Yara, o la banalità del male

2 marzo 2011 di: Rossella Caleca

Sono convinta che il male esista, e non sia di pertinenza psichiatrica se non in talune, ben definite, circostanze. La “banalità” con cui spesso si manifesta ci dice come sia antico e semplice, un retaggio arcaico dell’uomo che il cosiddetto cammino della civiltà non ha cancellato, nonostante millenni di evoluzione culturale e l’affermazione di valori, norme, modelli di comportamento orientati al bene comune.

Penso alla lucidità con cui Ted Bundy, un serial killer americano (laureato in legge, ben integrato nella società, giudicato capace di intendere e volere) ha descritto, anni fa, l’esaltante sensazione di potenza assoluta che gli dava l’uccidere. Penso ai genocidi di cui gronda il secolo scorso, attuati con la partecipazione entusiasta di tanti “buoni cittadini” e “valorosi patrioti”. E, senza andare lontano, penso all’anaffettività nella violenza di tanti mafiosi, camorristi, ‘ndranghetisti, per i quali mai sono state diagnosticate psicosi.

Come lenire, allora, l’angoscia che scaturisce dal non potersi dare spiegazioni razionali, l’insopportabile consapevolezza che non accettare caramelle dagli sconosciuti non basta a difendersi, che il male potrebbe essere molto vicino – anche dentro di noi? Per chi è credente, come rispondere all’interrogativo che attraversa da secoli tutte le religioni: se Dio esiste, da dove viene il male?

Sbaglieremo ancora, tartassando i nostri figli con raccomandazioni inutili, incapaci di contenere l’ansia se ritardano, se non riusciamo a rintracciarli: e lo faremo perché sappiamo che a certe domande non ci sono risposte.

4 commenti su questo articolo:

  1. Silvana ha detto:

    Brava Rossella mi è piaciuto molto ritrovarci davanti ai cattivi! Il male, il bene si sono dimenticati ,così è andata via la pena da infliggere… in cambio di diagnosi psichiatriche.

  2. elisa sabatino ha detto:

    ricordiamo che caino uccise abele, la penso come rossella. il male esiste da sempre e non lo fanno i malati mentali o chi ha problemi psicologici, certo anche loro, ma non è sempre così. c’è chi fa male e resta impunito perchè sappiamo tutti che le violenze peggiori accadono nelle famiglie, anche quelle che apparentemente sono da mulino bianco. i violentatori non solo sessuali, ma anche quelli che violentano e ricattano psicologicamente sono protetti dalle famiglie che li coprono con falsi alibi e giustificazioni per salvare la reputazione e la dignità della famiglia che all’esterno deve APPARIRE perfetta. a volte li coprono solo per paura ma la paura va superata, a costo di tutto anche per proteggere gli altri componeti la famiglia. per non andare troppo indietro basti pensare alla storia di avetrana dove sono tutti colpevoli perchè la peggiore colpa è il silenzio di chi protegge i colpevoli. il mondo non cambierà mai se non cambia l’ipocrita ideologizzazione e idealizzazione della famiglia.

  3. francesca vassallo ha detto:

    Il male attecchisce dove c’è accumulo di negatività in soggetti estremamente vulnerabili, nei bambini e nelle bambine che non hanno strumenti per elaborare ciò che ha fatto troppo male. Certi cumuli di negatività sono talmente ingestibili che se non si trovano vie e parole per elaborarli, l’unica difesa possibile è di buttarli fuori da sè, “trasferirli” su qualcuno che li subisce. Dare parola a ciò che ha fatto male è l’unica cura non distruttiva.

  4. ornella papitto ha detto:

    Cara Rossella:
    preda. Predatore. Prendere senza chiedere. Scippare. Rubare.
    La preda è un oggetto, un mezzo, uno strumento. Non è altro.
    Non è una persona. E’ una cosa.
    Forse così si può cercare di capire perché la violenza sui bambini, sulle bambine, sulle donne, sulle persone anziane, su tutte quelle persone che sono indifese, che non sanno o non possono difendersi dalla forza fisica altrui o anche dalla violenza psichica, non meno devastante.
    Il predatore, la persona violenta, è essenzialmente un vigliacco, un pusillanime che crede di essere forte perché si misura con chi non può difendersi da esso.
    Povere vittime di orribili vigliacchi, predatori cannibali.
    Forse un modo per aiutare i bambini e le bambine è quello di affinare il loro senso atavico di individuaione del pericolo, che può venire anche dai familiari.
    Grande è il libro “Donne che corrono coi lupi” di C. Pinkola Estés. Aiuta molto a capire l’importanza di recuperare ciò che la “civiltà” ha soffocato nel mondo della natura femminile.
    Un saluto a tutte….

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