Referendum sull’acqua: una valenza planetaria

30 marzo 2011 di: Stefano Rodotà

Parole nuove percorrono il mondo. No copyright, software libero, accesso all’acqua, al cibo, alla salute, alla conoscenza, ad Internet – come nuovi diritti fondamentali della persona. Intorno a questa inedita prospettiva sta davvero nascendo un altro genere di cittadinanza, non più legata all’appartenenza ad un territorio, ma caratterizzata appunto dalla dotazione di diritti che ogni persona porta con sé, quale che sia il luogo in cui si trova. Così, davvero, l’intero mondo si configura come uno spazio “comune”. /…/

Si individua così una categoria di beni “a titolarità diffusa”, sottratta alla pura logica mercantile, messa in rapporto diretto con tutti gli interessati, in tal modo promotrice di eguaglianza.

Non sono soltanto parole d’ordine. La considerazione dell’acqua come bene comune, sottratta alla stessa tirannia della contrapposizione tra pubblico e privato, ispira azioni concrete, capillari. Municipalità grandi e piccole si muovono in questa direzione. Ieri Parigi, oggi Berlino – dove si è appena svolto un referendum che ha visto il 90% dei votanti esprimersi per un ritorno alla gestione pubblica!

Stefano Rodotà – (da Repubblica, 26 marzo 2011)

1 commento su questo articolo:

  1. giusi ha detto:

    Credere in certi strumenti di vera democrazia (REFERENDUM)in Italia è…da EROI!!!!!Basta considerare il finanziamento….ai PARTITI (uscito dalla porta e rientrato dalla FINESTRA!!!!)che trova SEMPRE TUTTI concordi quando si tratta di incentivarlo….Forse solo i radicali fanno ECCEZIONE (come per ogni regola che si rispetti!!!!!)

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