patrizia ha detto:

    Non sono d’accordo con francy ma neanche con ornella, in ogni caso questa domanda della Papitto è assurda perchè il rapporto tra madre e figlio o padre e figlio è soggettivo. Non c’è una ricetta da dare ma è un problema che hanno tutti i genitori e va discusso tra gentitori e figli. Se ci fosse una soluzione universale per problemi quotidiani come quello che ha ornella papitto, sarebbe anche ridicolo. arrivederci.

  5. Nino ha detto:

    Ma che domanda è? mah!!!! fossero questi i problemi……è uno scherzo vero? no comment!

  6. ornella ha detto:

    Carissimi, vi ringrazio, innanzitutto per avere commentato il mio breve articolo.
    Mi avete offerto l’opportunità di esplicitare che avevo nutrito la segreta speranza di aprire un dibattito.
    Riuscito solo in parte.
    Mi scuso con voi.
    Sapevo che scrivendo su un argomento riguardante un piccolo spaccato quotidiano, non avrei ricevuto consensi. Ne ero consapevole.
    Quale è stata la mia ambizione?
    Quella di aprire un dibattito sulle difficoltà tra genitori e figli. Sulle difficoltà di mantenersi coerenti. Sulle difficoltà di “insegnare” ad assumersi le proprie responsabilità e di affrontare le difficoltà, non addossando al”prof” (in questo caso) la causa delle proprie inadempienze.
    Sono una madre di 55 anni anni. Assolutamente consapevole che non esistono ricette di carattere generale, però alcune situazioni paradossali, nel rapporto con i figli, con il marito, con i colleghi, con i nostri superiori, spesso ci mettono quotidianamente in difficoltà e non sappiamo uscirne facilmente.
    Sono stata ambiziosa e anche presuntuosa.
    Mi scuso ancora con tutti voi.
    Con rispetto, Ornella

  7. ROSY ha detto:

    l’argomento proposto da Ornella è sicuramente “scottante” e si presta facilmente a critiche di ogni genere. Nessuno( come infatti ho notato) avrebbe difficoltà a criticare aspramente una madre alle prese con un figlio sedicenne, ma credo che la questione sia ancora più profonda rispetto a quello che è apparso in superficie. Apparentemente Ornella potrebbe sembrare una madre divorata da 1000 dubbi e incertezze sul come educare un figlio e impartirgli determinate regole. In realtà oggi non è così semplice educare i figli, che ormai si sentono liberi di non ascoltare i genitori, liberi di fare come meglio credono e soprattutto padroni del mondo. Chi non ha mai avuto problemi con i propri figli? Chi ha sempre avuto tutte le risposte ad ogni domanda? chi è così presuntuoso da dichiararsi la madre/padre migliore del mondo? Insomma CHI È SENZA PECCATO SCAGLI LA PRIMA PIETRA……….

  8. Rossella Caleca ha detto:

    Secondo me la domanda che ha posto Ornella non solo non è semplice nè banale, ma ha una valenza che si estende oltre il “personale”. Chiaramente dire “io avrei fatto così” non serve, perchè, come è stato già notato nessuno è in grado di fornire ricette ed ogni rapporto genitore-figlio è unico: è vero che tutti noi, madri e padri, siamo spesso disorientati, forse perchè combattuti tra il desiderio di consentire e agevolare nei figli quell’autodeterminazione che a noi, alla loro età, non è stato concesso sperimentare, e la necessità di non abdicare alla funzione normativa propria del ruolo genitoriale, essenziale per aiutare a crescere. Ma anche i ragazzi sembrano per molti versi disorientati, pare che non riescano a trasgredire portandone il peso psicologico, e quindi assumendosene la responsabilità: vogliono essere assolti preventivamente…Sembre che tutti noi incontriamo difficoltà ad affrontare il conflitto, alcuni anche ad ammettere che un conflitto ci sia: che non riusciamo più ad “opporci” veramente, portando avanti fino in fondo opinioni ed azioni ed accettandone le conseguenze: ma così ci si dibatte in una palude, senza punti fermi da cui partire per trovare soluzioni. Non vi ricorda qualcosa? Non accade lo stesso, oltre che in famiglia, anche nella società, nella politica?

  9. Flo ha detto:

    Ho letto attentamente sia il tuo articolo che le varie risposte ricevute.
    Abbiamo fatto anche noi a nostro figlio il discorso che hai fatto al tuo e devo dire che anche ora, pur essendo maggiorenne (!) ci informa sempre quando non va a scuola, non per evitare un compito in classe insidioso bensì per preparare qualche interrogazione in modo particolarmente approfondita. Ma ogni volta se ne parla e si verifica con lui le conseguenze che comportanto queste sua assenze.
    Gli abbiamo sempre insegnato l’importanza di non fermarsi davanti ad una minima difficoltà, fosse pure un mal di pancia, perché poi la vita da adulto non te lo permette. Mi ha accusato di essere una madre poco premurosa e mi sono fatta mille esami di coscienza per arrivare a dirmi che facevo bene così se volevo diventasse un uomo e non un bamboccione. Essere genitore non è facile e ci si rimette costantemente in discussione.
    Sono comunque del parere che un dialogo aperto fa sentire un figlio compreso e questo aiuta ad evitare azioni di nascosto dai genitori. Devo dire che con il mio ha funzionato e tutt’ora funziona, e sono sicurissima che funziona anche con il tuo.

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